Netflix perde (pochi) abbonati, il titolo cala (parecchio) in borsa ed ora si prospettano abbonamenti con pubblicità. Piccole crepe nel muro multimilionario dello streaming di serie e film online. E come sempre, quando si parla di titoli quotati in Borsa, è sulla fiducia di quello che accadrà che si fanno e disfano ricavi possibili. Già perché come segnalano tutti i siti economico-finanziari del mondo anglosassone la perdita di 200mila abbonati dichiarata da Netflix è relativamente una briciola rispetto ai 221,6 milioni di abbonati nel mondo, ma va registrata come la prima volta in dieci anni che questo accade. Nella sua periodica comunicazione agli investitori Netflix ha spiegato di avere archiviato il primo trimestre del 2022 con 200mila abbonati in meno rispetto a quanti ne aveva nei tre mesi precedenti. Questo significa che il gigante dello streaming non è riuscito ad aggiungere i previsti 2,5 milioni di iscritti nel medesimo periodo e che prevede un’ulteriore riduzione del numero di abbonati nel trimestre in corso, stimando almeno 2 milioni di iscritti in meno.

Insomma, è su quello che potrebbe accadere sul breve e medio termine che cominciano a scricchiolare alcune certezze. Intanto il titolo Netflix sui vari listini finanziari è calato all’improvviso del 25%, cifra che con le perdite sofferte ad inizio anno si trasforma in quattro mesi come un meno 40%. Nel quartier generale di Netflix, allora, si cerca di fare necessità virtù. Intanto provando a capire quali possano essere le cause di questa stagnazione degli abbonati. Il principale imputato, quindi, oltre alla naturale concorrenza delle altre società di media entrate nel mondo dello streaming (Disney in primis), come alcuni strambi macrofattori (“la crescita economica lenta, l’aumento dell’inflazione, addirittura eventi geopolitici come l’invasione russa dell’’Ucraina”), sembra essere la famigerata password condivisa tra familiari o amici. “Oltre ai nostri 222 milioni di famiglie paganti, stimiamo che Netflix sia condiviso con oltre 100 milioni di famiglie aggiuntive, di cui oltre 30 milioni nella regione Stati Uniti/Canada”, ha affermato la società. Eccoci allora alla soluzione classica: “Miglioreremo il servizio”. Affermazione che vuole dire tutto e anche il suo contrario.

Già, perché al di là del fumo negli occhi di sciocchezzuole come “lo sviluppo dell’eccellenza creativa” o l’introduzione del “doppio pollice all’insù” per giudicare i film, pare che l’unico modo per risalire la china sarà quella di “consentire ai membri che condividono un abbonamento al di fuori della propria famiglia di farlo in modo facile e sicuro, pagando anche un po’ di più“. Insomma, niente più amici portoghesi. Ma non è tutto. “Coloro che hanno seguito Netflix sanno che sono stato contrario alla presenza della pubblicità e sono un grande fan della semplicità degli abbonamenti – ha affermato il CEO di Netflix, Reed Hastings. “Ma per quanto ne sia un fan, sono anche un grande fan dei consumatori a cui piace avere un prezzo più basso. Questi consumatori infatti sono tolleranti alla pubblicità per ottenere ciò che cercano e vogliono dal nostro servizio”. Hastings stima che l’inserimento pubblicitario potrebbe arrivare entro un anno o due.

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