Milano si tinge di arcobaleno e chiede diritti per tutti, garanzia di democrazia e libertà”. Prende il via il calendario della Pride Week con iniziative diffuse su tutta la città, un focus sui 50 anni dalla manifestazione di Sanremo ’72, ma anche diritti internazionali, salute e momenti per i più piccoli. “Il 2 luglio una nuova parata porterà i colori della comunità LGBTQIA+ per le strade per arrivare in Arco della Pace”. Parole riportate da Milano Pride e ribadite durante la conferenza stampa tenutasi a Palazzo Marino. Introdotti da Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del comune di Milano, che ha ribadito come il capoluogo lombardo voglia essere a fianco di chi lotta per i diritti civili per contrastare ogni forma di discriminazione e di violenza, sono intervenuti Fabio Pellegatta di ArciGay Milano, Alice Redaelli di Milano Pride e Guglielmo Giannotta di Coordinamento Arcobaleno, portando le loro testimonianze e le loro proposte riguardo la comunità LGBTQIA+ e il rapporto con le istituzioni, con temi che variano dall’educazione alla tutela dei membri della comunità.

La conferenza ha inoltre dato ufficialmente il via alla Pride Week: 17 giorni di eventi in attesa della parata finale del 2 luglio – che partirà da via Vittor Pisani per poi terminare all’Arco della Pace – nella quale verranno espresse le rivendicazioni di membri della comunità e delle associazioni, con lo scopo d’informare e sensibilizzare principalmente su temi quali sessualità, identità di genere, lotta a bullismo e discriminazioni di ogni tipo, proponendo workshop, proiezioni di film, eventi musicali e letture di fiabe per i più piccoli.

Oltre ad aver introdotto il programma della Pride Week, i rappresentanti delle sigle LGBTQIA+ invitate a Palazzo Marino hanno voluto ricordare l’importanza storica del Pride del 2022 che cade durante il 50esimo anniversario dal primo Pride italiano, avvenuto a Sanremo nel 1972, considerato la “Stonewall italiana”. Un evento che ha permesso di fare un excursus di quelli che sono stati i traguardi raggiunti dalla comunità e ciò che la stessa chiede per il futuro. “Il movimento si è mosso proprio per dimostrare e rivendicare la nostra esistenza, il nostro diritto a esprimerci tramite atti politici – ha affermato Fabio Pellegatta di ArcyGay Milano – Questo è avvenuto 50 anni fa, mentre oggi ci troviamo ancora di fronte a situazioni che non rendono giustizia ai membri della comunità. Serve insistenza e perseveranza, scuotendo le istituzioni, non avendo paura di essere critici ed esigendo dalle stesse istituzioni ciò a cui noi auspichiamo, ossia diritti e non privilegi. I Pride sono stati delle lotte per la costruzione della civiltà, della democrazia, dei diritti per tutti e tutte e motore di un vero e proprio progresso per la vita civile”.

L’importanza della politica è un fattore ripreso anche da Guglielmo Giannotta, ragazzo trans e rappresentante di Coordinamento Arcobaleno, dicendo che “una società che lascia indietro e non tutela i suoi cittadini rischia di subire il contraccolpo di questa sua scelta. La comunità LGBTQIA+ ha portato un valore sociale collettivo e tramite l’ausilio delle istituzioni si potrebbe fare molto di più”. Una richiesta che Giannotta ha voluto concentrare soprattutto su informazione e sensibilizzazione sul virus dell’Hiv, sull’educazione sessuale e sull’identità di genere nelle scuole, auspicando infine un rinnovamento legislativo riguardo la condizione delle persone trans “affinché sia garantito loro il principio di autodeterminazione”, in riferimento alle difficoltà burocratiche che incontrano queste persone per il cambio d’identità.

Ultimo tema che non è sfuggito all’attenzione dei partecipanti alla conferenza stampa ha riguardato lo stretto legame tra diritti civili e diritti sociali. Alice Radaelli – intervistata da ilfattoquotidiano.it – ha ricordato quanto sia importante l’intersezionalità del Pride, in riferimento anche all’attuale situazione lavorativa e occupazionale nel Paese: “il Milano Pride, oltre a essere l’evento della comunità LGBTQIA+, porta avanti tutte le tematiche riguardanti la lotta alle discriminazioni, da quelle di genere a quelle razziali, includendo anche quelle di classe. È soltanto con una loro completa eliminazione che saremo in grado di non lasciare indietro nessuno. Gli interventi dal palco dell’Arco della Pace, al termine del corteo, saranno infatti incentrati sui diritti nel loro complesso, includendo ogni singola minoranza”.

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