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Vincenza Mariani, la Cassazione annulla la condanna a 30 anni per aver ordinato l’omicidio dell’amante

Vincenza Mariani, la Cassazione annulla la condanna a 30 anni per aver ordinato l’omicidio dell’amante
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Tutto da rifare il processo a carico di Vincenza Mariani, l’imprenditrice originaria di Cassano Murge che era stata condannata a 30 anni di reclusione con l’accusa di essere la mandante dell’omicidio del suo amante Michele Amedeo: la corte di Cassazione, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha infatti annullato il verdetto d’Appello.

I giudici hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Carmine di Paola, e hanno quindi disposto l’annullamento con rinvio della condanna a carico dell’imprenditrice pugliese per insufficienza di prove. Nel processo sono emerse le “reiterate minacce” dell’imprenditrice, oltre al suo temperamento “oppressivo e opprimente” : ma il movente risulta per i magistrati “slegato da una base probatoria sufficientemente solida e convincente”, non costituendo “elemento di per sé capace di fondare la condanna”. Il processo della Mariani sarà quindi rifatto in Corte d’assise d’Appello.

I fatti oggetto del processo risalgono al 2017: Michele Amedeo, netturbino dell’Amiu (Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana), amante dell’imprenditrice 58enne, aveva deciso di interrompere la relazione sentimentale con la donna. Alla fine di un turno di lavoro, l’uomo era infatti stato raggiunto da tre colpi di pistola, sparati per strada, nel parcheggio della azienda. I responsabili erano poi stati individuati: si trattava di uomini che orbitavano intorno all’imprenditrice. Il killer, Giuseppe Baccellieri, era infatti il genero della Mariani, mentre Massimo Margheriti, alla guida dell’auto che quella sera aveva raggiunto il parcheggio, risultava un ex dipendente dell’azienda dell’imprenditrice. Per loro la Cassazione ha confermato le condanne a 30 anni. L’ultimo uomo coinvolto era Michele Costantino, che aveva fornito ai malviventi l’auto e l’arma del delitto: per lui confermati dalla Corte 14 anni e 8 mesi. I tre sono stati condannati al pagamento delle spese legali e al risarcimento nei confronti dei familiari della vittima.

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