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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 8:49 del 14 Giugno

Caserta, chiude la camera iperbarica nonostante i fondi del Pnrr. I pazienti che necessitano di cure: “Non possiamo sospenderle, dove andremo?”

Caserta, chiude la camera iperbarica nonostante i fondi del Pnrr. I pazienti che necessitano di cure: "Non possiamo sospenderle, dove andremo?"
di Lorenzo Giroffi
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“Stiamo provando a parlare col direttore sanitario da dieci giorni, ma senza risultati“. I medici della camera iperbarica dell’ospedale di Caserta sono preoccupati, non sanno cosa rispondere ai pazienti che hanno ancora cicli di terapie lunghi da fare. In questo reparto arrivano urgenze, per chi rischia protesi, chi ha infezioni, chi è colto da sordità improvvisa. Il trattamento in molti casi può essere salvavita o comunque migliorare di molto la qualità della loro vita. La camera iperbarica di Caserta è stata un punto di riferimento per chi dal Molise all’Abruzzo non ha terapie simili sul territorio, ma anche per chi dal Lazio non riesce ad usufruire del trattamento per le liste d’attesa di mesi al CUP. La sospensione del servizio a Caserta lascia in un limbo una fetta di pazienti ai quali è stato semplicemente detto di prenotare il trattamento in altre strutture. Una risposta che non tiene conto dell’affollamento delle altre camere iperbariche presenti in Campania (anche l’intera provincia di Benevento ne è sprovvista) e delle comunicazioni arrivate già dai responsabili di altre strutture. “Al momento noi non siamo in grado di accogliere alcun paziente che arriverebbe da Caserta” dice la responsabile dell’ossigenoterapia di Avellino.

La circolare interna dell’azienda ospedaliera di Caserta è arrivata improvvisa, a meno di due settimane dall’interruzione del servizio. Dal 15 giugno saranno sospese le prestazioni di ossigenoterapia e dal 17 cominceranno i lavori di demolizione di quell’area, per fare posto ai lavori di ampliamento dell’ospedale, grazie ai fondi del Pnrr. “Io senza il trattamento in camera iperbarica non riesco neanche ad appoggiare il piede a terra. Rischio la protesi”. Antea, una giovane paziente, sa che a Roma prima di agosto o settembre non la prenderanno in cura, lei che da Cassino ogni giorno si era garantita il trattamento a Caserta. “Sono trattamenti quotidiani, non posso interromperli per due mesi“. Antea lascia l’ospedale di Caserta, il suo ticket ha una fine, 14 giugno, dopo questa data il suo destino, come quelli di molti altri pazienti, è incerto.

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