Dopo quello in Comune a Napoli, anche il gruppo consigliare M5s in Regione Campania si spacca. Dei sei eletti con il simbolo del Movimenti, la metà ha deciso infatti di seguire il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel progetto “Insieme per il futuro”. Come già anticipato, hanno aderito Valeria Ciarambino, Salvatore Aversano e Luigi Cirillo. Stando ai rumors delle ultime ore, non sarebbe esclusa l’ipotesi che Ipf possa entrare nella giunta di Vincenzo De Luca: una strada che fino a poco tempo fa sembrava impraticabile, ma che all’improvviso viene valutata dai vari attori in campo.

Si dicono invece “compatti con Conte” i tre consiglieri rimasti nel M5s Michele Cammarano, Vincenzo Ciampi e Gennaro Saiello. Per i 5 stelle il nuovo capogruppo sarà Michele Cammarano, il vice sarà Ciampi. “Il rispetto del mandato elettorale”, hanno dichiarato Cammarano, Ciampi e Saiello – è e resta un valore fondante del nostro impegno politico”. Per il Movimento 5 stelle, aggiungono, “oggi si apre una fase nuova, sotto la guida del nostro capo politico Giuseppe Conte, la cui leadership è stata legittimata da oltre il 94% degli iscritti”. Proprio la Campania è considerato l’epicentro della faida nel M5s, con lo scontro tra Di Maio e l’ex collega Roberto Fico che da tempo ormai si scontravano nella gestione dei territori. Ecco perché le prossime evoluzioni locali sono destinate ad avere effetti anche a livello nazionale. Per quanto riguarda la situazione sui territori, oggi si è registrata un’altra defezione per il Movimento: la capogruppo M5s in Abruzzo e due volte candidata alla presidenza della Regione Sara Marcozzi ha deciso di aderire alla scissione del ministro degli Esteri. Del gruppo consiliare regionale dei 5 stelle, è l’unica a passare con Di Maio. Restano invece pentastellati i consiglieri Francesco Taglieri Sclocchi, Barbara Stella, Pietro Smargiassi, Domenico Pettinari e Giorgio Fedele. Infine, in queste ore, a spiegare la decisione di restare con Di Maio è stato i sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: “Ho uno spiccato senso di rispetto per lo Stato e per le istituzioni”, ha detto a SkyTg24, “quindi appartengo a un’ala governista, senza se e senza ma, in un momento in cui dobbiamo essere tutti dei soldati. E’ un momento duro, stiamo uscendo dalla pandemia, vi è una guerra a pochi chilometri da noi, serve vicinanza e chiarezza in ogni scelta governativa”.

Tra i movimenti locali, da segnalare anche il caso di Assemini in Sardegna. Qui è infatti caduta anche l’ultima roccaforte pentastellata. Sabrina Licheri si è dimessa da sindaca di Assemini, nella città metropolitana di Cagliari, a un anno dalla scadenza naturale del mandato, mettendo così fine a nove anni – i primi cinque con Mario Puddu – di dominio incontrastato dei 5 stelle. Un passaggio che non c’entra nulla con la recente scissione a livello nazionale, ad ogni modo il passo indietro è il segnale che le cose nel Movimento non stanno funzionando. La spiegazione ufficiale è stata la stessa Licheri a fornirla. “La nostra amministrazione non ha più la forza numerica necessaria per portare a compimento il mandato che dovrebbe concludersi in maniera naturale a giugno 2023 – scrive nel suo profilo Facebook – cinque consiglieri di maggioranza hanno deciso di voltare le spalle alla maggioranza, di tradire il loro mandato, avviando una crisi politica in sede di approvazione del bilancio comunale, bloccando ogni progetto in attesa di risorse”. Ora Sabrina Licheri ha venti giorni di tempo per riflettere, ma difficilmente tornerà sui suoi passi. D’altro canto, spiega, “ulteriori sforzi per avere la forza numerica necessaria, non sarebbero compatibili con i nostri principi, valori, con la nostra coerenza e con il nostro modo di intendere e fare politica. Per questo, per il rispetto e per il bene che vogliamo al nostro Paese, facciamo un passo indietro”. Assemini è stato il primo Comune sardo amministrato dal Movimento 5 stelle nell’Isola, tra i primi in Italia. Poi ci sono stati Porto Torres e Carbonia, ora però entrambi governati da altre forze politiche.

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