
L'evento di lancio della campagna del centrosinistra. Landini: "In gioco il futuro della democrazia". Fratoianni: "Meloni ha confessato, la destra vuole lo scalpo dei giudici"
Per Elly Schlein la riforma Nordio “serve a chi sta al potere e vuole sfuggire a ogni controllo“. Per Giuseppe Conte “è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili, di chi vuole avere le mani libere”. I leader del campo largo si allineano dal palco del centro congressi Frentani di Roma, dove si è aperta la campagna referendaria del Comitato per il No al referendum ispirato dalla società civile. La riforma della magistratura, accusa la segretaria dem, “serve a dire che la legge non è uguale per tutti. Stanno dicendo: “Adesso vi facciamo vedere chi comanda”. Così chi governa vuole avere la giustizia a suo servizio”. E promette: “Potete contare sul Pd, siamo qui per darvi supporto e per vincere questo referendum e lo faremo. Dovremo usare ogni giorno, però, perché è una partita difficile. Ogni giorno per raccontare bene come incide questa riforma sulla vita quotidiana del Paese e dei cittadini, perché il governo sta disseminando bugie per fare pura propaganda”. Schlein risponde indirettamente alle accuse alla magistratura che “non collabora” lanciate ieri da Giorgia Meloni in conferenza stampa: “Questo governo in tre anni ha fatto la riforma sull’autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale, ha fatto dei centri inumani, illegali e vuoti in Albania bloccati perfino dalla Corte europea di giustizia e ha fatto l’unico investimento nelle sue manovre, di 13 miliardi (sul ponte sullo Stretto), bocciato dalla Corte dei conti. Allora loro gridano al complotto, ma non è colpa dei giudici se questo governo non sa scrivere le leggi”, attacca. E torna sull’ormai famosa intervista in cui Nordio si chiedeva il perché proprio la segretaria non capisse che la riforma “gioverebbe anche al Pd nel momento in cui andassero al governo”. “Gli rispondo da qui dicendo: no, non vogliamo che ci serva. Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura, ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia”, dice Schlein.
Conte, da parte sua, afferma che con la nuova Costituzione “i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto ai privilegiati della politica, ai colletti bianchi e agli imprenditori amici”: “Io rappresento una forza politica che fin dall’inizio si è battuta contro un disegno di legge pericoloso. L’abbiamo fatto convintamente perché riteniamo che si inquadri in un processo più ampio e che ha un obiettivo preciso di una politica di destra e cioè restituire il primato alla politica, scardinare il nostro sistema costituzionale e il principio dell’equilibrio dei poteri, in base al quale la politica sia contrastata giustamente da un sistema di pesi e contrappesi. Ma se hai l’investitura popolare non puoi fare quello che ti aggrada ma devi rispettare i principi dello Stato di diritto. Anche io, che ho un ruolo in Parlamento, che sono stato presidente del Consiglio, devo rispettare la legge che è uguale per tutti. Anzi, io che sono un politico e ho un incarico pubblico sono investito di una maggiore responsabilità e devo rendere conto dell’operato e del rispetto delle leggi in modo ancora più trasparente”, ricorda. Anche il leader M5s torna sulla conferenza stampa di ieri, in cui la premier, afferma, “ha detto una cosa da far accapponare la pelle quando dice che governo e giudici devono lavorare nella stessa direzione. Cosa significa? Che domani mattina un report, una segnalazione da parte delle forze di polizia deve essere raccolta e non discussa da chi è giudice? Allora non c’è un contropotere. Allora volete il potere sottomesso al potere“, accusa.
Tra i primi a parlare Maurizio Landini: “Siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della magistratura, ma a un disegno politico esplicito di questo governo, che vuole mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia così come la Costituzione la disegna. Questa è una campagna che vincerà chi riesce a parlare alle persone e a convincerle a votare. La maggior parte dei cittadini non sa cosa sia la separazione delle carriere, ma vive sulla propria pelle il malfunzionamento della giustizia. Dobbiamo avere l’umiltà di parlare con tutti, ascoltare le persone non solo con i social, ma con un rapporto uno a uno. Abbiamo bisogno di un lavoro comune per comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio. La posta in gioco è il futuro della nostra democrazia, in un mondo che deve fare i conti con il ritorno della guerra”, afferma il segretario della Cgil. La legge di bilancio, ricorda Landini, “non ha stanziato i soldi per garantire l’assunzione ai 12mila precari della giustizia che scadono a luglio. L’unica spesa pubblica confermata che verrà fatta nei prossimi anni è quella per le armi e il riarmo, mentre si tagliano i fondi alla sanità, alla giustizia e alla scuola”. Poi accusa la premier Giorgia Meloni: “Mi ha colpito un’affermazione della presidente del Consiglio secondo cui ci sarebbe una parte del Paese che quando manifesta si mette dalla parte sbagliata della storia. Ma se fosse per la storia da cui proviene la maggior parte di questo governo, la Costituzione e la democrazia non ci sarebbero. Quale sarebbe la parte giusta della storia? Se oggi loro sono al governo, è grazie alla sconfitta del fascismo e del nazismo e alla Costituzione”.
All’iniziativa anche il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. “Giorgia Meloni ieri ha confessato, c’è poco da girarci intorno. La sua conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura. È l’ossessione della destra italiana da trent’anni. I giudici sono l’ossessione di questa destra e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo. Questa è la verità”, ha detto Fratoianni arrivando al centro congressi. Per Bonelli, dal govrno “hanno che i cittadini capiscano fino in fondo cosa sta accadendo. Per questo accelerano, forzano i tempi e provano a far passare come riforma della giustizia quello che in realtà è uno smantellamento sistematico dei controlli democratici“.