Alla Cop27 di Sharm el-Sheikh si è parlato più della crisi dei diritti umani nello stato ospitante, l’Egitto, che della crisi climatica: succede, quando si decide di svolgere eventi globali in luoghi nei quali i diritti umani sono sistematicamente violati.

Una situazione del genere rischia di presentarsi nuovamente il prossimo anno, dato che la Cop28 si terrà negli Emirati arabi uniti, che peraltro sono al quarto posto nella classifica globale del livello di emissioni pro capite di biossido di carbonio.

Le violazioni dei diritti umani nella federazione emiratina sono poco note. Proviamo a raccontare cosa è accaduto quest’anno.

Il più noto dissidente in carcere, intercettato all’epoca dell’arresto dallo spyware Pegasus, è Ahmed Mansour. Ha trascorso anche il 2022 in isolamento senza occhiali, libri, materasso, cuscino e prodotti per l’igiene personale.

Trenta appartenenti al gruppo dei “94 degli Emirati”, pur avendo terminato di scontare la pena, rimangono in carcere o in “consulenza”, ai sensi della legge antiterrorismo, in attesa che siano “persuasi” ad abbandonare i loro “pensieri estremisti”.

Così come in Qatar, anche negli Emirati c’è una vera e propria ossessione in tema di orientamento sessuale. Le relazioni omosessuali consensuali tra adulti sono criminalizzate. A giugno, l’ente regolatore dei media ha vietato la proiezione di Lightyear, un film di produzione statunitense, in quanto conteneva la scena di un bacio tra persone dello stesso sesso. Ad agosto, sempre l’ente regolatore dei media ha dato istruzioni a Netflix di rimuovere i contenuti omosessuali dalle loro produzioni per gli Emirati, onde evitare d’incorrere in azioni penali. A settembre, il governo ha ordinato agli insegnanti di “evitare di discutere di identità di genere, omosessualità e qualsiasi altro comportamento ritenuto inaccettabile nella società”.

Se la passa male anche la libertà di stampa. A giugno il quotidiano Al Roeya, pubblicato da una società di proprietà del vice primo ministro Mansour bin Zayed Al Nahyan, ha licenziato quasi tutti i suoi giornalisti e redattori poiché il giornale aveva riportato come i cittadini degli Emirati stessero reagendo male all’aumento dei prezzi dell’energia. L’edizione cartacea del giornale ha cessato la pubblicazione, mentre quella online è stata mantenuta con uno staff ridotto al minimo e ormai pubblica solo notizie economiche. A ottobre Sami al-Reyami, editorialista del quotidiano Emarat al-Youm, è finito in carcere per alcuni giorni perché aveva scritto un articolo in cui criticava l’amministrazione dell’università statale per cattiva gestione. Il giornale ha immediatamente rimosso l’articolo dal suo sito web.

All’inizio dell’anno è entrato in vigore un nuovo codice di procedura penale. L’articolo 178 vieta il trasferimento “senza licenza” di qualsiasi “informazione” a qualsiasi “organizzazione”: in parole semplici, non si possono diffondere informazioni sul governo. Alcune norme sono alleggerite, dal punto di vista delle sanzioni, ma restano contrarie alla libertà d’espressione: l’articolo 184 ha ridotto dai precedenti 10-25 anni di carcere a un massimo di cinque anni la pena prevista per “chiunque derida, insulti o danneggi la reputazione, il prestigio o la posizione dello stato” o “dei suoi leader fondatori”; l’articolo 210 ha diminuito la pena prevista per la partecipazione a qualsiasi raduno pubblico “che tenda a danneggiare la sicurezza pubblica”, dai precedenti 15 anni a un massimo di tre.

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