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Istat: nel 2025 il pil salirà dello 0,6%. “Export in calo nella seconda parte dell’anno causa dazi Usa”

L’istituto di statistica vede un contributo negativo della domanda estera netta al pil sia quest'anno sia il prossimo. A sostenere la crescita sarà solo la domanda interna, con consumi e investimenti in lieve progresso
Istat: nel 2025 il pil salirà dello 0,6%. “Export in calo nella seconda parte dell’anno causa dazi Usa”
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L’ombra dei dazi sulle prospettive dell’economia italiana. Secondo l’ultima previsione dell’Istat, il prodotto interno lordo dell’Italia crescerà dello 0,6% quest’anno – come da stime del governo – e dello 0,8% nel 2026, dopo il +0,7% registrato sia nel 2023 che nel 2024. Un ritmo modesto che riflette le tensioni internazionali causate dalla guerra commerciale innescata da Donald Trump. È infatti la stretta protezionista della Casa Bianca, con i dazi reciproci che in assenza di accordi entreranno in vigore a inizio luglio, a pesare sulle stime. L’istituto di statistica vede un contributo negativo della domanda estera netta al pil in entrambi gli anni (-0,2 punti percentuali nel 2025 e -0,1 nel 2026), in netto contrasto con il passato recente, quando l’export aveva sostenuto la crescita italiana. A sostenere il pil sarà quindi solo la domanda interna, con consumi e investimenti che si muovono a ritmi prudenti.

Intanto il clima di fiducia resta fragile. Nei primi quattro mesi del 2025 si è osservato un progressivo peggioramento della fiducia di famiglie e imprese, legato “in buona parte all’elevata incertezza determinata dal susseguirsi di annunci relativi all’imposizione di dazi sugli scambi internazionali”. Solo a maggio si è registrato un timido recupero. La dinamica dei dazi ha generato anche effetti distorsivi nel commercio estero: nel primo trimestre dell’anno, l’import e l’export italiani hanno segnato un’accelerazione (+2,6% e +2,8%) causata da un “effetto anticipo” di ordini prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni. Rimbalzo tecnico, più che ripresa strutturale.

La domanda interna tiene, con i consumi privati in aumento (+0,7% annuo) grazie a una lieve crescita delle retribuzioni e dell’occupazione, anche se l’incertezza economica alimenta la propensione al risparmio. Sul fronte degli investimenti, si prevede una graduale accelerazione: +1,2% nel 2025 e +1,7% nel 2026, anche grazie all’ultima spinta del Pnrr. L’occupazione in termini di unità di lavoro Ula – il numero medio mensile di dipendenti occupati a tempo pieno nell’impresa – è vista in crescita più del Pil (+1,1% nel 2025 e +1,2% nel 2026), mentre la disoccupazione calerà al 5,8%. Restano i timori di fondo: “Le tensioni commerciali, benché in parziale ricomposizione nella seconda metà del 2025 – avverte l’Istat – continueranno a condizionare negativamente il ciclo economico, in particolare sugli investimenti e sul commercio estero”.

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