Il gol è bello, un pallonetto a Zenga che porta la Juventus in vantaggio e rimanda la festa, ormai imminente, dell’Inter dei record. Un gol da festeggiare col vinho verde, come per quelli segnati già in Coppa Uefa, ma ormai Alessandro Spillo Altobelli non abita più con lui, e difficilmente avrebbe brindato per un gol all’Inter in ogni caso. In effetti assomiglia molto a quel tipo di vino Rui Gil Soares de Barros, detto semplicemente Rui Barros, centrocampista offensivo della Juve di Dino Zoff, in gol contro l’Inter il 7 maggio del 1989: un vino semplice, con poche pretese, ma piacevole e frizzantino il vinho verde, un ragazzino semplice e modesto, piccoletto ma frizzantino in campo Rui Barros.

Nel destino ha, in qualche modo, l’estetica: papà è un falegname e prova a insegnargli il mestiere, lui è bravo nell’intaglio, il decoro degli oggetti in legno… ma con la palla è meglio ancora. È basso, assai: neanche 160 centimetri, perciò per quanto palla al piede faccia vedere cose egregie – e a velocità supersonica – le squadre lo guardano con diffidenza. Comincia col calcio a 5, poi punta su di lui il Paços de Ferreira e infine arriva il Porto: nulla di che, intendiamoci, è un’offerta per far parte delle giovanili dove si prevede solo il rimborso dell’autobus, e per farlo desistere il Paços gli offre un contratto da professionista, ma lui sceglie il fascino dei Dragoes.

Ma alzato il livello si alzano pure le difficoltà: per quanto bravo Rui soffre la poca fisicità e il Porto lo manda sempre in prestito. A Covilha prima, poi al Varzim e lui a dir la verità gioca bene. Intanto alla casa madre saluta Futre, comprato dall’Atletico Madrid per 11 miliardi di lire: mister Tomislav Ivic assicura che il sostituto di quel fuoriclasse amatissimo dai tifosi ce l’ha in casa, è proprio quel piccoletto. Ne nasce una stagione memorabile: il Porto vince il campionato, la coppa portoghese, l’Intercontinentale e la Supercoppa Europea, Rui Barros – con 12 gol in campionato, un gol decisivo in Supercoppa Europea contro l’Ajax e tantissimi assist per i compagni – viene eletto calciatore portoghese dell’anno. Sembrerebbe l’inizio di un avventura duratura, ma a sorpresa la sua storia col Porto si interrompe subito.

La Juventus deve rifarsi dalla stagione negativa con Marchesi. Punta su Zoff e sul mercato si cerca il colpo per far innamorare la tifoseria. Si parla di Futre, si narra di accordo a un passo con l’ala del Psv vincitore della Coppa dei Campioni, Vanenburg. Ma di fatto a metà luglio, alla vigilia del ritiro, alla corte di Zoff sono arrivati solo Galia e Marocchi con Spillo Altobelli svincolato dall’Inter. A sorpresa arriva l’annuncio: il campione acquistato dalla Juve è Rui Barros per 7 miliardi di lire. E a chi fa notare a Boniperti che forse il ragazzo è troppo “piccolino” per il calcio italiano, lui risponde che “le corazzate si abbattono anche coi missili piccoli”. Piccolo sì, ma con qualcosa di troppo per Boniperti: quei riccioloni da puttino proprio non piacciono al presidente che un attimo dopo la firma del contratto lo spedisce con l’auto privata dal suo barbiere.

A Rui non dispiace: “Dovevo tagliarli comunque”, dice quel ragazzo semplice partito dal Portogallo giovanissimo, spaventato e con una busta con biscotti e salsicce preparatagli da mammà per affrontare il viaggio. E alla Torino bianconera non dispiace Rui: con Altobelli forma una bella coppia in campo e inizialmente condivide con Spillo anche l’appartamento. Diventeranno molto amici: tanto da brindare con il vinho verde al primo gol europeo di Rui Barros, addirittura di testa contro l’Otelul Galati. Gioca bene il funambolo tascabile alla corte di Zoff: tanti assist, bei dribbling e una stagione da 15 gol, 12 in campionato (miglior marcatore della Juve), 2 in Coppa Uefa e 1 in Coppa Italia.

Il secondo anno senza Spillo accanto, sostituito da Schillaci, non ha lo stesso impatto: in campionato segna solo due gol, una doppietta importantissima al Milan con 50 metri palla al piede di fuga solitaria prima del gol, mentre in Coppa Uefa va meglio, contribuendo con gol fondamentali e assist decisivi alla vittoria finale. Il cambio al vertice alla Juventus, con l’arrivo di Luca di Montezemolo che punta su Maifredi, lo farà finire ai margini: i tifosi si schierano contro la sua cessione, ma è inutile.

Gli piacerebbe rimanere in Italia, magari seguire Zoff alla Lazio, ma la dirigenza sa bene quanto sarebbe deleterio vendere un giocatore notoriamente forte a un club italiano: il rischio che faccia bene è alto, e ciò si trasformerebbe inevitabilmente in un motivo di critica da parte dei tifosi. Rui sceglie il Monaco, con Wenger, e assieme a Weah vince una Coppa di Francia, poi passa al Marsiglia di Tapie ma esplode lo scandalo Valenciennes e allora torna al Porto. Vince cinque campionati di fila, più quattro Supercoppa e 2 volte la Coppa del Portogallo: insomma, il vinho verde non lo ha stappato solo con Spillo Altobelli.

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