Gruppo hacker ruba oltre 70mila documenti d’identità da alberghi italiani: in vendita nel dark web
Migliaia di documenti di identità sono stati hackerati dai siti di alcuni alberghi italiani e sono stati messi in vendita nel dark web. Il responsabile è il gruppo di cyber criminali ‘Mydocs‘, che ha iniziato con i blitz nel giugno scorso. Secondo quanto riportato dall’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), sono state rubate migliaia di scansioni ad alta risoluzione di passaporti, carte d’identità e altri documenti di riconoscimento utilizzati dai clienti al check-in.
Durante il fine settimana il gruppo hacker ha pubblicato dei post con i quali ha messo in vendita, al prezzo di 10mila euro (negoziabili), oltre 70 mila documenti estratti dagli archivi digitali di almeno quattro differenti strutture alberghiere. Si tratterebbe di due hotel di Milano, uno di Rimini e uno di Bardonecchia (Torino). C’è anche una struttura di Ischia tra quelle colpite. È l’Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno, costruito dal produttore cinematografico Angelo Rizzoli a fine anni ’50. La struttura sta collaborando attivamente con la polizia postale per ricostruire l’accaduto e adottare tutte le contromisure per impedire che possano verificarsi episodi analoghi in futuro: “Siamo costernati per quanto è successo ma siamo anche noi vittime di questa vicenda: l’hackeraggio non è avvenuto sui nostri server ma su quello dell’azienda che ci aveva fornito il software”, commenta Giancarlo Carriero, proprietario dell’albergo. “Da qualche tempo avevamo installato un sistema informatico per la digitalizzazione automatizzata dei documenti d’identità per velocizzare le procedure di check-in; qualche settimana fa ci eravamo però accorti che c’erano dei problemi. Abbiamo denunciato subito la cosa alle autorità”, conclude.
L’Agid spiega che i documenti personali possono “rappresentare un asset di grande valore” per le organizzazioni criminali che operano nel web. I documenti che finiscono sul “mercato” possono, infatti, essere utilizzati per diverse tipologie di truffe: “Creazione di documenti falsi – spiega l’agenzia – basati su identità reali, apertura di conti bancari o linee di credito fraudolente, ma anche per le cosiddette attività di social engineering, volte a colpire le vittime o le loro cerchie personali e professionali”. Alla luce di questi attacchi, che hanno per obiettivo strutture ricettive anche di altissimo livello come dimostrato dalle ultime incursioni cyber, l’Agenzia afferma che è “fondamentale”, per chi raccoglie e gestisce documenti d’identità, “adottare misure rigorose per la protezione e la sicurezza delle informazioni, garantendo non solo un corretto trattamento dei dati, ma anche la salvaguardia dei propri sistemi e portali digitali da accessi non autorizzati”.