Torno ancora una volta sull’infelice sortita letteraria del caro amico Alain Elkann vergata sul treno per Foggia per segnalare l’intrusione nella mia casella di posta personale di una cosiddetta “lettera aperta a Maurizio Molinari”, a firma dell’eminente scrittore, ma evidentemente apocrifa

Gentile Direttore,

Ti scrivo questa mia utilizzando la penna stilografica Montblanc donatami dalla Principessa Baume Mercier, il cui uso tanto scalpore sollevò nel mio recente reportage sul Tuo Giornale.

Ebbene, Direttore, Ti rivelo di essere stato molto sorpreso dal clamore sollevato dalle mie righe precedenti (peraltro ispirate dalla mia adorata Recherche, volume secondo, quello su Sodoma e Gomorra). Non avrei mai creduto che quel resoconto del mio fastidiosissimo voyage verso la penosa cittadina di Foggia potesse risultare tanto invitante da chi si trastulla sulla cosiddetta ‘rete internet’.

Ahimè, sono ormai troppo lontani i tempi in cui noi privilegiati potevamo irridere alle volgarità del rude volgo, ancorché arricchito da commerci che non desidero qui neanche immaginare. Lanzichenecchi è una definizione troppo blanda per i giovinastri senza pedigree che invadono i nostri spazi esclusivi. Prendo atto che Foggia sia una destinazione alquanto plebea e dunque sia possibile che il prodotto di plebei lombi possa desiderarla quale punto di approdo. Di questo passo, tuttavia, potrei trovarmi presto in compagnia di cotali adolescenti tatuati (dalle teste rasate ai lati) financo a Portofino, alla Madeleine, a Montecarlo (a Capalbio no, non ci andrei mai: troppi comunisti)!

Ancora non riesco a capacitarmi di come la prima classe (la prima!) di un treno possa essere alla portata di simili bassezze umane. Quale differenza, se penso al mio adorato Orient Express che tante belle pagine ispirò a molteplici autori da me letti e riletti proprio in viaggio: Graham Greene, John Dos Passos, Paul Morand, Hemingway, naturalmente. Non cito la Christie che di quell’aristocratico treno fece ambientazione per un racconto da servette.

Non frequentando affatto quelle volgarissime ‘pagine online’, ho saputo da amici che il mio resoconto sui ‘Lanzichenecchi’ ha ingenerato da alcuni giorni scomposte reazioni di irrisione e persino di vilipendio alla mia persona, al mio stazzonatissimo completo in lino blu, financo alla mia amata cartella in pelle di gnu tibetano e – come già detto – alla pregiata stilografica dall’aureo pennino che accompagna ogni mio spostamento, in coppia con un immancabile quaderno Moleskine.

Mi auguro, caro Maurizio, che riesca a valutare la bassezza di tali infime considerazioni inquadrandole per quello che sono: manifestazioni evidenti di invidia sociale nei confronti di chi risulti tanto superiore per censo e per nascita. Giustamente, hai impedito che i tuoi servi stipendiati dal mio augusto figliuolo ardissero pubblicare una critica al mio scritto sul medesimo foglio sul quale riprodussi il mio pensiero. Ne sono felice e – stanne certo – non mancherò di segnalare la sua sensibilità al Tuo Editore (sempre mio figlio).

Tuo devotissimo, Alain.

Ps. Ti rivedrò con piacere il prossimo Natale a Gstaad!

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