Da buona europea, e prima ancora da italiana, continua a stupirsi di quel sogno impossibile diventato realtà oltreoceano. “Da noi, già a quarant’anni, non si hanno speranze di lavorare neppure nei bagni di un aeroporto”. Figurarsi pensare di poter aspirare a realizzare il grande sogno, custodito per anni dentro un cassetto, di diventare assistente di volo superati i cinquanta. Patrizia Prevosto, invece, ci è riuscita quando ha spento 55 candeline sulla torta. Stando, però, negli Stati Uniti che pur con tutte le contraddizioni a stelle e strisce fanno sì che competenze e preparazione siano requisiti da premiare a dispetto di limitazioni dovute all’età o, peggio, all’assenza di conoscenze e amicizie altolocate.

LIMITI ITALIANI E VICENDA AIRITALYPatrizia, sposata e madre di due figli di 19 e 22 anni, si accinge a festeggiare il suo terzo anno da dipendente della Delta AirLines, proprio mentre nella sua terra di origine va in scena il tragico epilogo della storica Alisarda-Meridiana diventata AirItaly. Non a caso il suo pensiero va dritto ai 1322 lavoratori destinatari delle lettere di licenziamento e tagliati fuori da un mercato del lavoro che considera gli over quaranta troppo vecchi per essere assunti e troppo giovani per la pensione.

“Ne parlavo con i colleghi, anche in queste ultime ore, e sono molto dispiaciuta per questa vicenda: stanno facendo pagare ai lavoratori le scelte scellerate dei dirigenti – dice al telefono dalla sua casa in Virginia, dove si riposerà per 72 ore dopo un tour de force di 6 giorni di voli – mi auguro di cuore che trovino una soluzione. Sento ancora fortissimo l’attaccamento per la mia terra, in Sardegna ho la mia famiglia d’origine, e per il mio Paese, ma mi fa rabbia constatare che la mentalità e il modo di governare non considerino i meriti: negli Stati Uniti non ci sono limiti d’età, se qualcuno si azzarda a imporlo viene automaticamente sanzionato perché equivale a una qualsiasi altra discriminazione”.

VINCE LA MERITOCRAZIA – In certi ambiti, come il suo, l’età più elevata è vista addirittura come una garanzia ulteriore. “Nel senso che per un giovanissimo potrebbe paradossalmente essere più pesante dover fare 6 giorni di voli continui, trascorrere le feste a bordo lontani dalla famiglia o essere a disposizione, stando a 20 minuti dall’aeroporto, perché potrebbero chiamarti per un imbarco non programmato e devi essere pronto a partire. I passeggeri, spesso, vedono solo la parte più “glamour” oppure come quelli che servono bibite, pasti e illustrano le norme di sicurezza, ma in realtà è un lavoro sì bellissimo, ma duro e carico di responsabilità”.

Lei, nel 2019, è stata selezionata tra ben 200mila candidati, di cui solo 3mila arrivati al colloquio per l’ultima prova da cui sono usciti nuovi 1700 dipendenti. Un altro sardo, insieme a lei, all’epoca quarantottenne. “Ci siamo conosciuti in quell’occasione e siamo diventati amici”. Laureata a Londra, alla facoltà di Italianistica, Patrizia parla correntemente anche inglese, spagnolo e tedesco. Prima di indossare la divisa della Delta ha lavorato a lungo come insegnante di italiano per professionisti. Ma quel mondo le stava comunque stretto e ogni tanto riapriva il cassetto dove, fin da ragazza, aveva custodito il suo sogno.

“Un giorno, mentre facevo colazione, ho detto a mio marito che desideravo un nuovo lavoro. Lui mi ha chiesto cosa volessi fare e io ho risposto che lo sapeva bene. Abbiamo parlato del fatto che i nostri figli erano ormai grandi e dei possibili tentativi da fare, ma in quel momento non avevo trovato alcuna offerta, quindi pensavo sarebbe rimasto un sogno”. Qualche giorno dopo, però, su Facebook veniva rilanciata la notizia della selezione di Delta rivolta ad assistenti di volo bilingue. “Avevo i requisiti e ho provato, con entusiasmo ma con poche speranze. Ancora oggi, pensando da italiana, mi chiedo se sia vero”, confida ridendo.

Eppure quello che da noi è impossibile anche immaginare, negli Usa è realtà: “Quando ho fatto la selezione c’era anche una donna di 65 anni. Poi è stata lei a lasciare, ma all’origine non c’erano limitazioni di alcun genere. Dovrebbe essere così anche da noi, ma ancora vedo troppa strada da fare”. Ecco perché, seppure il suo legame con la terra d’origine sia fortissimo e i figli siano come lei innamorati della Sardegna, non vede un ritorno nel suo futuro. “Se dovessi farlo sceglierei la Germania, dove ho già vissuto, perché apprezzo il senso del dovere e il rispetto delle regole. Vorrei che anche nella vita si applicasse sempre il principio che serve per far volare un aereo: ognuno di noi deve fare il suo, serve lo spirito di corpo, altrimenti si resta a terra”.

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