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Ultimo aggiornamento: 8:46

Travaglio a La7: “Trump ci sta sbattendo in faccia quello che gli Usa fanno da 20 anni”. Frecciata a Macron

"La reazione europea al bullismo di Trump non può essere mettersi gli occhiali da Top Gun, fingersi Tom Cruise e dirgliene quattro”
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È finita l’era euro-atlantica e gli interessi degli Stati Uniti, a prescindere da Trump, non solo divergono da quelli europei ma sono proprio ormai agli antipodi”. Sono le parole pronunciate dal direttore del Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, nel corso di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber su La7. La giornalista interviene in collegamento telefonico da Davos,dopo l’evacuazione dello studio allestito nel centro congressi a causa di un incendio scoppiato in uno chalet vicino.

La domanda rivolta a Travaglio nasce dal durissimo discorso pronunciato poche ore prima da Donald Trump al World Economic Forum, nel quale il presidente americano ha attaccato frontalmente l’Europa, rilanciando il vecchio refrain sulla Nato, secondo cui gli Stati Uniti pagano “praticamente il 100%” mentre gli alleati sarebbero ingrati e poco affidabili. Non è mancata la provocazione storica trumpiana: “Senza di noi, ora parlereste tutti tedesco e forse un po’ di giapponese”.

È alla luce di questo attacco che Gruber chiede al direttore del Fatto se l’Europa stia finalmente capendo che Trump non è “una grande opportunità” ma “una minaccia e un rischio”. Travaglio allarga subito il quadro, sostenendo che il problema va oltre la figura del presidente americano: “Francamente sono anni che mi domando che cosa doveva ancora accadere nei rapporti fra Stati Uniti e Unione Europea e Gran Bretagna, perché ci rendessimo conto che è finita l’era euro-atlantica. Ma di segnali ne abbiamo avuti da vent’anni a questa parte”.
Travaglio spiega che Trump banalmente rende esplicito ciò che per decenni è stato nascosto: “Trump ci sta svegliando perché ce lo sta dicendo in faccia senza infingimenti, senza belletti, senza ipocrisie. Sta togliendo la maschera agli Stati Uniti e quindi ci dice: io mi prendo quello che mi serve, la Groenlandia mi serve. Prima i suoi predecessori ci avrebbero raccontato una storia sulla democrazia da esportare”. Un linguaggio brutale che costringe l’Europa a prendere atto di una realtà ignorata finché gli interessi coincidevano: “Finché convergevano con i nostri abbiamo finto di non vederli. Adesso che divergono, Trump con la sua volgarità, con la sua brutalità e il suo bullismo ce lo sta sbattendo in faccia”.

Travaglio respinge anche l’idea che, finita la parabola trumpiana, si possa tornare alla normalità: “Io non credo che, quando sarà caduto Trump, si tornerà a quel prima, perché già quel prima non era il prima che ci raccontiamo noi”. E ricorda le pressioni americane precedenti: “Già ci avevano detto che dovevamo comprare il gas da loro pagandolo il quadruplo, che dovevamo acquistare le loro armi, che dovevamo smetterla di rifornirci di gas dalla Russia”.
E menziona il conflitto in Ucraina, letta come snodo strategico: “La guerra è scoppiata perché l’Europa stava cominciando a impensierire gli americani dal punto di vista economico e commerciale, con l’unione fra il gas a basso prezzo della Russia e l’industria europea”. Un processo che, secondo Travaglio, Washington aveva già deciso di fermare.

Quanto alla Nato, le lamentele di Trump sugli alleati vengono inserite in una continuità politica: “Già Obama ci aveva detto che eravamo dei portoghesi nella Nato perché non pagavamo abbastanza”. Per questo, conclude, “il ritorno a un’età dell’oro che già non c’era più da vent’anni non ci sarà”.
Trump “ci sta svegliando”, ma la risposta europea non può essere solo muscolare o simbolica. Travaglio, a riguardo, cita sarcasticamente Macron: “La reazione non può essere mettersi gli occhiali da Top Gun, fingersi Tom Cruise e dirgliene quattro”.
Quando Gruber lo interrompe chiedendo se si riferisca a Emmanuel Macron, Travaglio conferma e ribadisce: “La reazione a Trump non può essere a parole”.
“Ma il presidente francese – replica la conduttrice – ha gli occhiali da sole perché un problema agli occhi e quindi deve proteggersi dalla luce”.
“Sì, ma lui ci ha giocato su questa cosa”, chiosa Travaglio.

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