di Antonio Carbonelli *

Mario Draghi nell’economia monetaria sia nel 2012 in Europa, sia nel 2020 a livello mondiale, ha evitato una contrazione della massa monetaria che avrebbe provocato una deflazione devastante (per usare il linguaggio degli iniziati ai misteri dell’economia monetaria), paragonabile a quella che ha colpito gli Usa negli anni Trenta, dopo la grande scorpacciata (per alcuni) di borsa del 1929.

Ma tre decreti-legge (ciascuno in attesa di conversione, con le relative modificazioni) sulla stessa materia in quindici giorni sono veramente troppo: 24.12.21, n.221, 30.12.21, n.229, 7.1.22, n.1. In particolare, a seguito dell’ultimo (a oggi) di essi, quanto all’obbligo di vaccinazione, persino Roberto Burioni, tecnico solitamente allineato ai provvedimenti governativi, ha definito la relativa sanzione “una grottesca buffonata, dispiace vederla arrivare da un governo che si credeva serio”. Quanto alla norma sulla gestione dei rapporti di lavoro, l’art.4 quinquies, comma 4, inserito nel DL 44/21 dal DL 1/22 (è più facile da memorizzare la formula del volume della sfera), la norma è scritta talmente male che potrà dar luogo a un contenzioso inestricabile.

Quanto al metodo legislativo, ben si adattano le parole del Poeta, quando, poco dopo aver definito l’Italia “Non donna di province, ma bordello”, rivolgendosi alla Firenze del suo tempo, ironizza che “Atene e Lacedemona, che fenno / l’antiche leggi e furon sì civili, / fecero al viver bene un picciol cenno / verso di te, che fai tanto sottili / provedimenti, ch’a mezzo novembre / non giugne quel che tu d’ottobre fili” (Purgatorio VI 139-144).

La resistenza di molti pare una risposta tardiva al DL 73/17, con cui il governo Renzi aveva imposto da un giorno con l’altro l’obbligo di otto vaccinazioni ulteriori rispetto alla normativa previgente, pena l’esclusione dei ragazzi dalle scuole materne o elementari. Tale obbligo infatti è stato dichiarato legittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza 5/18, firmata proprio dalla Cartabia, ma contro il parere di parte della comunità scientifica. Di conseguenza molti vi hanno visto un sostanziale regalo del governo liberista di Renzi all’industria farmaceutica.

Pare anche una forma di opposizione, anche se potenzialmente persino autolesionista, contro il sistema internazionale dei brevetti, che rischia di privare parte del mondo dell’accesso ai vaccini, e che pare avallato anche dal governo italiano in sede sia di WTO, sia di G20.

V’è chi ha rilevato che il punto di partenza di ogni critica dovrebbe essere perché mai l’obbligo di green pass, e di vaccinazione, dovrebbero essere contro la nostra Costituzione, ed in particolare contro l’art. 32, che impone alla Repubblica la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e che dunque pur a fronte della rivendicazione dell’autonomia dell’individuo giustifica, ed anzi richiede, che in nome del dovere di solidarietà siano adottate le misure in grado di difendere la salute della generalità dei cittadini (Rita Sanlorenzo, in Questione giustizia 9.1.22).

Ma valutata la legittimità costituzionale o meno dell’obbligo in sé (e c’è anche un problema di conformità alla normativa europea), occorre anche chiedersi che ne è delle situazioni particolari? L’obbligo di vaccinazione è posto a protezione di chi non si vaccina, o di chi si è vaccinato? La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione costituisce misura proporzionata? V’è spazio per adibizione a mansioni diverse e meno pericolose? È possibile il riscatto della relativa contribuzione previdenziale, o v’è anche una perdita dell’anzianità utile a fini pensionistici? È possibile per chi contragga danni dalla vaccinazione ottenere dallo stato l’indennizzo previsto per le altre vaccinazioni e per i danni da emotrasfusione? È lecito aspirare a una normativa più semplice che dia meno luogo a contenziosi? È responsabile la condotta di un governo che ha lasciato salire nuovamente il numero dei morti (dato del 14.1.22) a 360 in un giorno?

In realtà, il dibattito su green pass e vaccini costituisce un’ottima arma di distrazione (non distruzione, distrazione) di massa, che svia il dibattito pubblico da problemi importanti: lavoro, scuola, sanità, pensioni, infrastrutture, inquinamento ambientale, armi nucleari… se non vi fosse questo argomento, rischieremmo di parlarne.

Il liberismo economico non si contrasta con le polemiche su green pass e vaccini, ma contrastando i fattori di diseguaglianza patrimoniale teorizzati nei loro scritti pseudo-economici da Mises (soprattutto capitolo 34 di Socialismo del 1922, cent’anni fa) e da Hayek (soprattutto capitoli 17-24 di La società liber(ist)a, del 1960).

* Avvocato giuslavorista e filosofo a Brescia. Nel 2015 pubblica I fondamenti teoretici della “crisi” – Economia fuori controllo o disegno preciso?, critica filosofica del liberismo economico; nel 2016-17-18 la trilogia Rileggere la modernità, ripensamento radicale del pensiero della modernità; nel 2019 Realismo critico, alternative possibili a materialismo teoretico, nichilismo etico e liberismo economico; nel 2020 Rileggere l’economia – Storia e critica del pensiero economico da Platone a Piketty; nel 2021 Platone e Aristotele – Fondamenti del pensiero etico, politico, economico e giuridico nel terzo millennio e Rethinking Economics, edizione inglese di Rileggere l’economia (Marco Serra Tarantola Editore).

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