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Milei licenzia il segretario al Lavoro in diretta tv: “Colpa sua se mi sono ritrovato con lo stipendio aumentato”

Milei licenzia il segretario al Lavoro in diretta tv: “Colpa sua se mi sono ritrovato con lo stipendio aumentato”
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Il presidente argentino Javier Milei ha licenziato il segretario al Lavoro accusandolo degli aumenti salariali. Dopo aver fatto retromarcia sul decreto con cui si era assegnato un aumento di circa il 50% sullo stipendio, infatti, il presidente ha cacciato Omar Yasin, segretario del Lavoro, dell’Occupazione e della Previdenza Sociale della Nazione Argentina, in sostanza un ex ministero declassato a segretariato proprio da Milei dopo la creazione del Ministero del Capitale Umano.

L’accusa rivolta a Yasin è di essere il colpevole dell’”errore” per il quale il presidente risultava beneficiarsi di una misura contraria alla sua stessa politica di austerità (misura firmata dallo stesso presidente a febbraio, come riporta El Paìs). “Ho licenziato il segretario al Lavoro”, ha dichiarato Milei in un’intervista tv dove giustificava il dietrofront sull’aumento dello stipendio. “Quando lo hai licenziato?”, gli ha chiesto sorpreso il giornalista che lo stava intervistando, racconta ancora il quotidiano spagnolo. “In questo momento lo stanno comunicando. È un errore che non avrebbe dovuto fare”, ha detto il presidente.

Di fronte alle polemiche suscitate dall’aumento del salario, il leader ultraliberista, oltre a fare retromarcia, si era affrettato a dare la colpa inizialmente all’ex presidente dell’Argentina Cristina Kirchner e, più in particolare, ad un decreto del 2010 dove venivano stabiliti incrementi automatici, che ha poi specificato di aver prontamente abrogato. Kirchner aveva tuttavia respinto al mittente l’accusa, precisando che il decreto in questione non era di applicazione automatica e che l’aumento deciso da Milei era voluto e deliberato.

“Ammetti che hai firmato, guadagnato e poi sei stato scoperto”, aveva risposto l’ex presidente, che lo ha accusato di voler distogliere l’attenzione dal decreto proprio dando la colpa a lei. Una polemica molto accesa che ha coinvolto l’opinione pubblica argentina per tutto il fine settimana, e che non sembra destinata a finire nemmeno con il licenziamento di quello che sembra a tutti gli effetti un capro espiatorio interno.

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