Nelle trattative sulla guerra in Ucraina s’inserisce pure la Cina. Pechino potrebbe candidarsi come mediatore nelle interlocuzioni che provano ad approdare al cessate il fuoco. Vanno evidentemente lette in questa direzione le dichiarazioni Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, nella telefonata avuta su richiesta di Kiev con la controparte Dmytro Kuleba. La Cina, ha detto il ministro, “deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili”. La posizione di Pechino “è aperta, trasparente e coerente. Abbiamo sempre sostenuto il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi. In risposta all’attuale crisi, la Cina invita Ucraina e Russia a trovare una soluzione al problema attraverso i negoziati e sostiene tutti gli sforzi internazionali costruttivi che portino a una soluzione politica”. Nel frattempo il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha chiesto un cessate il fuoco durante una telefonata col suo omologo russo, Sergei Shoigu.

La vera novità di giornata, però, è rappresenta soprattutto dall’intervento della Cina nelle trattative diplomatiche. Il contatto con l’Ucraina è avvenuto su input della stessa Kiev. Kuleba ha spiegato al suo collega cinese che il suo Paese è pronto a rafforzare la comunicazione con la Cina e “aspetta con impazienza una mediazione della parte cinese per realizzare il cessate il fuoco”. Il ministro degli esteri ucraino ha introdotto la situazione del primo round dei negoziati ucraino-russi, affermando che “porre fine alla guerra è la massima priorità della parte ucraina” che è “aperta a negoziare una soluzione” con “positività e sincerità”.

Solo venerdì scorso la Cina si è unita agli Emirati Arabi e all’India nell’astensione su una risoluzione delle Nazioni Unite che condannava l’invasione russa dell’Ucraina: un documento sostenuto da 87 Paesi. Poi Mosca ha posto il veto sulla risoluzione. Oggi, nella telefonata col suo omologo ucraino, Wang Yi ha sottolineato che la Cina ha sempre creduto che “la sicurezza di un Paese non possa essere a scapito della sicurezza di altri Paesi e che la sicurezza regionale non può essere raggiunta espandendo i blocchi militari“. A causa della “continua espansione dei combattimenti, la massima priorità è alleviare il più possibile la situazione sul campo, per evitare che il conflitto si intensifichi o addirittura sfugga al controllo, soprattutto per prevenire danni ai civili, le crisi umanitarie e per garantire un accesso sicuro e tempestivo agli aiuti umanitari”, ha continuato il resoconto della China Central Television.

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