Terzo mandato, la Consulta boccia anche la legge trentina: fine alle speranze dei governatori leghisti Fugatti e Fedriga
Le speranze di terzo mandato per i governatori leghisti tramontano anche nelle Regioni e Province a statuto speciale. La Corte costituzionale ha bocciato la legge statutaria del Trentino – approvata lo scorso aprile – che avrebbe consentito al presidente Maurizio Fugatti di correre per la terza volta per la carica alle elezioni del 2028. In attesa del deposito delle motivazioni, l’Ufficio stampa della Consulta fa sapere che il provvedimento è stato ritenuto illegittimo “per violazione del divieto del terzo mandato consecutivo, costituente un principio generale dell’ordinamento giuridico della Repubblica, in quanto tale vincolante anche la potestà legislativa primaria delle autonomie speciali”.
L’impugnazione del governo
La legge era stata impugnata dal Consiglio dei ministri il 19 maggio, su input di Forza Italia e Fratelli d’Italia, per violazione della competenza statale in materia di legislazione elettorale: il governo aveva così confermato la linea adottata nei confronti della legge “salva-De Luca” approvata in Campania lo scorso anno (e a sua volta dichiarata illegittima). Sul caso trentino, però, in Cdm si era formata una vistosa spaccatura, con i ministri leghisti che avevano votato compattamente contro l’impugnazione. Il Carroccio infatti sosteneva che le Regioni e le Province a statuto speciale fossero libere di definire le proprie regole elettorali anche in difformità dai principi stabiliti a livello nazionale: una tesi che avrebbe consentito di ricandidarsi anche al governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ma che ora la Corte ha definitivamente rigettato.
Zaia: “La legge va cambiata”
Così Luca Zaia, leader carismatico del fronte pro-terzo mandato, chiede al governo di rivedere il principio: “Le sentenze si rispettano. Dopodiché, se la sentenza dice no al terzo mandato anche nelle Regioni a statuto speciale o autonomo o le due Province autonome, vuol dire che il Parlamento, qualcuno si decida, si deve modificare la legge”, afferma il presidente veneto, che ha dovuto rinunciare – dopo una lunga battaglia – a ricandidarsi. Nei giorni successivi all’impugnazione della legge trentina, un’apertura a rivedere il principio a livello statale era arrivata anche dai meloniani: “Non c’è una preclusione ideologica ad affrontare il tema, ma deve esserci una riflessione nazionale” e non affidata alle singole regioni, aveva detto il coordinatore di FdI Giovanni Donzelli.
FdI in Trentino: “Ora ridateci la vicepresidenza”
L’approvazione della norma pro-Fugatti aveva avuto anche profonde ripercussioni sugli equilibri della giunta trentina. Da Roma, infatti, Fratelli d’Italia aveva dato indicazione ai suoi consiglieri di votare contro, ma soltanto due dei quattro eletti avevano obbedito, mentre gli altri due si erano allineati alla Lega. Dopo l’impugnazione da parte del governo, il governatore aveva “punito” una delle meloniane contrarie alla legge, l’assessora alla Cultura Francesca Gerosa, revocandole alcune deleghe e soprattutto la vicepresidenza della giunta. Così, forte della decisione della Consulta, il coordinatore di FdI in Trentino Alessandro Urzì chiede a Fugatti di rimediare, rispettando “gli accordi elettorali che prima del voto riconoscevano a Fratelli d’Italia la vicepresidenza”. E lancia già un’ipoteca sul futuro candidato governatore: la sentenza, dichiara, permetterà di scegliere “la migliore opzione per proseguire l’esperienza di governo del centrodestra in Trentino, tenendo conto degli equilibri politici che non sono mai perenni”.
Pd: “Decisione ovvia, bene la Corte”
Da Roma festeggia il Pd con i senatori Dario Parrini e Andrea Giorgis, rispettivamente presidente e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali: “Con la sentenza di oggi la Corte costituzionale ha affermato un principio importante, su cui più volte abbiamo richiamato l’attenzione intervenendo in Commissione: ci sono principi a limitazione del potere e a tutela di fondamentali diritti civili e politici che non tollerano differenziazioni territoriali, nemmeno a beneficio delle regioni a statuto speciale”, sottolineano. “Se il terzo mandato consecutivo, che impatta su un diritto fondamentale come quello di elettorato passivo, non è possibile nelle regioni a statuto ordinario, non lo è nemmeno in quelle a statuto speciale. Era ovvio che fosse così. Ma alle volte anche l’ovvio, quando cozza contro i desiderata di un partito, in questo caso la Lega, fa fatica ad essere considerato tale. Bene che la corte Costituzionale abbia fatto chiarezza una volta per tutte”, concludono.