La richiesta che il governo “si impegni in una de-escalation militare” in Ucraina e che il “Parlamento sia coinvolto sulle armi” da inviare. E la diffida, ufficiale, nei confronti di Luigi Di Maio perché “cessi le esternazioni che ledono l’immagine del Movimento“. Il Consiglio nazionale M5s, dopo una riunione notturna di quattro ore e al termine di una mattina di nuove accuse incrociate tra i leader, ha diffuso una nota che chiarisce la linea politica dei 5 stelle e prende posizione sul ministro degli Esteri. Un documento, voluto da Giuseppe Conte, e che arriva dopo le accuse del titolare della Farnesina sulle presunte posizioni “anti-Nato” dei suoi colleghi. Non c’è stata, come previsto, l’espulsione dell’ex capo politico, ma il messaggio è molto chiaro: i vertici contestano la “lesione dell’immagine”, uno dei pochi aspetti che potrebbero portare effettivamente alla cacciata dal M5s.

Per il momento però rimane lo stallo. In mattinata il presidente 5 stelle della Camera Roberto Fico, nonché uno dei personaggi più influenti nel partito, ha dichiarato pubblicamente la sua “rabbia e delusione” per le parole di Di Maio. E ha definito “stupidaggini” le accuse. A lui ha replicato il portavoce di Di Maio, meravigliato “dalle accuse da parte di chi ricopre cariche istituzionali”. Insomma lo scontro ormai è aperto e non risparmia nessuna figura dentro il Movimento. Beppe Grillo, atteso a Roma per giovedì, tace ma ha fatto trapelare la sua “irritazione” con l’agenzia Adnkronos. Intanto la battaglia più importante si consuma in Parlamento: i gruppi di maggioranza dovranno arrivare alla mediazione su una risoluzione che metta d’accordo tutti. E servirà un compromesso tra le posizioni del governo e le richieste M5s, altrimenti si arriverà alla rottura.

Quali punti i 5 stelle vogliono nella risoluzione di maggioranza – In queste ore di trattative nella maggioranza che sostiene il governo, l’attesa è soprattutto sulle richieste che il M5s porterà al tavolo. Il Consiglio nazionale nel documento diffuso nel primo pomeriggio ha messo nero su bianco i due punti principali: si auspica, scrivono, “che l’intero Parlamento o, quantomeno, i gruppi parlamentari che sostengono il governo possano convenire sulla necessità di: a) una de-escalation militare in favore di una escalation diplomatica che porti al più presto a un cessate il fuoco e, in prospettiva, a una definizione pacifica del conflitto in atto; b) di un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento con riguardo alle linee di indirizzo politico che verranno perseguite dal governo italiano nei più rilevanti consessi europei e internazionali, inclusa l’eventuale decisione di inviare a livello bilaterale nuove forniture militari, funzionale a rafforzare il mandato del Presidente del Consiglio in tali consessi”.

La diffida a Di Maio – Per quanto riguarda invece Di Maio, quella del Consiglio nazionale è una vera e propria diffida. “Queste esternazioni distorcono le chiare posizioni assunte in questa sede il 16-17 maggio (e prima ancora dello scorso 26 aprile), e oggi integralmente ribadita, sempre all’unanimità”, si legge. In particolare, “le dichiarazioni circa una presunta volontà del M5s di operare un “disallineamento” dell’Italia rispetto all’Alleanza euro-atlantica e rispetto all’Unione Europea sono inveritiere e irrispettose della linea di politica estera assunta da questo Consiglio Nazionale e dal Movimento, che mai ha posto in discussione la collocazione del nostro Paese nell’ambito di queste tradizionali alleanze”. Queste dichiarazioni, “unitamente a quelle che evocano un clima di incertezza e di allarme in materia di “sicurezza nazionale” e quindi di instabilità del nostro Paese, sono suscettibili di gettare grave discredito sull’intera comunità politica del M5s, senza fondamento alcuno”. Senza fondamento, ovvero: “La nostra posizione – ribadita in ogni occasione – è invece saldamente ancorata alla Carta delle Nazioni Unite, all’appartenenza euro-atlantica dell’Italia e costantemente orientata a rafforzare il processo di integrazione dell’Unione Europea, e auspica fortemente un deciso protagonismo del nostro Paese, nel quadro di queste tradizionali alleanze, al fine di favorire un’escalation diplomatica che, unitamente alla rigida applicazione delle sanzioni contro il regime russo, contribuisca alla soluzione diplomatica e politica del conflitto ucraino”. E concludono: “Il Consiglio Nazionale, pertanto, confida che cessino queste esternazioni lesive dell’immagine e della credibilità dell’azione politica del Movimento 5 Stelle”.

Il richiamo per il salario minimo – Nella lunga nota del Consiglio nazionale, i vertici M5s parlano anche della situazione economica e rilanciano anche le misure economiche su cui chiedono un intervento rapido e immediato. “Il combinato disposto del caro bollette”, si legge ancora, “della bolla inflazionistica, di un costo del denaro crescente, di una maggiore onerosità dello Stato italiano, rispetto al passato, di finanziarsi sui mercati internazionali, sono fattori destinati ad aggravare la condizione delle imprese italiane e di sempre più ampie fasce della popolazione, che richiede interventi ampi e organici da parte del Governo che vorremmo discutere urgentemente”. E in particolare: “Occorre intervenire con urgenza per assicurare un salario minimo a una platea molto ampia di lavoratori che hanno paghe molto modeste e una più ampia politica salariale che possa garantire buste paga più pesanti ai lavoratori”.

La linea politica sulla guerra: riconfermate le posizioni del 16-17 maggio – Il Consiglio nazionale è partito dicendo che la linea politica rimane quella “definita all’esito della riunione del 16-17 maggio 2022“. E quindi hanno diffuso nuovamente quanto stabilito in quella sede. Il documento ribadisce la condanna per “l’aggressione militare condotta dalla Russia contro l’Ucraina” e “i ripetuti attacchi arrecati dalle forze militari russe alla popolazione e alle infrastrutture civili”. Poi considera “necessarie le sanzioni alla Russia” e “il perseverare negli aiuti umanitari”. Quindi insiste nel chiedere “che l’Italia si faccia interprete e sia protagonista di una nuova fase degli sforzi diplomatici in tutte le sedi internazionali affinché sia scongiurato il rischio di una escalation militare e siano invece promosse serie e credibili negoziazioni diplomatiche, che valgano a evitare che il confitto attuale deflagri in uno scontro militare di proporzioni sempre più vaste e incontrollabili”.

A proposito delle armi, il nodo più contestato nelle scorse ore, il Consiglio nazionale afferma “di ritenere assolutamente opportuno che l’Italia, dopo avere già inviato varie forniture” ora “concentri i suoi sforzi sul piano diplomatico, promuovendo, in particolare, un’azione sinergica anche con altri Paesi europei per giungere a una soluzione equilibrata, equa e sostenibile”. Quindi si ritiene “necessario – dopo quasi tre mesi di confitto nel cuore dell’Europa, con uno scenario in continua evoluzione – un confronto in Parlamento tra le varie forze politiche, con la possibilità di pervenire a un atto di indirizzo del Parlamento che possa contribuire a rafforzare l’azione politica del Governo in tutti i consessi internazionali e a perseguire un indirizzo ampiamente condiviso dal Governo e dal Parlamento”. E a questo proposito, si ritiene “non sufficiente il vaglio parlamentare che è stato effettuato in corrispondenza del c.d. “decreto Ucraina”, che risale ai giorni immediatamente successivi all’aggressione militare russa, e che non tiene conto dei mutamenti nel frattempo intercorsi e delle strategie che si stanno delineando anche a livello internazionale”. E conclude: “Il Movimento chiederà che il presidente del Consiglio dei ministri venga in Parlamento a riferire sulle iniziative sin qui attuate e su quelle programmate in modo che ci sia piena condivisione dell’indirizzo politico a tutti i livelli istituzionali”.

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