Le risorse sono finite, i desideri sono infiniti. Un orto sinergico getta il seme di un mondo sostenibile, esprime un modo di stare al mondo”: il rapporto tra coltura e cultura della terra sarà il tema di Sponz Coultura, la decima edizione del Festival ideato e diretto da Vinicio Capossela, previsto da domenica 21 al 27 agosto. Come sempre il teatro di tutto è l’Alta Irpinia, con cui il cantautore ha un rapporto ancestrale e a cui si ispira la sua stessa mitologia musicale, nel tentativo di salvare un mondo in via di estinzione. Lo Sponz attraverserà i comuni di Sant’Andrea di Conza, Andretta e Calitri, paese di origine del padre del cantautore nato in Germania e cresciuto in Emilia, e coinvolgerà musicisti, artisti e personalità del mondo della cultura. “Ci siamo posti il tema del coltivare – spiega il musicista il cui talento fu scoperto all’inizio degli anni ’90 da Francesco Guccini– nella doppia accezione di cultura e di coltura. Da cui la O che si incontra con la U, diventando una specie di pittogramma cornuto che è il simbolo dell’edizione”. Il verbo sponzare viene dall’azione della spugna che, una volta inzuppata, ammorbidisce e rigenera. “Sponzare è dissiparsi in una festa. Non è un festival, non voglio sia ‘festivalizzato’: sarebbe come entrare nella grande distribuzione organizzata”. Dopo due edizioni segnate dalle restrizioni pandemiche, quest’anno si torna con tanti incontri dislocati in diversi luoghi, tra cui il centro storico di Calitri, per contrastare, almeno per una settimana, lo spopolamento dei borghi. “Lo Sponz – ci tiene a sottolineare il cantautore – resta un manifesto per le aree interne, su cui si dovrebbe lavorare soprattutto per rifornirle di servizi, di assistenza sanitaria, con un progetto strutturato con rigore e serietà anche se antistorico perché il capitale viene investito sui grandi centri urbani sempre più popolati“.

Il programma musicale è un incontro di universi sonori distanti seppure attraversati da connessioni umane intangibili. Si inizia domenica 21 agosto a Sant’Andrea di Conza, nei Giardini Episcopio dove Erberto Petoia incontra Vinicio Capossela sul tema delle terre dell’osso, tratto dal libro Eclissica. Lunedì 22, nel Centro storico di Sant’Andrea di Conza si tiene il concerto di Fabrice Martinez & Axon Orkestra. A seguire, suonatori a piede libero per i vicoli: Peppe Leone, Sol Ruiz, Giovannangelo de Gennaro e Mikey Kenney. “Verso mezzanotte”, Vincenzo Costantino “Cinaski” presenta I (miei) poeti rock accompagnato dalla chitarra di Victor Herrero. A Mezzanotte, Slavi bravissime persone in concerto che però sono una band di romagnoli. Mercoledì 24 ci si sposta ad Andretta, in Piazza Tedesco dove alle ore 21,30 si esibisce Bobby Solo ovvero “il nostro Johnny Cash”, come suggerisce Vinicio. A precederlo sono i Faraualla, in Piazza Cavalier Russo. Chiude la serata Micah P. Hinson in concerto. Giovedì 25 l’Argentina incontra la Grecia a Calitri in un concerto in Piazzale dell’Immacolata che vede Nada protagonista di “Parole d’altrove: Una notte con le musiche dell’assenza”: tra rebetiko, tango, duende, saudade e rancheras. “Sono musiche molto affini nello spirito che provengono dalle stesse ferite generanti”, spiega il direttore artistico. Gaglianoodstock che evoca nel nome il mitologico festival che si tenne in America, riempie la serata del 26 con “La Semina – il concerto” con Eko Orchestra, Antonio Guerriero, Makardia, Friestk, Livio e Manfredi – Uranio Irpino, Musicamanovella e Zeketam. A seguire, in area Ballodromo, “La raccolta – Cionna chi non sponza” con A’ Cunvr’sazion e Banda della Posta – ospiti Vinicio Capossela, Armando Testadiuccello, Canio n’drandola e Giovanni Sicuranza.

Lo stesso Vinicio Capossela si esibisce in concerto per la “Rolling Sponz Rewiew, tutti in una notte, nella serata finale del 27, con Alessandro “Asso” Stefana, Andrea La Macchia, Giovannanelo de Gennaro, Mikey Kenney, Peppe Leone, Sol Ruiz e Victor Herrero. Ospiti: Davide Ambrogio, Edda, Giovanni Truppi, John De Leo, Mara Redeghieri, Micah P. Hinson, Pietro Brunello. A chiudere la notte del Fest, l’Electro Organic Orchestra, un’esperienza sonora e visiva ottenuta sfruttando gli impulsi dei batteri e degli elementi organici raccolti nei giorni precedenti nelle acque ferme del suolo della collina di Gagliano. “Tutto convergerà in un concerto all’alba ai piedi della trebbiatrice“, anticipa Capossela e conclude: “La nostra non è un’iniziativa istituzionalizzata ma una comunità mobile che butta semi nel campo della consapevolezza“. Tutti i concerti sono gratuiti ad eccezione di quello finale del 27.

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