L’attacco informatico c’è stato ma non ai danni dell’Agenzia delle Entrate. La società di informatica Gesis ha conferma infatti di esser stata il bersaglio ma che comunque anche il suo sistema avrebbe retto. La notizia, rimbalzata due giorni fa su tutte le testate, era peraltro già stata smentita il giorno stesso dalla Sogei, la società de Tesoro che gestisce la piattaforma e la sicurezza del sistema informatico dell’Agenzia. Indaga comunque la Polizia Postale e i pm di Roma hanno avviato un’indagine. “I dati pubblicati questa settimana su alcuni media – si legge nella nota della società di informatica Gesis diffusa su internet – da quanto ci risulta non provengono da server dell’Agenzia delle Entrate ma da un nostro server che è stato oggetto di un recente tentativo di intrusione hacker finalizzato alla criptazione dei nostri file ed esfiltrazione di dati, con relativa richiesta di riscatto”.

Proprio il meccanismo che viene riconosciuto dagli esperti del cybercrime per LockBit, un gruppo di hacker che operano a livello mondiale nelle attività di ramsonwere: “Tale tentativo – prosegue Gesis – ha avuto esito negativo, in quanto i nostri sistemi di backup e di antintrusione hanno evitato qualsiasi perdita di dati e limitato l’esfiltrazione di dati ad una minima parte, in corso di accertamento, di quelli presenti nei nostri server. In particolare sarebbe stato esfiltrato circa il 7% dei dati. Di questa parte, circa il 90% riguarderebbe database di vecchie versioni di programmi gestionali e quindi inutilizzabili”.

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