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Ultimo aggiornamento: 11:32 del 19 Maggio 2022

Stefania Craxi, quando la nuova presidente della commissione Esteri elogiava Putin: “Propone un modello alternativo. Ecco perché mi piace”

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Sta facendo discutere l’elezione di Stefania Craxi a presidente della commissione Esteri del Senato grazie ai voti del misto e del centrodestra, dopo che Vito Petrocelli è stato espulso dal Movimento 5 stelle per un Tweet in cui aveva aveva scritto “LiberaZione” con la zeta maiuscola diventata simbolo delle truppe russe. Nonostante oggi assicuri che “la nostra politica estera deve essere filo-atlantica senza tentennamenti”, in passato la senatrice non ha fatto mistero di apprezzare Putin.

Alla presentazione del libro del direttore del Tg2, allora vice del Tg1, Gennaro Sangiuliano, dal titolo “Putin, vita di uno Zar”, nel 2016, la senatrice di Forza Italia, parlava di Putin come di un “leader che nasce dal nulla, un outsider che si afferma dopo un lungo travaglio”, sottolineando che, a lei, l’attuale presidente russo “piace”. “Quello che mi piace di Putin è il suo proporre un moderno alternativo alla globalizzazione imperante, tentando anche di imporre schemi differenti agli attuali modelli di uniformità culturale – diceva – Che strano e bello un leader che parla di valori di orgoglio nazionale, di sentimenti”.

Parlando della Crimea, che nel 2016 era già stata annessa alla Russia da due anni, Craxi diceva: “Certamente le azioni di forza vanno condannate, però la vicenda della Crimea e dell’Ucraina non sono frutto di un’aggressione russa tout court ma di un’aggressione fatta da parte dell’occidente che pretendeva che l’Ucraina diventasse un avamposto dell’occidente e addirittura aderisse al Patto Atlantico. Era ovvio che ci sarebbe stata una reazione”.

Infine, secondo la senatrice, Putin andava visto come una “guida autorevole, capace di risollevare in Russia sentimenti patriottici. Ha plasmato anche un’identità nazionale nuova, tenendo insieme lo stemma e il nastrino zarista, l’inno nazionale russo però con nuove parole, la bandiera che fu quella di un breve periodo democratico. Quindi una nuova definizione di un’identità russa però molto forte”.

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