Energoatom, l’operatore statale ucraino delle centrali nucleari, ha dichiarato che tre esplosioni sono state registrate nel sito dell’impianto di Zaporizhzhia, vicino a uno dei blocchi di alimentazione del reattore nucleare. “Vi sono rischi di fuoriuscita di idrogeno e spruzzatura radioattiva. Il pericolo di incendio è alto”, è stato reso noto, “i russi hanno gravemente danneggiato la stazione di azoto-ossigeno e l’edificio ausiliario combinato”. Secondo Espreso Tv, è stato riferito che prima del bombardamento “i rappresentanti di Rosatom hanno lasciato in fretta la stazione”. Quella di Zaporizhzhia è la centrale nucleare più grande d’Europa. Costruita ai tempi dell’Unione Sovietica ospita 6 reattori per una capacità complessiva di 5.700 MW. Il bombardamento “è un crimine aperto e sfacciato, un atto di terrore. Gli occupanti hanno creato un’altra situazione estremamente rischiosa per l’intera Europa”, afferma in un video su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Kiev accusa la Russia di aver colpito una linea elettrica dell’impianto nucleare. Energoatom ha riferito che è stata colpita una linea dell’alta tensione. Secondo i media locali, i dipendenti ucraini della centrale nucleare sarebbero stati rinchiusi nei locali e non vengono rilasciati, mentre i lavoratori portati dai russi vengono evacuati in modalità accelerata. Voci che si rincorrono sui canali Telegram e le informazioni riguardo all’accaduto sono però contrastanti. La Russia accusa l’esercito ucraino di avere aperto il fuoco sul territorio della centrale di Zaporizhzhia durante un cambio di turno dei lavoratori. Nel rimpallo di responsabilità è intervenuto il ministero della Difesa di Mosca: “L’attacco dell’artiglieria ucraina avrebbe potuto causare un incidente nucleare. È stata una pura fortuna che sia stato evitato”. Lo scrivono le agenzie di stampa statali russe. “Gli attacchi ucraini hanno causato la perdita di potenza di alcune apparecchiature della terza unità della centrale e la diminuzione della capacità della quarta unità”, ha aggiunto il ministero.

Tutto questo accade mentre si svolge bilaterale a Sochi, sul Mar Nero, fra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin. Argomento principale dell’incontro è stato il riavvio dell’export del grano reso possibile dall’ accordo firmato a Istanbul lo scorso 22 luglio fra Russia e Ucraina con la supervisione della Turchia e delle Nazioni Unite e che ha consentito alla prima nave di salpare dai porti dell’Ucraina. Ma c’è stato spazio anche per un’intesa sulle forniture di gas. Putin ed Erdogan hanno “concordato di rafforzare la cooperazione economica e energetica” tra Russia e Turchia, rende noto il Cremlino.

Oltre al nuovo bombardamento sulla zona attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la giornata è stata scandita da violenti attacchi in tutto il Paese. Questa sera scatterà alle 23:00 ora locale (le 22:00 in Italia) un coprifuoco nella città di Mykolaiv, nell’Ucraina meridionale, che durerà fino alla mattina di lunedì prossimo. A renderlo noto oggi il capo dell’amministrazione militare regionale, Vitaly Kim, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ucraina, Unian. “Oggi ho firmato un ordine in base al quale verrà introdotto il coprifuoco sul territorio di Mykolaiv dalle 23:00 del 5 agosto alle 5:00 dell’8 agosto 2022″, ha detto Kim in un discorso video. La decisione arriva a seguito di nuovi bombardamenti sulla città, che si sono registrati intorno alle 6:58 di questa mattina (le 5:58 in Italia), e che sono proseguiti nel pomeriggio, come ha riferito il sindaco della città , Oleksandr Sienkevych. Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Secondo quanto affermato da Vitaliy Kim, ci sarebbero diversi morti e oltre 20 feriti, tra cui un ragazzo. Le forti esplosioni hanno interessato un’area molto vasta, in cui sono state colpite case private e palazzi, ha aggiunto Sienkovych.

Non solo Ucraina, però. Un altro dossier scottante sul tavolo del negoziato fra Mosca ed Ankara è quello siriano. Crisi, questa, in cui i due leader si trovano su fronti opposti: Erdogan appoggia gli oppositori del presidente siriano Bashar al- Assad, mentre Putin è schierata con il regime di Damasco. “Naturalmente – ha affermato Putin aprendo i colloqui- parleremo dei problemi che abbiamo affrontato per molto tempo. Mi riferisco alle questioni di sicurezza nella regione, prima di tutto alla crisi siriana. Qui, la Turchia e la Russia hanno dato un grande contributo alla normalizzazione della situazione”, ha detto il leader russo, citato citato dall’agenzia di stampa russa Tass.

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