“Cielo Yoli Rose Bublé, con i tuoi 3,8 kg sei finalmente arrivata nelle nostre vite”, annunciano emozionati i genitori sui social. È nata la quarta figlia del cantante Michael Bublé e della moglie, l’attrice argentina Luisana Lopilato. È una bambina. Loro sono raggianti. Ma sotto quella frase di accoglienza e meraviglia ce n’è un’altra. Indicativa di un sentire profondo che ha reso ancora più unita la coppia: “Dall’amore nascono la vita e la luce”. Perché questo evento felice segue anni durissimi. Una delle esperienze più devastanti per un genitore. La diagnosi di una malattia terribile per il primo figlio. Il timore, ossessivo, ogni ora del giorno, che potesse non farcela. Le giornate in ospedale. Infine, il senso infinito di liberazione quando è stato finalmente fuori pericolo.

Ricordiamolo. Era il 2018 quando Bublé annunciò a sorpresa, con parole che poi vennero ritrattate dalla sua portavoce, di non voler andare avanti: “Questa è la mia ultima intervista. Mi ritiro dalla musica all’apice della carriera”. Allora aveva 43 anni e nella sua vita aveva già vinto 4 Grammy e venduto 75 milioni di dischi. Ma davanti ai giornalisti del Daily Mail’s Weekend Magazine aveva fatto la presunta ammissione: la vita lo aveva provato troppo. Gli mancavano le forze. La decisione era legata alla malattia del figlio maggiore Noah, al quale due anni prima era stato diagnosticato un epatoblastoma, il tumore epatico più frequente dell’età infantile. Nel 2018 i medici avevano già dato qualche speranza alla coppia: il tumore sembrava in regressione. Ma gli affanni avevano ormai fiaccato il cantante canadese. Avevano fatto affiorare in lui nuove consapevolezze: “Quello che è successo ha cambiato la mia percezione della vita e tutto il mio essere”. Aveva aggiunto: “In una situazione del genere vuoi soltanto morire. Non sapevo neanche se stessi respirando o meno. Per mia moglie era lo stesso. Non ero forte, ho cercato di esserlo”.

In quei due anni trascorsi in ospedale, al capezzale del bambino, il cantante ha fatto appello a ogni risorsa interiore “per non impazzire”. Si è ispirato a un film per costruirsi una sorta di mondo parallelo e immaginario: “La vita è bella”. Si è immedesimato, come ha spiegato, nel ruolo di Roberto Benigni, che per preservare il figlio dall’orrore dell’Olocausto gli fa credere che tutto quel che sta succedendo è un gioco. “Ho iniziato – ha narrato ancora Bublé – l’ospedale con un altro nome, ovvero l’albergo del divertimento. Ho cercato di fare del mio meglio: mi facevo dare lenzuola e costruivo delle tende per Noah, sul letto di ospedale. È stato un esercizio difficile. E mi fa ancora male parlarne”. Quindi la volontà di cambiare approccio anche al suo lavoro: “Non metterò mai più l’ego di questo lavoro davanti alle persone che amo. Quanto ero stupido a preoccuparmi di cose non importanti. Ero imbarazzato dal mio ego. Allora ho deciso che non avrei mai più letto il mio nome sulla stampa, mai più letto una recensione. Mai più usato i social media. E non l’ho più fatto”.

Il destino, o la Provvidenza per chi crede, è stato generoso con Bublé e la moglie. Noah è guarito. E sono arrivati anche altri pargoli a rallegrare la loro vita. Così Luisana e Michael sono tornati a usare anche i social per salutare la nuova nata: “Grazie a dio per questa infinita benedizione, ti amiamo. Noah, Elias, Vida, mamma e papà”. Era un evento atteso. Perché il cantante a febbraio ha girato anche un nuovo video, rivelando in modo esplicito la notizia della gravidanza. In I’ll Never Not Love You, dove il cantante e la moglie hanno ricreato le scene di alcuni film famosi, da Titanic a Love Actually. Alla fine della clip i due tornano alla realtà: un giorno qualsiasi alla cassa di un supermercato, lui che si risveglia da una sorta di sogno, lei con il pancione circondata dai tre figli.

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