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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 9:12 del 20 Ottobre

Memorandum Italia-Libia, migranti e ong chiedono lo stop e si rivolgono a Meloni: “Ti accusiamo di crimini contro l’umanità”

I manifestanti hanno srotolato sul palco cartelli coi volti degli esponenti del governo, con la scritta "Wanted for crimes against humanity"
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Refugees in Libya, il movimento formato da sopravvissuti alle carceri libiche, scende in piazza per ribadire il proprio no al Memorandum Italia-Libia, l’accordo siglato nel 2017 durante il governo Gentiloni, quando Marco Minniti era ministro dell’Interno e riconfermato per altri 3 anni in Parlamento il 15 ottobre scorso, con 153 voti favorevoli, 112 contrari e 9 astenuti. “Quello che sta succedendo in Libia a livello storico è una vergogna – spiega Abraham Tesfai, di Refugees in Libya – un domani il governo italiano dovrà rispondere di questo accordo, per questo noi diciamo che siamo ancora in tempo per bloccarlo e salvare tutte le persone detenute”. Durante il presidio organizzato in piazza Vidoni, a pochi passi da Palazzo Madama e in cui erano presenti diverse Ong, gli attivisti hanno raccontato le loro esperienze nei lager libici, hanno messo in scena delle performance e un finto processo nei confronti di alcuni dei politici italiani, come Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accusati di complicità con le milizie e il governo libico. I manifestanti hanno srotolato sul palco dei cartelli con i volti degli esponenti del governo, con la scritta “Wanted for crimes against humanity”, ricercato per crimini contro l’umanità.

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