Le truppe russe convergono da giorni sul Dobass, dove potrebbero materializzarsi 170mila uomini di 90 divisioni, tra nuovi reclutamenti e i soldati prima dispersi sui diversi fronti con cui era partita l’invasione. Alle loro spalle le brigate dei ferrovieri riparano le linee utili al munizionamento, dal confine con la Russia entrano forze fresche che i distretti reclutano richiamando personale in congedo ormai da dieci anni. Almeno su questo ci sono pochi dubbi: la campagna d’Ucraina evolve verso la “grande offensiva”, quella volta alla conquista definitiva dei territori russofoni che Mosca rivendicava come obiettivo dell’invasione, e dove però – va ricordato – si combatte duramente dal 24 febbraio 2022 e a bassa intensità e senza soluzione dal 2014. Gli analisti si dividono sulle evoluzioni a breve. Sul fatto cioè che questo repentino cambio di strategia di Mosca possa portare al redde rationem di una grande battaglia frontale, quel “corpo a corpo” da Seconda guerra mondiale che possa risolvere il conflitto.

Come per le perdite al fronte, i numeri veri di quel che si prepara li ha, forse al 90%, l’intelligence occidentale. Ma si guarda bene dal farlo sapere, salvo la parte che ritiene utile. Idem sulla reale capacità degli aggrediti di respingerle: Mariupol, data per spacciata, lo fa da otto settimane e ora, al 47esimo giorno di assedio, subisce l’invasione via mare e invia drammatici messaggi sull’esaurimento delle risorse. Un altro segnale che il Cremlino ha cambiato radicalmente strategia, mettendo in campo anche un diverso mix di armi, uomini e tattica, laddove l’invasione iniziale era fallita per probabili errori di valutazione, mezzi obsoleti, problemi logistici.

IL COMANDO – Dalle mappe ufficiali rilasciate dai governi occidentali, come quello britannico, si osservano le grandi manovre in corso delle forze russe attorno al territorio contesto. Tra le novità rilevanti, sostengono gli esperti, la scelta di chi le comanda. Per domare il distretto militare meridionale e porre fine alla “caotica” gestione degli attacchi lanciati sui fronti interni, Putin ha deciso un comando unificato: la scelta è caduta sul generale d’armata Aleksandr Dvornikov che vanta credenziali per le operazioni in Siria dove non si faceva cura di bombardare al tappetto tutto pur di conseguire gli obiettivi militari richiesti dalla madre Russia. Per inciso, i battaglioni guidati da Dvornikov, il 49esimo CAA e il 58esimo, sono quelli che nelle prime due settimane di invasione hanno conseguito i risultati migliori sul campo rispetto a qualsiasi altra armata, finché Putin ordinato loro di lanciarsi a capofitto su Voznesensk, Mariupol e Zaporozhye innescando i massacri cui tutti assistiamo.

I TEMPI – E’ di tutta evidenza che per il futuro della guerra in Ucraina il generale cercherà di ottenere una sorta di “grande successo” il più rapidamente possibile. Si è molto discusso della necessità del presidente Putin di poter esibire una “vittoria tattica” entro la fatidica data del 9 maggio. La vittoria potrebbe ridursi al controllo di tutta l’area del Donbass, della Crimea e possibilmente fino ad Odessa (anche se la città non sarà facile da colpire né da conquistare). Il 9 maggio perché è la ricorrenza della vittoria sulla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale, una data-simbolo che nella visione imperialista di Putin, ma anche per i russi in genere, segna il trionfo del patriottismo: ogni anno, fino al 2019 quando l’evento venne interrotto causa Covid, sulla Piazza Rossa viene messa in piedi un’imponente parata militare. Ecco, se alla parata Putin potesse rivendicare in maniera definitiva le repubbliche di Donesk e Lugansk, anche senza accordi di pace ma in forza di un controllo militare certo, uscirebbe vincitore dalla sconfitta.

GRANDI MANOVRE – Guardando le ultime mappe delle manovre a terra, si vede chiaramente la morsa a tenaglia che punta a far convergere truppe e rifornimenti sull’area contesa. Lungo la direttrice est muove dal confine russo per avanzare verso Lunhansk, Donetsk e Mariupol; dalla Crimea muove a Nord verso Kherson, Melitopol, Berdyansk. Da nord spinge su Kharkiv e Izium. Al tempo stesso si vedono le due direttrici della controffensiva ucraina che muove dal quadrante centrale, all’altezza di Zaporizha e a sud dai Mykolaiv. Come unirle in un unico fronte? I russi, questo almeno lo si sa per certo dalle foto, oltre alle strade ricorrono ampiamente alla ferrovia per incrementare la loro capacità di movimentazione di uomini, mezzi e materiali. Per questo ha mobilitato su vasta scala le unità di supporto assimilabili al nostro “Genio ferrovieri”, come la 38esima armata Ferrovieri, che ha ripristinato la rete sabotata dagli ucraini a Kupyansk, a Kharkiv, ad Izium e a Svatove. Hanno poi riparato la rete che collega Kursk e Voronezh con Kupiansk e la utilizzano in questo momento per portare rifornimenti nell’area di Izium. Perché tutto questo? Essenzialmente per ripianare le perdite subite, con personale specializzato.

RISERVISTI – I distretti hanno intensificato i richiami di personale in congedo dal 2012, dando la priorità a conduttori, meccanici, personale dell’intelligence ed ufficiali di complemento. Il requisito di base è che i richiamati abbiano ricevuto uno specifico addestramento di almeno tre mesi nella propria specializzazione. Personale necessario a rimpiazzare i soldati di leve messi sul campo con ferma a cinque anni che non hanno dato prova di capacità e motivazione. La propaganda per la mobilitazione viene svolta anche nella regione moldava della Transnistria, rivolta agli abitanti che abbiano cittadinanza russa. Non cessano di operare poi le milizie private, in soldati a contratto così come i famosi ceceni e kadirovsky che sono forse la versione più brutale delle forze non regolari.

LA DOPPIA TENAGLIA – Ora, a detta degli esperti la grande offensiva non sarà uno scontro in campo aperto. Sarà ancora di tipo tattico-militare. Mentre cioè continueranno o aumenteranno i bombardamenti sulle città per fiaccarle, il fronte russo sarà impegnato a “pompare” rinforzi e a tagliare quelli ucraini. Ma se i primi arriveranno senza particolari difficoltà, perché il territorio di confine a est è sotto controllo russo, spezzare il rifornimento di quelli ucraini non sarà poi facile: il territorio conteso è una specie di “cuneo” che si protende da Dnipro verso sud. Non si capisce quante forze gli ucraini hanno in quel punto, a ovest di Mariupol, ma se riescono a tagliere in due le forze russe, coi problemi logistici che hanno avuto finora, a quel punto Mariupol è salva. Se invece non riescono potrà resistere ancora, ma non si sa quanto.

RISCHIO NUCLEARE – Il fatto che i russi insistano nel colpire Dnipro non significa che vogliano o possano prenderla, come riportato nei giorni scorsi dai giornali. A sud, per dire, c’è Zaporizha che non hanno ancora preso. A est hanno una strada lunghissima non controllata, a nord è tutto in sicurezza ucraina. Chi dà alle cartografie militari un ruolo non secondario è convinto che se gli ucraini riuscissero a spuntare da quelle parti, girare intorno alla città e scendere giù, potrebbero tagliare in due il fronte completamente: i russi non lo ricollegherebbero più. A quel punto sarebbero scoperti alle spalle a Mariupol, e ricacciati verso est con una manovra che porta se non a una vittoria quantomeno a uno stallo. Che i russi non possano vincere così facilmente lo dimostra proprio la mappa: la via dei rifornimenti agli ucraini è larghissima, forse duemila chilometri in linea. Difficile da chiudere coi mezzi che hanno i russi. A meno che non entrino in campo armi come le famose bombe nucleari tattiche. Un rischio che il ripiegamento e la concentrazione delle operazioni in corso non elimina, semmai aumenta.

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