Per il ciclone Harry Meloni non si infila gli stivali. Dov’è finita la leader “del popolo”?
di Massimiliano Di Fede
Mentre le luci di Davos si spengono e i jet privati lasciano la Svizzera, il Sud Italia resta immerso nel fango e nel silenzio. Il Ciclone Harry ha sventrato Sicilia, Sardegna e Calabria, ma per il governo Meloni il Mezzogiorno è stato solo un fastidioso rumore di fondo, soffocato dai proclami bellici di Volodymyr Zelensky. Un leader che, tra i ghiacci svizzeri, ha trovato il tempo di accusare l’Europa di non essere “incisiva”, dopo aver già incassato 90 miliardi di euro dalle tasche dei contribuenti europei.
È lo stesso Zelensky che ha guardato l’Europa scivolare in recessione dopo il sabotaggio del Nord Stream 2 (attribuito da un tribunale tedesco agli ucraini), un attentato energetico che i cittadini italiani stanno pagando a caro prezzo su bollette mostruose. Sono proprio quelle famiglie del Sud, oggi colpite dal ciclone, a finanziare una guerra infinita mentre l’entourage di Kiev viene pizzicato con le mani nella marmellata tra mazzette e water d’oro nei bunker del potere.
Il contrasto è stomachevole. Abbiamo ancora tutti negli occhi l’immagine di Giorgia Meloni in Emilia-Romagna: un’esibizione muscolare di solidarietà a favore di flash. In quell’occasione, la Premier non perse un secondo per infilarsi gli stivali di gomma e farsi fotografare nel fango, recitando la parte della “madre della nazione”. Era lo show perfetto, la messinscena di un populismo che si nutre di tragedie per costruire consenso.
Oggi, per le strade devastate dei comuni del sud Italia, quegli stivali non si vedono. Dov’è finita la leader “del popolo”? Evidentemente, se non c’è un ritorno d’immagine garantito, l’empatia della Premier resta chiusa nel cassetto. L’insulto finale resta quel volo panoramico tra le nuvole del maggio scorso. Per l’Emilia-Romagna, la Meloni fece decollare l’elicottero per portare Ursula von der Leyen a sorvolare i danni. Una mossa diplomatica plateale per assicurarsi i riflettori del mondo.
Per il Sud travolto da Harry, l’elicottero non è mai decollato. Non ci sono stati inviti per i vertici Ue, non ci sono state dirette social, né tour della disperazione ad alta quota. Il Mezzogiorno è stato declassato a emergenza di serie B, mentre i nostri soldi finiscono in armamenti o nei forzieri ucraini.
Mentre a Davos si brindava al futuro, migliaia di meridionali venivano abbandonati al proprio destino. Hanno usato il Sud come serbatoio di voti e ora gli voltano le spalle, preferendo finanziare conflitti esteri e foraggiare élite ingrate piuttosto che ricostruire le strade di casa nostra.
Il fango del Sud non brilla sotto i riflettori internazionali, e per questo governo, ciò che non fa scena non merita né elicotteri, né stivali, né rispetto.