“Altre Niscemi? Non è un rischio, ma è una certezza”, Mario Tozzi e i rischi di dissesto e cambiamento climatico
“Altre Niscemi? Non è un rischio, ma è una certezza”. La frana che ha colpito la cittadina in provincia di Caltanissetta, non è un evento eccezionale, ma un segnale di un problema che affligge tutta l’Italia. In un’intervista a Leggo.it, Mario Tozzi mette in luce non solo le cause fisiche – note da due secoli e studiate nella loro pericolosità dal 1997 – e climatiche di questo cedimento, ma anche le gravi responsabilità legate alla mancanza di prevenzione e di un’adeguata pianificazione territoriale.
Secondo il geologo e divulgatore ciò che è accaduto a Niscemi è un fenomeno che risale a più di trent’anni fa, aggravato da piogge intense e dal cambiamento climatico. Tuttavia, la vera colpa risiede nell’incapacità di intervenire in tempo: “C’era già una zona rossa, ma per anni non si è fatto nulla”. La vera emergenza, infatti, è la gestione disastrosa del territorio: “Abbiamo costruito troppo e male su un territorio fragile”, spiega Tozzi, sottolineando la crescente difficoltà di affrontare il disfacimento del nostro paese, che è sia naturale che provocato dall’uomo.
Il rischio che altri centri italiani, come Niscemi, finiscano sotto il peso di frane e disastri simili non è un eventualità, ma una realtà che si sta concretizzando. Tozzi avverte che il cambiamento climatico non crea i problemi, ma li accelera, moltiplicando la frequenza e l’intensità dei disastri come avvenuto con il Ciclone Harry che ha colpito la Sicilia.
Le opere ingegneristiche, seppur utili in alcuni casi, non sono la soluzione a lungo termine: “Non si può pensare di risolvere tutto con i muri o le grandi opere”, spiega il geologo, chiedendo un radicale cambio di approccio. La vera risposta, per Tozzi, è un “New Deal” per il territorio, un risanamento idrogeologico che non si basi sulle emergenze, ma sulla prevenzione e sulla sostenibilità, per evitare che l’Italia continui a vivere sotto la minaccia di frane, alluvioni e altri disastri naturali.
Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, il 2025 è stato il secondo anno peggiore per quanto riguarda gli eventi meteo estremi negli ultimi 11 anni, tra allagamenti da piogge intense, danni da vento ed esondazioni fluviali oltre alle temperature record.
La grave responsabilità politica è quella di non aver pianificato e messo in campo degli interventi nonostante l’area fosse considerata zona rossa, e “alcune abitazioni avrebbero dovuto essere abbattute, ma per anni non si è fatto nulla per sanare una situazione ben conosciuta”. Si tratta di un modo di fare politica che non può in alcun modo affrontare il disfacimento del territorio italiano, un fenomeno dovuto al fatto che “l’Italia è un Paese giovane e molto attivo, con rischi vulcanici, sismici e idrogeologici elevati”. In circostanze simile, non è più tollerabile “l’assenza di pianificazione territoriale” e di “costruzioni in aree pericolose, abusivismo e condoni”.
Eventi come la frana di Niscemi dimostrano infatti che “abbiamo costruito troppo e male su un territorio fragile”. E il rischio di vedere scene simili “non è un rischio, è una certezza”. Soprattutto per quei “paesi costruiti su speroni di roccia sono potenzialmente a rischio”, posti in “i centri abitati venivano abbandonati perché franavano continuamente”. Con buona pace della retorica dei borghi.