Una riunione d’emergenza del Consiglio nazionale M5s per decidere come rispondere alle accuse, pesantissime, di Luigi Di Maio. Mai nel Movimento si era arrivati una tensione interna così alta, tanto da rendere possibile una scissione dei gruppi, e ora la prossima mossa tocca a Giuseppe Conte. Ieri il ministro degli Esteri si è ufficialmente dissociato dalla bozza di risoluzione di alcuni senatori 5 stelle che chiedeva lo stop all’invio di altre armi in Ucraina. “Una parte del Movimento mette a rischio la sicurezza dell’Italia”, ha dichiarato da Gaeta. Nessuna replica ufficiale è arrivata dall’ex premier, ma per lui hanno parlato tre vicepresidenti. Sono stati infatti Riccardo Ricciardi e Michele Gubitosa, con interviste a La Repubblica e La Stampa, a mettere nero su bianco la gravità della spaccatura interna ai Cinque Stelle. A loro si è poi unita Alessandra Todde. Decisivo, in un senso o in un altro, sarà il vertice d’urgenza convocato per le 21: all’ordine del giorno la linea politica del Movimento. E, anche se ormai Di Maio viene definito come “uno che si è messo fuori da solo dal Movimento”, non sarà il caso questa sera: il consiglio nazionale infatti non ha il potere di procedere con l’espulsione del titolare della Farnesina, ma potrà porre delle questioni e magari procedere con un atto di “sfiducia”. Una seconda tappa sarà nell’assemblea congiunta di senatori e deputati in programma per mercoledì 22 giugno. Nel mezzo però ci saranno le comunicazioni di Mario Draghi al Parlamento e, molto probabilmente, il voto sulla risoluzione di maggioranza che potrebbe spaccare definitivamente il M5s.

I vice di Conte contro Di Maio – Oggi a esprimere chiaramente i disagi interni, sono stati tre vicepresidenti su cinque. Per Ricciardi, Luigi Di Maio è “da tempo un corpo estraneo” e sta “facendo un percorso personale” che “lo pone al di fuori” dal Movimento. Gubitosa, invece, parla di “punto di non ritorno” e afferma che il ministro degli Esteri “ha pianificato la sua uscita”, definendo “fango” le sue esternazioni, “guerra personale” quella che sta portando avanti, e concludendo: “Mi sto domandando se possiamo ancora consideralo un ministro in quota Cinquestelle”. La divergenza nell’aria da tempo si consuma attorno alla bozza di risoluzione sull’invio di armi in Ucraina, che per Di Maio allontana l’Italia dall’ancoraggio alla Nato e all’Unione Europea. “Conte da premier e anche adesso ha sempre rivendicato un forte rispetto della Ue e dell’Alleanza atlantica. Si tratta quindi di un attacco strumentale ed è grave che Di Maio utilizzi la sicurezza del Paese per attaccare i 5 Stelle”, spiega Ricciardi. “Il Papa è filorusso o putiniano? Non mi pare, eppure anche lui ha posto il tema – aggiunge – Non si tratta di essere anti-atlantici ma di provare a dare prospettive diverse alla Ue e alla Nato. Se due anni fa criticavi Trump eri anti-americano? Di Maio sta insultando la sua comunità politica”.

Per questo, sottolinea, “riteniamo occorra una profonda riflessione perché da tempo, per sua responsabilità, è un corpo estraneo al Movimento”, dice riferendosi al ministro degli Esteri accusandolo di aver intrapreso un “percorso personale che lo pone al di fuori dai 5 Stelle, un partito che sta facendo le proprie scelte votandole a stragrande maggioranza”. Parlando di un’eventuale espulsione del ministro degli Esteri dal Movimento Ricciardi dice che “personalmente ritengo che occorra prendere provvedimenti, magari coinvolgendo la rete o comunque il Consiglio nazionale”. E ricorda: “Da capo politico Di Maio ha espulso persone per cose molto, molto meno gravi”. Dopo le vicende del Quirinale, conclude, “a Di Maio si è dato il margine per rientrare nella dialettica interna, purtroppo per l’ennesima volta sta dimostrando che è difficile andare avanti così – conclude – Ora parla di partito dell’odio, a me fa specie che a dirlo sia chi dava del partito dell’elettroshock al Pd”.

Il Consiglio nazionale del Movimento, aveva un’altra vice di Conte, Alessandra Todde, era una questione imminente. E infatti poco dopo è stato convocato per domenica sera: “Se c’è l’ipotesi di mettere in discussione il ruolo di Di Maio nel Movimento? Non è quello il punto, ma le posizioni che sta prendendo lui pubblicamente senza confronto interno”, ha detto la vice-ministra dello Sviluppo Economico. A suo avviso è “pretestuoso dire che la nostra forza politica può costituire un problema per la sicurezza nazionale”, “lo trovo gravissimo” e “parte di un percorso che si pone in contrapposizione con linea che il M5s sta portando avanti in questo momento”, dice a SkyTg24. “Quale percorso vuole fare Di Maio? Questo lo dovete chiedere a lui, non sono nella sua testa. Ma se ci sono dichiarazioni così forti non supportate da fatti è evidente che sta perseguendo obiettivi personali”, sostiene la vice ministra al Mise sottolineando che “sta indebolendo” e “mettendo in discussione tutta la nostra comunità”.

Di “punto di non ritorno” parla anche Gubitosa, secondo il quale l’ex leader “ha pianificato la sua uscita dal Movimento Cinquestelle”. Conte, sottolinea, “ha avuto il consenso del 95% degli iscritti, ma evidentemente c’è qualcuno che, abituato a fare il capo politico quando era il solo a decidere, non riesce ad accettare che oggi il Movimento abbia una struttura democratica e dei luoghi in cui vengono condivise le linee”. E definisce “inaccettabile il fango che getta sul Movimento” perché il M5s “non è stato mai anti-atlantista”. Secondo Gubitosa, è “gravissimo” che “un ministro inventi falsità sulle linee del suo partito e poi critichi quelle linee che lui stesso inventa”. Insomma: “Fa tutto da solo – prosegue – La cosa grave è che il ministro faccia allarmismo: pur di portare avanti una guerra personale contro i leader del partito ha creato un allarme nazionale dicendo che l’Italia è in pericolo. Può un ministro degli Esteri mettere in mezzo la sicurezza degli italiani pur di portare avanti una sua battaglia politica perché non ottiene ciò che vuole?”. Quindi una sorta di avviso: “Nelle ultime 24 ore da vicepresidente del M5s mi sto domandando se possiamo ancora consideralo un ministro in quota Cinquestelle”.

Il fronte opposto: da Di Nicola al questore D’Uva – Dal lato opposto, il senatore Primo Di Nicola spiega che sulla risoluzione – una bozza che per la viceministra Alessandra Todde definisce “vecchia” – non è stato coinvolto nessuno: “Ne avevamo sentito parlare e per questo avevamo messo le mani avanti da giorni, chiedendo che non ci fosse un atto autonomo di questo tipo”. Si tratta di una risoluzione, dice Di Nicola, “che potrebbe spaccare la maggioranza, probabilmente far cadere il governo e disallineare l’Italia dalle sue alleanze storiche europee e atlantiche”. E avvisa: “Se si vuole portare l’Italia fuori dalle posizioni storiche in politica estera, è chiaro che non si può convivere, in gioco c’è il destino del Paese. Su un tema così nobile ci può essere anche una scissione”. Per il senatore nel M5s “purtroppo continuano ad emergere posizioni da terzomondismo e anti-americanismo d’annata. Magari solo per guadagnare nei sondaggi”.

In difesa di Di Maio si è esposto anche il questore e deputato M5s Francesco D’Uva: “Ritengo inopportuno”, si legge in una nota, “che una forza politica di maggioranza attacchi, con particolare livore, il suo ministro degli Esteri per posizioni che proprio oggi alcuni esponenti dicono di sostenere. Infatti, sono stati gli stessi vertici M5s a dichiarare oggi di essere atlantisti ed europeisti e che il Movimento 5 stelle non vuole mettere a rischio la collocazione atlantica del nostro Paese”. E ancora: “Alla luce di queste dichiarazioni, quindi, non si comprende bene né su cosa si basino gli attacchi al ministro Di Maio, né la posizione del Movimento 5 Stelle in politica estera. Di giorno atlantisti ed europeisti, di notte attenti accusatori pronti a puntare il dito contro Di Maio”. E ha chiuso: “I vertici del Movimento 5 Stelle facciano chiarezza sulla linea che si intende seguire, con trasparenza e onestà intellettuale. In gioco c’è la serietà dell’intero Paese e la nostra sicurezza”.

Per il ministro degli Esteri, oltre a uno dei suoi fedelissimi Sergio Battelli, ha parlato anche il deputato Mattia Fantinati: “Il contraddittorio è il sale della democrazia, se gli attuali vertici del Movimento non capiscono che aprirsi al confronto sulle opinioni di uno dei massimi esponenti del nostro partito, Luigi Di Maio, è un arricchimento, forse il Movimento è cambiato ed è diventato quello che per anni abbiamo osteggiato e combattuto”.

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