Morte dopo la cena di Natale, “non escluso l’avvelenamento da parte di terzi”. Concluse le autopsie, sequestrati 19 alimenti
Potrebbe essere risolto nelle prossime ore il mistero della famiglia di Campobasso e colpita da tossinfezione. I primi risultati sulle autopsie sui corpi di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, decedute tra sabato e domenica scorse all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una cena di Natale, sono attesi nelle prossime ore. L’esame autoptico non ha consentito di individuare un agente causale certo. Le risposte decisive sono attese dalle analisi di laboratorio sui prelievi effettuati, che richiederanno tempi tecnici più lunghi. Parallelamente proseguono gli accertamenti sugli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella e sulla ricostruzione dei pasti consumati nei giorni precedenti, con particolare attenzione alla giornata del 23 dicembre, ritenuta al momento centrale nel quadro investigativo.
A eseguire gli esami è stata Benedetta Pia De Luca, incaricata delle autopsie e delle biopsie per i successivi riscontri di laboratorio. Presenti anche i legali e i periti delle parti, inclusi la famiglia Di Vita e i cinque medici indagati. I risultati preliminari potranno fornire indicazioni orientative, ma le risposte decisive richiederanno ulteriori analisi di laboratorio sugli alimenti e sui campioni biologici dei corpi.
Gli alimenti sequestrati
Sono 19 gli alimenti sequestrati e sui quali si è concentrata l’attenzione degli investigatori. Si tratta di un preparato con funghi e peperoni, olive verdi, olive nere, polpette, formaggio con pistacchio, mozzarella di latte vaccino, salsa di pomodoro, funghi presumibilmente del tipo “pleurotus ostreatus”, vongole cotte con guscio, baccalà gratinato con pinoli, uva e patate, torta con pandispagna e crema al pistacchio, pesto, due tipi diversi di marmellata, polenta condita con funghi presumibilmente champignon, due tipi di formaggio spalmabile, funghi alla contadina, giardiniera autoprodotta. I prodotti sequestrati si trovavano in parte nella casa di Gianni Di Vita e in parte nell’abitazione della madre, al primo piano dello stesso stabile. Le analisi sui cibi sono state delegate all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.
Secondo quanto risulta a LaPresse da fonti investigative, nessuno scenario viene escluso, nemmeno quello di un possibile avvelenamento riconducibile a terzi. Al momento, infatti, non ci sono conferme sulla natura, sull’origine o sulle modalità di esposizione a eventuali sostanze tossiche. “Ogni valutazione resta subordinata agli esiti delle autopsie e delle analisi tossicologiche e chimiche”, spiegano fonti investigative, sottolineando come l’inchiesta mantenga un approccio prudente e aperto, in attesa di riscontri oggettivi.
L’ipotesi dell’avvelenamento
“Nessuna ipotesi è esclusa: funghi velenosi, conserva contaminata. Tutto dipende dagli esiti dell’autopsia su Sara Di Vita, 15 anni, appena conclusa, e dall’esame medico-legale sulla madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, ancora in corso. Ammettiamo che trovino una sostanza sospetta, che venga trovato un veleno qualunque, è chiaro che il quadro cambia. Quindi ripeto, nessuna ipotesi è esclusa, neanche quella dell’avvelenamento” spiega all’Adnkronos l’avvocato Paolo Lanese, legale della famiglia Di Vita. Accanto all’esame della dottoressa De Luca, è previsto anche l’esame autoptico da parte dell’anatomopatologo nominato dalla famiglia, il prof. Marco Di Paolo. I primi risultati sulle autopsie sono attesi nelle prossime ore e potrebbero essere determinanti per chiarire se la causa della tragedia sia da ricondurre a una tossinfezione alimentare o a un’altra forma di contaminazione.
Dagli accertamenti finora condotti è stata, comunque, esclusa la contaminazione da botulino, risultata negativa ai test. Resta invece sul tavolo, seppur non ancora confermata dalle analisi, l’ipotesi di un’intossicazione da funghi, in particolare da Amanita falloide, uno dei miceti più pericolosi e facilmente confondibili con specie commestibili. Si tratta di un fungo letale anche in piccole quantità, i cui sintomi possono comparire tra le 12 e le 48 ore dall’ingestione, quando fegato e reni risultano già compromessi.
Al momento non risultano elementi consolidati, ma viene esclusa l’ipotesi di una contaminazione accidentale da topicidi o altri veleni chimici. Anche gli accertamenti effettuati nel mulino di famiglia non hanno evidenziato sostanze tossiche, ma solo la presenza di esche tradizionali nell’ambito dei piani di prevenzione programmati. Al momento sono indagati cinque medici per omicidio colposo. Dopo il malore le vittime per due volte si erano presentate al pronto soccorso ed erano state rimandate a casa. Intanto l’uomo è stato trasferito dal reparto di Rianimazione in reparto ordinario come comunica lo Spallanzani. “Padre e figlia continuano ad essere debitamente assistiti dall’equipe medica e supportati dal team di psicologi dell’Istituto”.