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Gli inquinanti eterni sul Monte Rosa. Greenpeace: “La crisi climatica alimenta i rischi di diffusione nelle fonti di acqua dolce”

I campionamenti della ong in Valle D'Aosta svelano la contaminazione delle acque di fusione del ghiacciaio del Lys
Gli inquinanti eterni sul Monte Rosa. Greenpeace: “La crisi climatica alimenta i rischi di diffusione nelle fonti di acqua dolce”
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Gli inquinanti eterni sono stati trovati anche sul Monte Rosa, con maggiore concentrazione nel Lago di Lys. E non è una buona notizia, considerando che ci sono ancora pochi studi sulla contaminazione dei ghiacciai alpini in scioglimento e delle loro acque di deflusso. I risultati di due serie di campionamenti pubblicati da Greenpeace Italia ed effettuati sul versante meridionale del Monte Rosa (in Valle d’Aosta), svelano una significativa contaminazione delle acque di fusione del ghiacciaio del Lys, in concentrazioni simili a quelle riscontrate in altre aree alpine o di alta montagna in diverse regioni del mondo. In particolare, i risultati di quest’ultima indagine confermano quanto rilevato da Greenpeace International dieci anni fa, con i risultati dei campioni raccolti presso i Laghi di Macun (Svizzera), a circa 200 chilometri dal Lago del Lys. Con la crisi climatica in atto, lo scioglimento dei ghiacciai è riconosciuto come una delle principali cause di diffusione di queste sostanze. L’acqua di scioglimento dei ghiacciai alimenta i laghi e il deflusso trasporta gli inquinanti eterni nei fiumi che scorrono a valle verso i corpi idrici che, tra l’altro, possono essere fonte di acqua potabile. A titolo di confronto, il monitoraggio del Lago d’Iseo, un lago alpino meridionale italiano, ha rivelato che le concentrazioni dell’insetticida Ddt nei sedimenti sono aumentate drasticamente circa 20 anni dopo il divieto di questo pesticida, probabilmente proprio a causa del ritiro dei ghiacciai, che aumenta il rischio di ingresso di inquinanti come i Pfas nelle fonti di acqua dolce.

I risultati dei campionamenti eseguiti da Greenpeace

I campioni sono stati raccolti nell’ottobre 2024 e nel luglio 2025, rispettivamente nelle acque del fiume Lys, a un chilometro e mezzo di distanza dal lago glaciale del Lys e sulla sponda del lago. Le concentrazioni di Pfas nelle acque del lago, a circa 2.340 metri di quota, sono risultate superiori a quelle trovate nel fiume (a circa mila metri di quota, oltre un chilometro e mezzo a valle). La somma dei Pfas identificati va da un minimo di 1,87 nanogrammi per litro (ng/l) fino a un massimo di 3,08 ng/l. In tutti i campioni, la sostanza più diffusa è risultata essere l’acido perfluorobutanoico (Pfba), un Pfas corto a quattro atomi di carbonio utilizzato in vari prodotti, ma spesso prodotto dalla degradazione di altri Pfas, come il Pfoa, classificato come cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Peraltro, in questi campioni non non è stato cercato l’Acido Tricloroacetico (TFA), un Pfas ultracorto (solo due atomi di carbonio) estremamente mobile, le cui crescenti concentrazioni sono oggetto di preoccupazione da parte delle autorità europee. “I Pfas sono molecole persistenti che possono essere trasportate fino alle vette dalle piogge e dalle nevi” spiega Alessandro Giannì di Greenpeace Italia. “Finché queste sostanze saranno utilizzate in abbondanza come avviene oggi – aggiunge – le loro concentrazioni ambientali continueranno ad aumentare”.

La memoria storica della contaminazione

Questo studio arriva dopo che nel 2023 ne hanno riscontrato la presenza anche nelle isole Svalbard, tra la Norvegia e il Polo Nord. Di fatto, diversi studi scientifici su corpi idrici, neve e ghiaccio in aree remote mostrano una crescente contaminazione da Pfas e e altri inquinanti organici persistenti, anche se esistono pochi lavori comparativi sui Pfas nelle regioni alpine. Per la valutazione dei campionamenti presso il ghiacciaio del Lys, sono stati confrontati i risultati di questo studio con le indagini di Greenpeace del 2015 sui Pfas, in campioni di neve e acqua in aree remote dei cinque continenti. I ghiacciai, infatti, costituiscono una memoria storica della contaminazione del nostro pianeta. Nello studio del 2015, le spedizioni di Greenpeace hanno raccolto campioni di acqua lacustre da aree montane remote. Un sito di campionamento si trovava nelle Alpi, presso i laghi Macun, nel Parco Nazionale Svizzero (a 2600 metri). Un altro campione proveniva dal Lago di Pilato negli Appennini (Monti Sibillini) a 1950 metri. Oltre a queste due, nel 2015 altre sei spedizioni hanno avuto luogo presso i Monti Nevosi di Haba in Cina, sui Monti Altai in Russia, presso le Torres del Paine in Patagonia, sui Monti Kackar in Turchia e sugli Alti Tatra in Slovacchia. Il sito di campionamento presso i laghi Macun nelle Alpi svizzere, in particolare, si trova a circa 200 chilometri a nord-est del ghiacciaio del Lys. La distanza tra il Lago di Pilato, negli Appennini, e il Lago del Lys, nelle Alpi, è di circa 500 chilometri. Nello studio del 2015, i campioni prelevati dal Lago di Pilato mostrano concentrazioni di Pfas significativamente inferiori a quelle della regione alpina. In generale, però, i campioni di acqua di lago mostrano Pfas persistenti che si sono accumulati nel corso degli anni, con concentrazioni che sono significativamente più elevate rispetto ai campioni di neve. “Nelle nostre valli e montagne crisi climatica e inquinamento si incrociano pericolosamente – aggiunge Gianni – con gravi rischi per le comunità umane e gli ecosistemi”.

Fotocredits: Greenpeace/Marco Graziani

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