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Insulti contro Alessandra Matteuzzi, altri cinque “odiatori” a processo per diffamazione aggravata

Insulti contro Alessandra Matteuzzi, altri cinque “odiatori” a processo per diffamazione aggravata
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Altri cinque “odiatori” a processo per diffamazione aggravata nei confronti Alessandra Matteuzzi, la donna assassinata il 23 agosto 2022 sotto casa, dall’ex fidanzato Giovanni Padovani. Il pm di Bologna, Bruno Fedeli, ha infatti citato in giudizio per il 17 ottobre due uomini e tre donne, dai 26 ai 66 anni, che sui social scrissero, dopo il delitto, commenti ritenuti offensivi verso la donna vittima di un agguato dell’ex che aveva denunciato per stalking. Per i primi quattro, nei confronti dei quali erano state concluse le indagini della polizia postale, c’è già un’udienza in programma il 25 gennaio. La denuncia era partita dai familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini. Nel secondo filone di haters c’è anche una donna che nei mesi scorsi aveva chiesto un colloquio con l’imputato. In Corte di assise è invece alle battute finali il processo per l’omicidio: lunedì concluderanno le parti civili e la difesa di Padovani, poi nell’udienza successiva i giudici pronunceranno la sentenza. La Procura ha chiesto la condanna all’ergastolo.

La procuratrice aggiunta Lucia Russo e la pm Francesca Rago, nella requisitoria, hanno ribadito come l’uomo, 28 anni, non voleva solo uccidere ma “cancellare i suoi connotati, la sua bellezza”. E ancora “l’orribile crimine di cui si è macchiato Padovani va punito con l’ergastolo. Questa è la pena che deve essere applicata”. Perché “Alessandra Matteuzzi è stata annientata, Padovani l’ha uccisa ancor prima di toglierle la vita”. La vittima fu colpita con calci, pugni, martellate e colpi di panchina da Padovani che è stato ritenuto capace di intendere e di volere dopo una perizia. psichiatrica.

La Procura ha elencato per lungo tempo le vessazioni e i controlli ossessivi che Padovani metteva in atto nei confronti di Matteuzzi. Dall’obbligo di registrare video e inviarli ogni 10-15 minuti ovunque si trovasse, all’intrusione nei suoi social e telecamere di casa. Per l’accusa si è trattato di un omicidio premeditato, in un contesto di stalking che andava avanti da più di un anno. Padovani, ha spiegato la Procura, comunica a più persone la propria intenzione, tra cui un compagno di squadra. “Io pagherò, ma lei paga“, è uno dei messaggi scritti in chat dall’ex calciatore, che il 2 luglio del 2022 annotava sul suo telefono: “La uccido, perché lei mi ha ucciso moralmente”. “Padovani già da molte settimane prima dell’omicidio aveva in testa che la Matteuzzi doveva essere uccisa, doveva pagare”. In aula sono state riportate anche le testimonianze dei vicini, che hanno assistito alla violenza: “Ci siamo avvicinati, era a terra, mi sembrava respirasse, Padovani giunto a una certa distanza da lei le sferrava un violento calcio in volto. ‘Non mi interessa andare in carcere, l’importante è che muoia lei, ha detto subito dopo”.

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