Dell’Utri spinge Lagalla? Chiedetelo a lui”. Se la cava così, con una mezza alzata di spalle, Gianfranco Micciché, l’uomo che proprio Marcello Dell’Utri piazzò a capo di Forza Italia in Sicilia ormai 28 anni fa. Oggi, infatti, il partito di Silvio Berlusconi sull’isola sta vivendo una vera e propria faida interna che porta su sponde opposte il presidente dell’Ars e l’ex senatore, sulla carta fuori dalla politica da quando ha finito di scontare la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nei fatti, però, da qualche tempo Dell’Utri è tornato a interessarsi delle dinamiche di Forza Italia a Palermo, la città in cui è nato. “Ritengo che Roberto Lagalla sarebbe un ottimo sindaco”, dice l’ex senatore al fattoquotidiano.it, confermando le voci sul suo sostegno all’ex rettore dell’università di Palermo, da poco dimissionario dalla giunta di Nello Musumeci, che ha lasciato proprio per correre alla guida del capoluogo siciliano. Dell’Utri, però, nega di essere tornato a fare politica: “Io – sostiene – non appoggio nessuno e non faccio movimenti nell’ombra. Semplicemente esprimo un parere”. Un parere opposto a quello del suo ormai ex pupillo, che sostiene invece la candidatura di Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars.

Una divergenza di vedute che certifica lo scontro all’interno del partito. Una spaccatura che si consuma sul governo dell’Isola e che sta trovando, al momento, come campo da gioco le Amministrative di Palermo. Il governatore Musumeci cerca da mesi la riconferma, alla quale però si oppone Micciché, presidente dell’Ars e coordinatore di Forza Italia in Sicilia, che ha addirittura lanciato la propria candidatura. Così nel centrodestra siciliano va in onda uno scontro su più livelli, che sta portando a un’implosione di Forza Italia e che sembra impossibile da placare in alcun modo. C’ha provato venerdì Licia Ronzulli, inviata a Palermo da Berlusconi proprio per sedare gli animi degli azzurri. Da un lato l’ala filogovernativa, che conta gli assessori della giunta di Musumeci, dall’altro la fronda ribelle che vuole voltare le spalle al governatore. A cercare un punto d’accordo ci prova da settimane anche Marcello Dell’Utri, che a metà marzo aveva pranzato con Musumeci prima, garantendogli – secondo la ricostruzione di Repubblica – l’appoggio forzista per una seconda candidatura. Poi aveva cenato con Micciché che è invece rimasto inamovibile. L’ex senatore ci ha riprovato di nuovo la scorsa settimana, cercando di fare convergere il sostegno sulla candidatura a Lagalla. Ma ancora una volta il suo ex pupillo non si è mosso: “Io punto su Cascio”. E dire che nel 2013 Micciché e Cascio aspiravano entrambi a un posto di sottosegretario nel governo di Enrico Letta, che poi grazie proprio all’intercessione di Dell’Utri andò a Micciché. Nove anni dopo sembra essere cambiato tutto. Micciché gioca una partita personale che lo sta portando allo scontro con quello che fu il suo talent scout.

Ma Dell’Utri non era solo il padre politico di Miccichè. Vicino all’ex senatore è stato sempre indicato Riccardo Gallo, uno dei più forti animatori dell’ala azzurra che a Palermo ha chiesto la testa del capo regionale. Venerdì sera, infatti, dopo otto ore fiume di riunione tra i forzisti, al cospetto di Ronzulli, si era arrivati infine alla firma di un comunicato unitario, rinnegato però poco dopo dall’ala frondista che ha invece chiesto “il cambio della guida del partito”. Un nulla di fatto, insomma, al quale è seguito il silenzio da entrambe le parti per due giorni, oggi rotto dal presidente dell’Ars. “La mia leadership messa in discussione? Si ripete dal 1995 e questa è l’ennesima riunione che si è dovuta fare con attori sempre diversi”, dice Micciché. Che su Dell’Utri sottolinea: “Non potrei mai avere cattivi rapporti con lui nella mia vita”. “Per me rimane un amico straordinario”, ribadisce dal canto suo, l’ex senatore. Per il quale però non sarebbe improbabile “un triumvirato” per ricomporre la frattura interna a Forza Italia: “Pure Cesare fece cinque anni di triumvirato con Crasso e Pompeo”, ricorda Dell’Utri. Un commissariamento per Micciché: questo potrebbe succedere nei prossimi giorni, quando per risolvere la faida potrebbe arrivare a Palermo anche Antonio Tajani. Ma il presidente dell’Ars resterebbe al suo posto: “Sarebbe affiancato”, dice Dell’Utri. Perché “al di là di ogni retroscena – continua – una sintesi si troverà: in qualunque partito ci sono contrasti ma alla fine l’unità si deve trovare”. Dichiarazioni che sembrano certificare una cosa: Dell’Utri è tornato a muoversi sullo sfondo delle dinamiche politiche.

Il diretto interessato, però, continua a negare. “Nessuna mossa nell’ombra – insiste – la mia è solo un’opinione”. Sarà che i suoi movimenti, riportati dai giornali, nei giorni scorsi hanno provocato il commento tranciante di Luigi Patronaggio, procuratore di Agrigento, da poco nominato Procuratore generale di Cagliari: “Mi indigna che persone condannate per mafia, per partecipazione esterna, per favoreggiamento aggravato, continuino a far politica e pretendano, ad esempio, di stabilire chi deve fare il sindaco a Palermo”, aveva detto il magistrato, riferendosi pure a Totò Cuffaro, tornato pienamente in campo con la sua Democrazia Cristiana. Intanto, mentre la querelle interna a Forza Italia rallenta la campagna elettorale del centrodestra, il centrosinistra lancia la candidatura di Franco Miceli alla guida del capoluogo siciliano: “Lo schieramento progressista e una parte considerevole della società civile, che ritengo essere un punto essenziale di riferimento, ha dimostrato di avere compreso che c’è bisogno di cambiare passo”, ha detto il neo candidato di Pd e M5s, che ieri ha ricevuto l’appoggio di Giuseppe Conte.

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