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Condannata la badante della baronessa Malfatti di Trento: la battaglia legale con i nipoti per l’eredità milionaria

Pena di due anni per la collaboratrice familiare, accusata di aver circuito l'anziana per redigere il testamento. Nel frattempo però i beni restano congelati e la difesa presenterà ricorso in appello
Condannata la badante della baronessa Malfatti di Trento: la battaglia legale con i nipoti per l’eredità milionaria
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Aveva donato nel testamento un’eredità dal valore di milioni di euro alla sua badante, lasciando a mani vuote i suoi otto nipoti. Che all’assistente avevano fatto causa: ora è arrivata la condanna per la badante a due anni di reclusione per aver circuito la baronessa Anna Malfatti di Trento fino alla sua morte avvenuta per cause naturali nel 2023. Tutto risolto? No. Questa è solo la la conclusione del processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato davanti alla gup Consuelo Pasquali. La stessa giudici infatti ha disposto da tempo il congelamento del patrimonio che tra appartamenti, un palazzo storico e liquidità, ammonta a circa cinque milioni di euro.

E anche il giudizio dell’annullamento del testamento è ancora sospeso davanti al giudice civile. Mentre Nicola Canestrini, avvocato della collaboratrice familiare, ha comunicato che probabilmente presenterà ricorso in appello dopo aver letto le motivazioni del gup che arriveranno entro 90 giorni.

La badante, riporta il Corriere della Sera, ha affermato che non toccherà un euro dei soldi fin quando non avrà l’ok dei giudici, con il suo avvocato che ribadisce di aver “fiducia nella verità anche se a volte è più complicata raggiungerla di quanto sperassimo”. Secondo l’accusa, la 45enne avrebbe “abusato della stato di decadimento cognitivo della sua assistita tale da escludere la capacità di intendere e di volere” ed avrebbe indotto l’anziana a redigere un testamento dove la nominava erede, per poi farsi rilasciare una procura generale notarile. Ipotesi confermata dalle testimonianze di alcuni testimoni tra le quali le due migliori amiche di Malfatti e dalla perizia dello psichiatra Fabio Bonadiman, consulente dalla procura. Il medico sostiene che nel 2022 la signora aveva avuto un grave decadimento cognitivo.

La difesa però nega il collegamento con la stesura del documento, avvenuta 4 mesi prima, oltre a ribadire la grande relazione d’affetto instauratasi tra le due donne dopo sette anni di assistenza per dodici ore al giorno. Tesi confermata da una decina di commercianti del centro città (dove l’anziana abitava) che hanno escluso una subordinazione della Malfatti, conosciuta come un carattere forte.

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