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Le ong scrivono a Tajani: “Il governo italiano chieda a Israele di sospendere le misure contro di noi”

La lettera inviata al ministro dopo la decisione di Israele di bloccare l'ingresso a Gaza e in Cisgiordania a 37 realtà internazionali. Diffusa anche una nota congiunta di 53 ong: "Assistenza umanitaria a rischio"
Le ong scrivono a Tajani: “Il governo italiano chieda a Israele di sospendere le misure contro di noi”
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“Il governo italiano chieda a Israele di sospendere le misure contro le ong”. È l’appello mandato da Aoi, l’Associazione delle organizzazioni italiane, al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, perché aumenti la pressione su Tel Aviv e difenda il lavoro degli operatori umanitari a Gaza e in Cisgiordania. La lettera, firmata insieme a Cini, Link 2007 e alla Piattaforma delle organizzazioni della società civile in Medio Oriente e Mediterraneo, è stata inviata alla Farnesina a pochi giorni dalla notizia dello stop imposto da Israele a 37 organizzazioni umanitarie attive nella Striscia di Gaza, inclusi Medici senza frontiere, Oxfam, ActionAid e Save the children. Il divieto di ingresso, conseguenza di un nuovo regolamento estremamente stringente, è entrato in vigore il 1 gennaio, con l’obbligo ritirare lo staff entro inizio marzo.

Aoi si rivolge direttamente al ministro sottolineando i possibili effetti catastrofici su una popolazione, quella della Striscia, già martoriata da violenza e bombardamenti. “Il nuovo quadro normativo e amministrativo introdotto da Israele – si legge nella lettera a Tajani – produrrà effetti gravissimi e immediati sullo spazio umanitario e sull’accesso all’assistenza per la popolazione palestinese”. Per questo “chiediamo che il Governo italiano difenda il pieno rispetto dell’operatività umanitaria, respingendo ogni assimilazione indebita tra azione umanitaria e attività terroristiche” e “tuteli l’efficacia degli interventi finanziati da Aics“, l’Agenzia italiana per la cooperazione, garantendo che le ong possano operare senza interferenze politiche esterne.

“La cancellazione delle ong non è un fatto isolato, ma una tappa di un processo di riduzione dello spazio umanitario” denuncia Giovanni Lattanzi, Presidente di Aoi. “Con queste misure, Israele aggrava un genocidio in corso, privando la comunità internazionale di osservatori sul campo e di chi porta aiuti umanitari e documenta le violazioni. Difendere le ong non è una scelta di parte, è una responsabilità politica e morale per proteggere vite umane e garantire assistenza dove serve di più”.

Sulla stessa linea il comunicato firmato da 53 organizzazioni umanitarie contro le nuove norme di registrazione che hanno causato la sospensione. La nota è firmata da alcune delle realtà escluse come Oxfam e Msf e WeWorld, ma anche da Amnesty International ed Emergency. Tra gli obblighi stabiliti da Israele per concedere le autorizzazioni c’è anche quello di fornire informazioni dettagliate sul personale delle diverse organizzazioni e sui loro famigliari. “Le ong internazionali – si sottolinea nella nota – operano secondo rigorosi quadri di conformità imposti dai donatori, tra cui audit, controlli sul finanziamento del terrorismo e requisiti di due diligence che rispettano gli standard internazionali. Non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in causa del conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, l’obbligo di protezione e le normative sulla protezione dei dati. La narrazione false sull’operato e il ruolo delle ong a Gaza delegittima le organizzazioni umanitarie, mette in pericolo il personale e compromette la fornitura degli aiuti”. Le ong chiedono quindi a Israele di “sospendere immediatamente le procedure di de-registrazione” e ai “governi donatori” di “usare tutta la capacità di influenza possibile per garantire la sospensione e l’annullamento di queste misure”.

A Gaza intanto, a quasi tre mesi dal cessate il fuoco, i bisogni umanitari restano estremi. Una famiglia su quattro sopravvive con un solo pasto al giorno, un milione e 300mila persone sono sfollate in campi senza acqua e senza servizi di base. In questo contesto, grossa parte del sostegno alla popolazione è fornito proprio dalle ong di tutto il mondo. Si occupano infatti di più della metà di tutta l’assistenza alimentare a Gaza, gestiscono o supportano il 60% degli ospedali da campo, realizzano quasi i tre quarti delle attività relative ai mezzi di ricovero e beni non alimentari e forniscono l’intero trattamento per i bambini affetti da malnutrizione acuta grave.

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