I giudici della Corte d’Assise di Cassino sono entrati in camera di consiglio per decidere in merito alla cinque richieste di condanna per l’omicidio di Serena Mollicone, morta il primo giugno del 2001 ad Arce. La Procura di Cassino ha chiesto una condanna a 24 anni per Marco Mottola, 30 per il padre Franco, ex comandante della caserma e 21 anni per la moglie Anna Maria. I tre sono accusati di concorso in omicidio. I giudici sono chiamati a decidere anche sulla richiesta di condanna a 15 anni per Vincenzo Quatrale, all’epoca vice maresciallo e accusato di concorso esterno in omicidio, e a 4 anni per l’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano a cui è contestato il favoreggiamento. La sentenza è attesa in serata. Prima di entrare in camera di consiglio i giudici hanno respinto la richiesta avanzata dalla Procura di ascoltare come testimone il barbiere di Arce. I magistrati hanno definito “non rilevante” l’eventuale deposizione dell’uomo. Il verdetto arriva dopo dopo 21 anni di depistaggi, misteri e un suicidio.

1 GIUGNO 2001 – Serena Mollicone esce di casa. Una giornata come tante, fino a quel momento, per la diciottenne di Arce, che dopo aver preparato la colazione al padre, con cui vive sola dalla scomparsa della mamma, esce per recarsi all’ospedale di Sora dove ha un appuntamento fissato da qualche giorno per un’ortopanoramica. Da quel momento però non farà più ritorno a casa e le ultime ore della sua vita restano un mistero. All’ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare e titolare di una cartoleria ad Arce, inizia a preoccuparsi per l’assenza della figlia e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. Cominciano le ricerche: forze dell’ordine e volontari setacciano i paesi del circondario con una foto di Serena nella speranza di rintracciarla.

3 GIUGNO 2001 – Due volontari della Protezione Civile trovano il corpo di Serena abbandonato sull’erba, vicino a un mucchio di rifiuti e seminascosto da una lavatrice e altri rifiuti ingombranti, in un boschetto all’Anitrella. Iniziano le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Cassino, Gianfranco Izzo e dai sostituti procuratori Maurizio Arcuri e Carlo Morra. Serena viene trovata con mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro e un sacchetto di plastica in testa.

6 FEBBRAIO 2003 – A quasi due anni dal delitto viene arrestato il carrozziere Carmine Belli, che entra nella caserma dei carabinieri con l’aria innocua e spaventata. Continua a ripetere di non essere lui il colpevole e di non sapere assolutamente nulla su quell’orribile delitto. Ma nessuno gli crede e tre mesi dopo, a fine maggio 2003, la procura di Cassino chiude le indagini e chiede il processo con l’accusa di omicidio volontario. Il 37enne viene rinviato a giudizio, ma i suoi legali gli avvocati Romano Misserville e Silvana Cristoforo continuano a professare la sua innocenza e chiedono ufficialmente in una conferenza stampa, che si indaghi in ambienti più vicini alla famiglia di Serena.

14 GENNAIO 2004 – Si apre il processo a Carmine Belli davanti alla Corte d’Assise di Cassino. Il carrozziere è accusato di aver ucciso e poi occultato il corpo di Serena Mollicone. La pubblica accusa chiama a testimoniare 57 persone, 150, invece, i testimoni chiamati in causa dai legali della difesa.

7 LUGLIO 2004 – È l’ultimo capitolo del processo in primo grado a Carmine Belli: la difesa chiede l’assoluzione e la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Biagio Magliocca, scomparso da qualche anno, si chiude in Camera di Consiglio e nello stesso pomeriggio, alle ore 18, esce con la sua sentenza: assolto.

29 SETTEMBRE 2005 – Inizia a Roma il processo in Appello dopo il ricorso della procura di Cassino. Carmine Belli però revoca la nomina ai suoi legali e il processo slitta. La Corte d’Assise di Appello, in attesa della nomina di nuovi difensori, dispone che Belli sia assistito da un difensore d’ufficio. L’imputato è poi stato assolto in tutti i gradi di giudizio.

11 APRILE 2008 – Santino Tuzi, il brigadiere di Arce, viene trovato morto nella sua auto in un bosco, ucciso da un colpo di pistola al petto. L’ipotesi è di suicidio. La figlia si dirà convinta del legame tra la morte del padre e “la verità sul caso di Serena Mollicone”. “Sono certa che mio padre sapesse qualcosa e che era stato minacciato di ritorsioni nei confronti della famiglia”, dice Maria Tuzi.

1 LUGLIO 2009 – A 8 anni di distanza dall’assassinio di Serena Mollicone sembra spuntare un nuovo testimone. Una lettera con due fotografie viene recapitata alla redazione della trasmissione televisiva di RaiTre ‘Chi l’ha visto’. Nella missiva, rigorosamente anonima, in due pagine scritte a mano una persona riferisce alcuni momenti salienti che precedono la scomparsa della 18enne di Arce. L’anonimo testimone allega anche due fotografie.

27 GIUGNO 2011 – Colpo di scena con l’iscrizione di alcune persone nel registro degli indagati dalla procura di Cassino per l’omicidio di Serena Mollicone. Gli indagati, quattro uomini e una donna, dovranno essere sottoposti al test del Dna. Si tratta dell’ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti e la madre Rosina Partigianoni (le cui posizioni vengono poi archiviate), l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano.

18 NOVEMBRE 2011 – Iniziano negli uffici della Polizia scientifica a Roma le operazioni per repertare il materiale (capi di abbigliamento e altro) sul quale dovranno essere eseguiti esami e prelievi del Dna nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio.

18 FEBBRAIO 2015 – Dopo una serie di accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico e in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, per mancanza di prove certe, la procura di Cassino richiede l’archiviazione del procedimento.

13 GENNAIO 2016 – In seguito all’opposizione dei familiari della vittima, il gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valerio Lanna, dispone il proseguimento delle indagini, indicando quale “tema di approfondimento l’ipotesi investigativa dell’evento omicidiario all’interno della stazione dei carabinieri di Arce”.

30 LUGLIO 2019 – la procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per cinque persone: si tratta del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco e del maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine l’appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

13 NOVEMBRE 2019 – l’udienza preliminare davanti al gup di Cassino Domenico Di Croce che deve decidere sui rinvii a giudizio viene rinviata al 15 gennaio 2020 per un difetto di notifica. In udienza si costituiscono parte civile contro gli indagati i carabinieri, la figlia del brigadiere Santino Tuzi, Maria, il padre e la sorella di Serena Mollicone e altri familiari della 18enne. Tra gli indagati l’unico in aula è Francesco Suprano.

15 GENNAIO 2020 – La decisione del gup del Tribunale di Cassino sul rinvio a giudizio dei cinque imputati slitta ancora. Nell’udienza il gup Domenico Di Croce, dopo aver esaminato alcune eccezioni sollevate dai difensori degli imputati, ammette la costituzione di parte civile dell’Arma dei Carabinieri, dei familiari di Serena Mollicone e dei familiari del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida nel 2008, rinviando la discussione al 7 febbraio.

24 LUGLIO 2020 – Dopo 19 anni tra indagini, colpi di scena e archiviazioni, vengono rinviati a giudizio l’ex maresciallo dei carabinieri, all’epoca del delitto comandante della stazione di Arce, il figlio Marco, la moglie Annamaria e il maresciallo Vincenzo Quatrale (concorso in omicidio). Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi mentre per l’appuntato Francesco Suprano l’accusa è di favoreggiamento.

19 MARZO 2021 – Dopo un primo rinvio prende il via il processo ai 5 imputati davanti alla Corte d’assise. La prima udienza si celebra nel Tribunale di Cassino poi per problemi di spazio legati anche all’emergenza covid il procedimento si sposta in un’aula dell’università. Infine torna a svolgersi in Tribunale. Lunghissima la lista di testimoni, oltre 200.

4 LUGLIO 2022 – Dopo oltre 50 udienze le pm chiedono le pene per gli imputati: 30 anni per l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, 24 anni per il figlio Marco e 21 per la moglie Annamaria. Per il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Quatrale la richiesta è di 15 anni e per l’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano di 4 anni.

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