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Referendum, il primo presidente della Cassazione: “L’autonomia della magistratura resti effettiva”. Nordio: “Blasfemo dire che vogliamo limitarla”

Il ministro all'inaugurazione dell'anno giudiziario si scaglia contro i critici della riforma: "Malevole distorsioni offensive". E attacca "Report" sul software-spia: "Ripugnanti insinuazioni"
Referendum, il primo presidente della Cassazione: “L’autonomia della magistratura resti effettiva”. Nordio: “Blasfemo dire che vogliamo limitarla”
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Dire che il governo voglia limitare l’indipendenza della magistratura è “blasfemo“. Anzi, è “una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria”. All’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, Carlo Nordio si scaglia ancora una volta contro chi segnala i rischi per l’equilibrio dei poteri insiti nella sua riforma costituzionale. Per smentire quelle che ha definito “petulanti litanie”, il ministro della Giustizia cita quella parte dell’articolo 104 della Costituzione, rimasta intaccata, secondo cui “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. “Un’interpretazione diversa da questa letterale, cartesianamente chiara e distinta, è una discrasia e una malevola distorsione offensiva”, accusa (non sapendo, forse, che sulla carta il principio dell’autonomia della magistratura è garantito anche nei peggiori regimi autoritari). “Mi auguro che questa vuota polemica venga litigata dagli intelletti più maturi Allo stesso tempo, auguro che il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza“, afferma. Nel passaggio del suo intervento dedicato alle innovazioni digitali, il ministro attacca la trasmissione Report e il suo scoop sul software-spia installato sui pc di giudici e pm: “Troverei persino irriguardoso soffermarmi e smentire alcune ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse con l’ipotesi di interferenze illecite da parte nostra nell’attività esclusiva e sovrana della magistratura”.

Nonostante il fastidio di Nordio, a lanciare un monito sui rischi della riforma è anche il padrone di casa, Pasquale D’Ascola, primo presidente della Corte di Cassazione: “La magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale. La preoccupazione della magistratura è quindi volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale“, dice più alto magistrato d’Italia, di fronte a Nordio e al capo dello Stato Sergio Mattarella.

D’Ascola – scelto dal Csm a settembre come successore di Margherita Cassano – cita il documento finale approvato lo scorso giugno dall’assemblea generale straordinaria della Cassazione, in cui si esprimeva il “preoccupato auspicio che venga escluso ogni possibile rischio di indebolimento, o solo anche di appannamento, dei principi costituzionali fondanti della giurisdizione, primo fra tutti quello della sua indipendenza in ogni articolazione o componente”. Ma resterà la “professionalità del magistrato”, assicura, “lo schermo contro ogni timore derivante dalla trasformazione del Consiglio superiore della magistratura, presidio dell’indipendenza e autonomia” dell’ordine giudiziario, rivoluzionato dalla riforma Nordio che lo divide in tre organi distinti (uno per i giudici e uno per i pm, più l’Alta Corte disciplnare) togliendo ai magistrati il diritto di eleggere i propri rappresentanti, selezionati per sorteggio.

In prima fila c’è Mattarella, che come ogni anno fa il suo ingresso solenne nell’Aula Magna del Palazzaccio accompagnato dal primo presidente e dal procuratore generale Pietro Gaeta. Presenti, tra gli altri, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa (seduto accanto a Nordio), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e quello alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. D’Ascola invita a “coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”. E cita – come già aveva fatto l’anno scorso Cassano – cita i fenomeni criminali che trasformano la società e a cui i giudici guardano “con occhio attento” : “I reati di violenza in danno delle donne con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione, fonte di insicurezza e instabilità, del mondo del lavoro, che reca con sé il tragico bilancio di morti e infortuni sul lavoro, la piaga dei suicidi in carcere”.

Il primo presidente rivolge poi l’invito a Nordio a “colmare le carenze di organico del personale amministrativo, ancora molto rilevanti per i continui pensionamenti” e perché i funzionari dell’Ufficio per il processo, “non avendo avuto tempestiva conferma della stabilizzazione, hanno in gran parte preferito dirigersi verso occupazioni più certe e remunerative. Gli uffici giudiziari, Corte di cassazione in testa, sono stati fieri di aver formato migliaia di giovani funzionari laureati, ma meglio sarebbe stato poterli trattenere tutti definitivamente e poterli affiancare ai magistrati”, mentre finora il ministero ha garantito la stabilizzazione solo di una parte.

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