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Gualtieri nega il cinema Aquila ai gruppi palestinesi: un gesto di censura e complicità

Il PD non è un alleato dei palestinesi. Censurare e reprimere le realtà palestinesi durante il genocidio che il loro popolo sta subendo è un gesto di totale complicità
Gualtieri nega il cinema Aquila ai gruppi palestinesi: un gesto di censura e complicità
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Con una decisione vergognosamente complice del genocidio, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha vietato l’uso della sala del cinema Aquila, gestito dal Comune, per l’assemblea nazionale convocata da tutte le sigle palestinesi prevista il 14 settembre, in vista del corteo nazionale del 4 ottobre contro il genocidio in Palestina. La giunta Gualtieri, così come tutto il Partito Democratico, si dimostra ancora una volta complice del genocidio dei palestinesi. Censurare e reprimere le realtà palestinesi durante il genocidio che il loro popolo sta subendo è un gesto di totale complicità del genocidio stesso e della cancellazione delle voci palestinesi dal dibattito.

“Questa decisione non è stata presa contro un generico evento, ma contro l’Assemblea stessa, e con essa l’intero movimento di solidarietà con la Palestina”, hanno scritto l’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), la comunità Palestinese in Italia, i Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), il Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia e l’Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP), sulle loro pagine social. “Il solo fatto che un’assemblea popolare e pubblica rivendichi la questione palestinese come questione politica – e non come semplice emergenza umanitaria – fa paura. E per questo è stata censurata”, hanno aggiunto.

Infatti, il Partito Democratico continua a muoversi in una contraddizione calcolata costante. A parole, Elly Schlein e i suoi parlano di riconoscimento dello Stato di Palestina, di sanzioni contro Israele, di pressioni sul governo Meloni. Nei fatti, però, censurano i palestinesi e si schierano di fatto dalla parte opposta. L’esempio più lampante – a mio avviso – è stata la manifestazione del 7 giugno a Roma, organizzata da PD, AVS e 5 Stelle. Un’iniziativa presentata “per Gaza”, ma costruita in modo tale da spingere fuori l’API. Tutto – modalità, linguaggio, gestione politica – era scritto apposta per rendere impossibile la presenza dei palestinesi. E gli organizzatori erano soddisfatti della nostra marginalizzazione. Questo è il livello. E a noi palestinesi resta solo l’obbligo di applaudire e ringraziare, perché la minima critica ci fa dipingere come irrazionali che “sparano sugli alleati”.

Il PD non è un alleato dei palestinesi. Non lo è perché mentre chiede al governo Meloni provvedimenti che sa benissimo non verranno mai presi, non riesce nemmeno a compiere un gesto minimo e concreto all’interno del proprio partito: prendere posizione contro i suoi membri legati alle lobby sioniste. Non ha il coraggio di guardare dentro casa propria, ma vuole cambiare le cose in grande? Sono dei cerchiobottisti che vogliono mantenere un’immagine di sinistra e di opposizione al governo Meloni, senza fare concretamente nulla.

Emblematica è l’immagine di Elly Schlein che sostiene i due parlamentari PD a bordo della Global Sumud Flotilla. Due persone che sicuramente hanno agito in contrasto con la linea del resto del partito. Mentre il PD mette queste figure in vetrina per ripulirsi l’immagine, non tocca minimamente le strutture di potere interne, quelle che continuano a garantire copertura politica ai lobbisti del sionismo. È un’operazione cinica, che sfrutta il coraggio dei singoli per costruirsi una facciata “radicale”, mentre la sostanza resta invariata.

Sostengono la Global Sumud Flotilla ma, nel frattempo, reprimono i palestinesi in Italia e alimentano la repressione. Ancora una volta, il PD dimostra di essere perfettamente in linea con il governo Meloni nei fatti: testa bassa di fronte a Israele e al sionismo. Questo è il Partito Democratico: un partito che preferisce inscenare un teatro di indignazione calcolata, senza intaccare i rapporti di potere che contano davvero.

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