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“Il Watford? C’è stato un segno del destino, ho voluto pensare che dovesse andare così”: Bove racconta la sua scelta di tornare a giocare

Dopo il malore in Fiorentina-Inter, la legge italiana non gli consente di svolgere attività agonistica con il defibrillatore sottocutaneo. In Inghilterra invece può fare il calciatore
“Il Watford? C’è stato un segno del destino, ho voluto pensare che dovesse andare così”: Bove racconta la sua scelta di tornare a giocare
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“Per ora non posso giocare in Italia, ma sicuramente non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento“. Edoardo Bove riparte dal Watford, in Championship, a distanza di più di un anno da quel FiorentinaInter dell’1 dicembre 2024 in cui il 22enne si accasciò al suolo in arresto cardiaco, facendo temere il peggio per qualche attimo. E lo farà in Inghilterra perché il regolamento – visto il defibrillatore sottocutaneo – non gli consente di giocare in Italia. “In futuro non so cosa accadrà, ma tengo a specificare che il Watford non è una seconda scelta. Era già un mio obiettivo giocare in Inghilterra: mi piace il calcio inglese, il ritmo”, ha dichiarato Bove in un’intervista a Sky Sport.

La legge italiana infatti non permette di svolgere attività agonistica con l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece potrà giocare senza problemi. Ma perché? In Italia la responsabilità diretta è a carico del medico sportivo che concede l’idoneità. In Inghilterra invece Bove ha firmato una dichiarazione in cui si assume tutti i rischi e la responsabilità è soltanto sua. “Mi sento abbastanza in controllo delle mie scelte: ho avuto molto tempo per pensare e stare con me stesso. Ho coltivato anche altre passioni oltre al calcio. Ora sono felice di ripartire: mi mancava qualcosa, sono contento di riportare il calcio al centro della mia vita e poter stare di nuovo in uno spogliatoio“, spiega l’ex centrocampista di Roma e Fiorentina.

Una trattativa – quella con il Watford – nata in aeroporto a Trieste, come svelato dallo stesso Bove. “Ultima giornata della scorsa stagione: con la Fiorentina giochiamo a Udine, partita pesantissima per qualificarsi in Conference League. Atterro a Trieste, ma non trovo il taxi per raggiungere la squadra a Udine – ha spiegato Bove -. Poi mi sento toccare alle spalle e un uomo in giacca e cravatta si presenta: ‘Sono Gian Luca Nani, il direttore dell’Udinese e del Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio noi fino a Udine‘”.

Un primo approccio simpatico da parte dell’attuale direttore sportivo del club inglese, che dopo qualche mese ha provato (ed è riuscito) a portare Bove in Inghilterra: “All’inizio ero incerto: non lo conoscevo, ma era vestito come un direttore quindi ho pensato: ‘Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una nuova persona’. Durante il tragitto mi fa una battuta: ‘Dai, vieni a giocare con noi’“. Era però ancora presto. A maggio 2025 Bove stava ancora svolgendo diversi controlli per capire poi come e se tornare in campo. “Io in quel periodo nemmeno pensavo a tornare a giocare perché non avevo ancora finito i controlli, ma per me quello è stato un segno del destino: ho voluto pensare che dovesse andare così”.

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