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Mattarella ai giovani magistrati: “Autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili”

Il presidente della Repubblica ha incontrato i magistrati ordinari in tirocinio nominati con decreto ministeriale del 4 aprile 2025: "Il compito che vi aspetta è complesso e avvincente"
Mattarella ai giovani magistrati: “Autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili”
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Indiscutibili. È l’aggettivo scelto da Sergio Mattarella per definire “le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura“, definite “funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche. Per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

Incontrando al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio nominati con decreto ministeriale del 4 aprile 2025, il Capo dello Stato ha ricordato che il compito che li aspetta “è complesso e, insieme, avvincente”: “Questa consapevolezza non deve suscitare apprensione ma va tradotta in senso di responsabilità nell’esercizio della giurisdizione. Anche a voi tocca essere agenti della Costituzione, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. Per il presidente Mattarella “per affrontare un compito così alto” sarà “utile, accanto alla profonda conoscenza delle norme, la ricerca di leale confronto, il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e alla prudenza nel giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare che praticare”, ha continuato.

“Chi esercita la giurisdizione ha il dovere di essere imparziale, e di testimoniare imparzialità in ogni contesto, anche extrafunzionale, per evitare che il comportamento del singolo possa porre a rischio la fiducia dei cittadini nel corretto svolgimento dell’attività giudiziaria”, ha aggiunto Mattarella. “L’applicazione della legge non consente mero automatismo – ha sottolineato – ma rappresenta l’esito di una doverosa attività di ponderazione e valutazione di cui deve farsi carico il magistrato, sia giudicante che requirente”. “La soggezione del giudice alla legge, del resto, impone alla magistratura – ha continuato – di individuare la soluzione appropriata per ciascuna fattispecie concreta, rimanendo sempre rigorosamente ancorata al complesso del diritto positivo”. Il Capo dello stato ha anche ricordato ai neomagistrati che “l’ampliamento in chiave sovranazionale delle fonti del diritto ha contribuito a delineare, in maniera complessa ma più completa, l’orizzonte entro il quale si realizza la tutela dei diritti, oltre a consentire il progressivo avvicinamento delle legislazioni nazionali nella sempre più necessaria integrazione europea“.

L’intervento del presidente della Repubblica è stato preceduto da quelli del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli e della presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra. Erano presenti anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, i componenti del Csm, il direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, il primo presidente della Corte Suprema di Cassazione, Pasquale D’Ascola, e il procuratore generale presso la Cassazione, Pietro Gaeta.

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