Il Kansas mantiene il diritto all’aborto: gli elettori hanno bocciato una proposta che avrebbe rimosso i diritti di accesso alle interruzioni di gravidanza dalla costituzione dello Stato. Lo riportano i media statunitensi. Su 96,7% di voti scrutinati, i ‘no’ – cioè coloro che sostengono il diritto all’aborto – hanno raggiunto il 58,8% contro il 41,2% dei ‘sì’ nel referendum tenuto ieri 2 agosto. “Questo voto mette in chiaro ciò che sappiamo: la maggioranza degli americani concorda sul fatto che le donne dovrebbero avere accesso all’aborto e dovrebbero avere il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di salute”, ha dichiarato il presidente americano Joe Biden in un comunicato.

Un altro segnale positivo per i democratici è che in Kansas, dove si votava come in altri quattro stati anche per le primarie, si è registrata un’affluenza alle urne superiore a quella degli ultimi anni, che potrebbe alla fine raggiungere quella record registrata nel 2008 – anno dell’elezione di Barack Obama – quando arrivò al 50%. L’alta partecipazione registrata conferma quindi che l’attacco al diritto all’aborto potrebbe essere un fattore determinante per le elezioni del prossimo novembre, motivando gli elettori progressisti ad andare a votare in massa. La legge attuale dello Stato permette l’interruzione di gravidanza fino alla 22esima settimana e lo Stato è diventato una sorta di rifugio per migliaia di donne degli stati confinanti, compresi i conservatori Texas e Oklahoma, che in queste settimane hanno approvato leggi anti-aborto.

“Una vittoria enorme per chi vuole proteggere i diritti delle donne a gestire il proprio corpo”. Questo il commento del Center for reproductive rights, la principale associazione americana per la difesa del diritto all’aborto: “La Corte Suprema del Kansas aveva riconosciuto che l’autodeterminazione e l’autonomia sul proprio corpo sono profondamente radicati nei valori e nella storia del Kansas e gli abitanti dello Stato, come la stragrande maggioranza degli americani, hanno detto chiaramente che vogliono essere liberi di scegliere sull’aborto”, si legge inoltre in una nota dell’organizzazione che ha difeso l’unica clinica abortista in Mississippi nel caso ‘Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization’ e che si sta occupando di molte cause contro gli stati che hanno già imposto forte limitazioni all’interruzione di gravidanza.

Joe Biden intanto ha detto di essere intenzionato a firmare un altro ordine esecutivo con cui intende garantire l’accesso all’aborto in seguito alla decisione della Corte Suprema: quest’ultima negli scorsi mesi ha stabilito di eliminare il diritto federale alla procedura, ribaltando la celebre sentenza Roe v Wade, che dal 1973 assicurava l’interruzione di gravidanza negli Usa. Biden dovrebbe firmare l’ordine esecutivo durante la riunione inaugurale della Task Force on Reproductive Healthcare Access (Task Force sull’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva), recentemente istituita dall’amministrazione e composta da rappresentanti di diversi dipartimenti del governo federale. Nell’ordine in questione verrà chiesto al ministro della Sanità, Xavier Becerra, di considerare “tutte le azioni appropriate per garantire che le strutture sanitarie rispettino le leggi federali anti discriminazione in modo che le donne ricevano l’assistenza medica senza ritardi”. L’ordine in particolare è diretto a tutelare le donne che sono costrette dalle leggi anti aborto approvate in oltre una decina di stati a guida repubblicana ad andare in un altro Stato per le interruzioni di gravidanza, garantendo che abbiano accesso all’assistenza medica anche quella pubblica Medicaid riservata ai redditi più bassi.

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