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La vera luce del Natale nascosta dietro il consumismo sfrenato

Un appuntamento, quello delle festività, miseramente materializzato e ostracizzato
La vera luce del Natale nascosta dietro il consumismo sfrenato
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di Francesca Carone*

La luce rappresenta il fulcro della narrazione cristiana: la luce della cometa che guidò i Magi, la Luce del Messia che nacque nella grotta di Betlemme: la metafora della LUCE celebra il cammino dell’uomo sulla terra e testimonia il futuro salvifico ultraterreno. La luce è il candore della simbologia cristiana che illumina il buio e la solitudine dell’uomo. Ma la metafora della luce celebrata nelle case e nelle strade di tutto il mondo a Natale ha una connotazione umana e materiale che amplifica il paradosso della luce che racchiude in sé un silenzio “freddo e tenebroso”.

In realtà tutto ciò che a Natale splende fuori “oscura” la luce vera che ogni uomo ha dentro: le luci e i bagliori “metafisici” che inondano strade e piazze di tutto il Mondo richiamano al materialismo e al consumismo in cui è scivolata l’umanità.

Dalle luci regali e incantevoli di Harrods a Londra, agli sterminati bagliori natalizi di Times Square a New York, agli smisurate danze di luci degli Champs-Élysées di Parigi. Fino agli splendenti ricami di luci che colorano il Natale di tutto il nostro Stivale, agghindato per le feste, illuminato come un prezioso decoro sull’albero del Mondo. E la gente, permeata di spirito natalizio e di buoni propositi, gira per strade e viali in cerca di quella sola unica luce capace di risvegliare l’anima e il senso della vita.

Un appuntamento, quello del Natale, miseramente materializzato e ostracizzato dall’orda di un consumismo cieco e illusorio. La bellezza delle piazze, delle vie, dei bar e dei locali ogni anno incantano e illudono, suffragando l’aspetto materiale ed economico alla gioia atavica di Salvezza e Amore che dura da duemila anni.

L’uomo è in cerca di quella Gioia salvifica, di quella Speranza venuta alla luce nell’umile mangiatoia: è in cerca di una Luce trasparente e invisibile, capace di accendere speranza e amore. Gioia e pace. Una luce in grado di spegnere l’allegoria delle gioie vuote ed effimere di un Natale 3.0.

Tra la sterminata simbologia materialista del Natale e nel linguaggio indecifrabile del consumismo egemone e seduttivo vagano le luci della vera speranza e del vero amore: le parole di don Luca Arzenton che arrivano ogni giorno, dalla sua Koinonia di Biella, puntuali e gioiose sul web a ricordarci che la vera Luce è quella della speranza e della Fede, incastonate nelle Parole della Bibbia. E insieme a padre Luca, tantissime altre “voci” restituiscono al Mondo ogni giorno la LUCE VERA. La Luce dell’Amore gratuito, della Fede e della speranza.

Ogni uomo fa parte “dell’albero della luce” che risplende nelle parole e nell’incantesimo della Gioia autentica e smisurata della Cristianità che annienta i disvalori del consumismo e del materialismo. E nel linguaggio taumaturgico della Speranza Cristiana ogni uomo ha la possibilità di accedere alla Luce vera. Quella che non si paga, che si condivide, che è uguale per tutti ed è per tutti. Una GIOIA che non aspetta il Natale, che è libera di essere scelta ogni giorno. Ogni minuto.

Il Natale del consumismo è in realtà lo specchietto per le allodole per tutti coloro che non cercano la Luce vera, ma quella appagante e simmetrica alla loro meschinità materialista. La vera rivoluzione e la vera sfida dell’uomo ci riporta a San Francesco: liberarsi dalle luci effimere della ricchezza straripante e materialista scegliendo ogni giorno la luce di dentro.

* Insegnante

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