I “mastini della guerra”, secondo la celebre definizione di Frederick Forsyth, i mercenari, stanno vivendo una rinascita in Africa, ingaggiati per combattere in alcuni dei conflitti più intrattabili – e spesso ignorati – del continente. Forse il gruppo più famoso e famigerato è Wagner, una nebulosa rete che combina la forza militare con interessi commerciali e strategici, avanguardia delle ambizioni in espansione della Russia in Africa. Gli “orchestrali” della Wagner hanno subito frequenti accuse di tortura, uccisioni di civili e altri abusi.

I combattenti Wagner – legati a doppio filo col Cremlino – sono attivi nelle guerre del Mali, della Repubblica Centrafricana, del Mozambico, della Libia e del Sudan. Si alleano con l’autocrate locale e i comandanti della milizia che possono pagare i loro servizi in contanti, o con concessioni minerarie redditizie per minerali preziosi come oro, diamanti e uranio. Dalle miniere sudanesi e da quelle della Repubblica Centrafricana escono l’oro e i diamanti che al momento servono per comprare dollari americani dalla Cina per ripagare i debiti internazionali per salvare la Russia dal default e andare così avanti nella costosa guerra in Ucraina. Ma Wagner è molto più di un semplice scambio mercenari/oro. Operando attraverso una rete tentacolare di società di comodo, è diventata sinonimo di un ampio spettro di operazioni sostenute dal Cremlino in oltre una dozzina di Paesi africani. Wagner si immischia nella politica, sostiene gli autocrati e orchestra campagne di propaganda digitale. Dona cibo ai poveri e produce film d’azione ambientati in Africa. Ha persino organizzato un concorso di bellezza.

Il Cremlino nega qualsiasi legame con Wagner. Ma per diplomatici americani ed europei, così come la maggior parte degli esperti, è chiaro che Wagner è uno strumento non ufficiale del potere russo: un modo economico e innegabile per il presidente Vladimir Putin di arginare le sanzioni occidentali ed espandere la sua influenza in un continente in cui la simpatia per la Russia rimane ancora relativamente alta. “È un gioco di potere da parte della Russia”, chiarisce Pauline Bax, vicedirettore per l’Africa presso l’International Crisis Group. “Attraverso Wagner, vuole vedere fino a che punto può diffondere la sua influenza in Africa. Penso che i risultati abbiano sorpreso molte persone”. Wagner è emerso durante il primo assalto di Putin all’Ucraina nel 2014, quando i suoi mercenari hanno combattuto a fianco dei separatisti filo-russi nella regione del Donbass. Il suo comandante era Dmitry Utkin, un ufficiale in pensione delle forze speciali russe che si dice fosse affascinato dalla storia e dalla cultura nazista. Il nome del gruppo e l’identificativo di chiamata militare di Utkin sono ispirati dal compositore Richard Wagner, il preferito di Hitler. Alcuni dei combattenti del gruppo condividono questa ideologia: gli antichi simboli norreni preferiti dagli estremisti bianchi sono stati fotografati sull’equipaggiamento Wagner in Africa e Medio Oriente.

Wagner si è espanso in Siria nel 2015, con il compito di rafforzare il presidente Bashar al-Assad, mettere sotto controllo giacimenti di petrolio e gas, salvare il porto di Tartus sul Mediterraneo dove attracca la Marina russa. Il gruppo si è rivolto all’Africa nel 2017 sotto l’apparente guida di Yevgeny Prigozhin, un magnate russo noto come “il cuoco di Putin”. E’ stato incriminato dagli Usa nel 2018 con l’accusa di aver finanziato una fabbrica di troll russa accusata di ingerenza nelle elezioni presidenziali del 2016. Nell’Ue è stato sanzionato a partire dal 2020. In Africa, secondo funzionari occidentali, esperti e investigatori delle Nazioni Unite, Wagner ha iniziato a dare consigli ai dittatori vacillanti, a condurre campagne di disinformazione sui social media e a schierare squadre di falsi osservatori elettorali. Mentre le società collegate a Prigozhin hanno in gestione miniere d’oro e di diamanti. Wagner è nella Repubblica Centrafricana dal 2018 per proteggere il presidente assediato, Faustin-Archange Touadéra. Dopo aver addestrato le forze di sicurezza locali, ha aiutato l’esercito a respingere una grande offensiva islamista all’inizio del 2021. “Le president” non fa un passo senza la sua guardia presidenziale, sono tutti bianchi. Sono tutti uomini di Wagner.

I progressi sul terreno hanno però avuto un costo elevato: gli investigatori Onu hanno scoperto che gli uomini di Wagner hanno ucciso civili, saccheggiato case e sparato ai fedeli in una moschea. L’operazione si è concentrata sulle regioni in cui le società del signor Prigozhin stavano estraendo diamanti. In Libia, i combattenti Wagner hanno sostenuto un assalto fallito alla capitale, Tripoli, nel 2019 da parte di Khalifa Haftar, un ex sodale di Gheddafi assetato di potere. Migliaia di combattenti Wagner rimangono di stanza in quattro basi in tutta la Libia, per lo più vicino ai giacimenti petroliferi del paese. In Sudan, Wagner ha ottenuto concessioni per l’estrazione dell’oro e ha cercato, senza successo, di salvare il leader autocratico del Paese e grande amico di Mosca, il presidente Omar Hassan al-Bashir, che è stato rovesciato nell’aprile 2019.

Ora il principale partner sudanese di Wagner è il numero 2 del regime, il generale Mohamed Hamdan Dagalo (detto Hemmeti), un potente comandante paramilitare che è volato a Mosca alla vigilia della guerra in Ucraina per incontri con alti funzionari russi. E’ stato fotografato a Mosca il 24 febbraio (giorno dell’invasione in Ucraina) con il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Davvero importante se “quel” giorno Lavrov ha avuto del tempo da dedicargli. Wagner in Sudan ha concessioni su 2 miniere d’oro e una di diamanti. E Mosca ufficialmente sta costruendo una base navale militare sul Mar Rosso. Il russo, dopo l’arabo naturalmente, è la lingua più parlata a Khartoum. Si sente ovunque, hotel, ristoranti, pool club.

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