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Nordio difende l’avviso di arresto: “Nessun fuggi fuggi, i grandi criminali sono esclusi”. Falso: vale anche per i narcotrafficanti

Il ministro minimizza gli effetti dell'interrogatorio preventivo, affermando che "non riguarda i reati più gravi". Ma non è vero: un buco nella legge ha già salvato presunti narcos in tutta Italia
Nordio difende l’avviso di arresto: “Nessun fuggi fuggi, i grandi criminali sono esclusi”. Falso: vale anche per i narcotrafficanti
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L’interrogatorio preventivo, il cosiddetto “avviso di arresto“, non è affatto una “salvaguardia per i grandi criminali“: i giornali che lo scrivono dovrebbero “documentarsi meglio“. Così ha detto Carlo Nordio nell’Aula della Camera, intervenendo in sede di replica dopo il dibattito sulle sue comunicazioni sull’amministrazione della giustizia. Appena presa la parola, il ministro ha risposto ai vari deputati – tra cui Anna Ascani del Pd e Sergio Costa del Movimento 5 stelle – che gli hanno ricordato i danni causati dalla sua legge del 2024, in base alla quale, prima di disporre l’arresto di un indagato, il gip lo deve convocare con almeno cinque giorni di anticipo per sentire le sue ragioni, mettendogli a disposizione gli atti dell’inchiesta. L’effetto è che in questi anni decine di presunti criminali si sono dati alla fuga, o peggio, scoprendo dalle carte chi li aveva denunciati, hanno minacciato i testimoni: l’ultimo caso raccontato dal Fatto riguarda un’indagine per traffico di droga a Bergamo.

Di fronte a questo quadro Nordio minimizza, anzi sfotte: “In questi giorni alcuni giornali, in un modo quantomeno sommario, hanno criticato questa norma dicendo che c’era stato un fuggi fuggi generalizzato“, ha ridacchiato in Parlamento. “Si dice che noi avremmo introdotto con l’interrogatorio preventivo una sorta di salvaguardia per i grandi criminali che, una volta posti sotto inchiesta, scappano prima di essere raggiunti dalla custodia cautelare. Io rispetto la libertà di stampa, ma vorrei fosse meglio documentata, perché non solo questo non è avvenuto, ma è esattamente il contrario” – addirittura – “di quello che la norma prevede”. Il motivo? “L’interrogatorio preventivo non riguarda minimamente i reati più gravi: i reati di mafia, di terrorismo eccetera sono completamente estranei alla normativa”.

Con quest’ultima affermazione, però, il ministro finge di ignorare un buco gigantesco nella sua legge, che il nostro giornale aveva segnalato ancor prima dell’entrata in vigore. È vero, infatti, che la norma esclude l'”avviso di arresto” nelle indagini per un elenco di gravi reati, tra cui mafia, terrorismo, violenze sessuali e stalking. In questo elenco, però, non rientra il traffico di droga: l’articolo 73 del Testo unico stupefacenti, che punisce chi “cede, distribuisce, commercia, trasporta o procura” sostanze, è infatti citato solo “limitatamente” ai casi di spaccio di “ingente quantità“. Insomma, se la quantità non è “ingente” (e per esserlo, secondo la Cassazione, deve consistere in vari quintali) l’eccezione non vale: per arrestare il presunto spacciatore o trafficante bisogna avvertirlo con cinque giorni di anticipo. Ed è proprio quel che è successo nell’indagine di Bergamo e in tanti altri casi precedenti. Nelle eccezioni non è compreso nemmeno il furto con strappo: e infatti, da Venezia a Chieti, i borseggiatori preferiscono scappare che presentarsi dal gip a spiegare le loro ragioni prima dell’arresto. Forse non saranno “grandi criminali”, ma di sicuro possono ringraziare il ministro.

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