I numeri, si sa, non sono e non possono essere un’opinione. Ma ci si può giocare per dar luogo a interpretazioni. Un comunicato delle Gallerie degli Uffizi ha annunciato che “per la prima volta, con 1.721.637 ingressi, nel 2021” sono state “il luogo di cultura più visitato sul suolo italico: più del Colosseo, (che con 1.633.436 ingressi è al secondo posto), del Parco archeologico di Pompei (1.037.766) ed anche (altra prima volta) dei Musei Vaticani (1.612.530)”. A prima vista la frase potrebbe suscitare scalpore se si considerano i numeri dei visitatori dei principali luoghi di cultura su territorio italiano pre-pandemia. Nel 2019 furono circa 7,5 milioni i visitatori del Colosseo, 6,7 milioni quelli dei Musei Vaticani, 4,4 milioni quelli degli Uffizi e 4 milioni i visitatori di Pompei. E la domanda nasce spontanea: in questi tre anni che cosa è successo? Le notizie vanno lette con attenzione al fine di ottenere un’idea precisa della realtà delle cose. Infatti una cosa sono le Gallerie degli Uffizi e un’altra la Galleria degli Uffizi. Che “le Gallerie” degli Uffizi nel 2021 abbiano richiamato 1.721.637 visitatori è verità incontrovertibile – e ci mancherebbe -, ma è anche certo che si tratta di un dato composito, cioè che non riguarda un solo museo (cioè la Galleria degli Uffizi, che da un po’ di tempo è stata ribattezzata “Galleria delle statue e delle pitture degli Uffizi”) bensì un gruppo di istituzioni museali i cui relativi visitatori sono stati sommati.

Stiamo parlando non solo del museo che tutti conoscono che si trova nell’edificio vasariano a forma di U affacciato sull’Arno, bensì a cinque musei e a un giardino granducale spalmati su entrambe le rive del fiume di Firenze e una volta collegati tra loro dal Corridoio Vasariano, chiuso dal dicembre 2016. I cinque musei, oltre alla suddetta “Galleria delle statue e delle pitture degli Uffizi”, sono il Giardino di Boboli e dei quattro musei che hanno sede a Palazzo Pitti: il Tesoro dei Granduchi (già Museo degli argenti), la Galleria Palatina e gli appartamenti imperiali e reali (questi ultimi per il momento chiusi), la Galleria d’arte moderna e il Museo della moda e del costume (attualmente in fase di riallestimento e quindi non visitabile).

Dopo due anni di pandemia, che ha ridotto in maniera sensibile il numero dei visitatori in tutti i musei del mondo, anche i luoghi di cultura italiani stanno cercando con ogni mezzo di invertire la tendenza, ma la strada per tornare al livello del 2019 sarà lunga e assai dura. In tal senso sono ancora i numeri che lo lasciano intendere. Quello degli Uffizi, nel senso di museo singolo, era e rimane il più visitato d’Italia e non da oggi visto che i Musei Vaticani sono – come dice il nome – in un altro Stato e in più non ha alcun senso paragonare – come certe testate specializzate ogni anno provano a fare – gli ingressi in un parco archeologico, che ha una superficie assai superiore, a quelli in un museo. Nel 2021 il museo fiorentino è stato dunque meta di 969.695 visitatori, che rappresentano un incremento del 47 per cento rispetto all’annus horribilis del 2020, ma ancora un decremento del 59 per cento rispetto al 2019. In pratica su 10 visitatori degli Uffizi di due anni prima, nel 2021 ancora sei non sono tornati a vedere la Primavera e la Venere di Sandro Botticelli o il Tondo Doni di Michelangelo. Di fronte a questi dati ci si può solo asciugare le lacrime di dolore e sperare in un futuro di pace e di prosperità. E soprattutto niente toni trionfalistici. Lo dimostrano i numeri. Lo richiede il buonsenso.

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