I saldi iniziati qualche giorno fa, la riapertura delle scuole, avvenuta lunedì 10 gennaio, e Omicron. Ci sono questi tre fattori che incideranno nel breve e lungo termine sull’epidemia di Covid in Italia secondo Giovanni Sebastiani, matematico dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo Mauro Picone del Consiglio nazionale per le ricerche (Cnr). “Se, come prevedo, la crescita delle ospedalizzazioni rimane lineare (o addirittura accelera), entro una decina di giorni, una dozzina di regioni saranno oltre le soglie della zona arancione, ed entro un mese sarà superata (a livello nazionale) prima la soglia della zona rossa dei reparti ordinari e poi quella delle intensive” dice lo scienziato autore del libro “24 ore con un matematico” il cui ricavato delle vendite è destinato a Medici senza frontiere. Uno scenario previsionale basato sui dati delle ultime due settimane, per un periodo che include l’inizio delle votazioni in Parlamento per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Sulla base dei dati è prevista invece una discesa della percentuale media di positivi ai test molecolari nei prossimi giorni, su cui però successivamente impatteranno due “fenomeni”: la corsa agli acquisiti e il ritorno in aula. Ieri in Italia ha registrato 101.762 nuovi contagi e 227 morti. I positivi sono oltre 2 milioni di positivi in Italia, i ricoverati sono aumentati di 693 in 24 ore.

Che situazione avremo il 24 gennaio quando inizierà la votazione?
La curva della percentuale media dei positivi ai test molecolari ora è in un punto di massimo, dovremmo scendere nelle prossime due settimane. Siamo al 25%, quindi ogni quattro test molecolari fatti uno è positivo. Il numero dei positivi è influenzato tantissimo dal numero dei test, ecco perché è bene considerare la percentuale. Inoltre i test rapidi sono meno sensibili e, per via del tipo di soggetti a cui sono fatti, hanno un tasso di positività più basso dei molecolari e quindi è bene non includerli nel calcolo. Mi aspetto che dopo la percentuale risalga, soprattutto per via dell’inizio delle scuole. Da cinque giorni c’è un altro fenomeno che potrebbe cambiare questo trend di discesa, i saldi, e tra 5/10 giorni potremo vedere quali saranno gli effetti. Sono abbastanza certo del contributo significativo che darà il rientro in classe. I ricoveri infine sono la cosa più facile da prevedere perché di norma seguono, con ritardo, la curva dell’incidenza dei positivi.

Quanto peserà l’effetto scuola quindi?
Un anno fa la risposta sarebbe stata facile. Sono stati fatti numerosi studi in proposito. Prima della vaccinazione la scuola in presenza aumentava l’indice Rt del 25%, lo stop lo riduceva del 38%: con la vaccinazione il quadro cambia. Bisogna però tener presente che la copertura vaccinale della fascia 12-19 anni è ora in Italia circa del 76%, mentre quella dei più piccoli è del 6% circa. È difficile quantificare. Mi aspetto comunque un sostanziale impulso tenendo presente anche la diffusione di Omicron. La vaccinazione riduce alla metà la probabilità di infettarsi, rispetto a una persona non vaccinata, indipendentemente da vaccinazione incompleta, o dopo quattro mesi, e di quattro volte con la terza dose. Una sola dose riduce di quattro volte la probabilità di ospedalizzazione e due dosi la riducono di tredici volte, torniamo a quattro volte dopo quattro mesi e andiamo a quindici volte con la terza dose. Con una dose, la riduzione è nove volte per i ricoveri in terapia intensiva, 30 volte con due dosi, ritorniamo a nove volte dopo quattro 4 mesi e a 30 volte con la terza dose. Per i decessi, c’è una riduzione di un fattore 3 con una dose, passiamo a 20 volte con due dosi, torniamo a 3 volte dopo quattro mesi per poi tornare a 20 volte con la terza dose. Noi abbiamo il 76% di copertura vaccinale nella fascia 12-19 anni, ma in maggioranza sono state somministrate due dosi.

Il fattore Omicron
Ho esaminato i dati delle ultime tre settimane del 2021, dove c’è stato un aumento esponenziale dei casi. L’analisi dei dati delle 107 province rivela che in 32 l’impennata è stata maggiore. Una cosa interessante è che la Toscana ha 9 province su 10 ‘coinvolte’ eppure ha circa il 79% di copertura vaccinale, il che evidenzia per Omicron l’importanza della terza dose. Inoltre le 32 province costituiscono quasi un continuo da Lecco a Lecce, il che mette in luce il ruolo dei flussi di persone sulla diffusione dell’epidemia e l’importanza di limitarli per quanto possibile durante le fasi di rapida crescita in alcune zone del Paese.

Cosa vedremo?
Le ospedalizzazione ora salgono in maniera lineare come i decessi. Prevedo che succederà come nel Regno Unito dove l’incidenza da pochi giorni diminuisce, ma nelle ultime due settimane sono “partiti” i decessi. C’è un ritardo nei cambiamenti delle curve delle ospedalizzazioni e dei decessi rispetto ai cambiamenti dell’incidenza dei positivi. Quindi la previsione non è rosea: nelle prossime settimane l’impatto sul sistema sanitario nazionale potrebbe accelerare la crescita. Tra dieci, quattordici giorni vedremo gli effetti del nuovo impulso dell’epidemia sull’incidenza, potrebbe essere una situazione problematica anche in relazione agli spostamenti delle persone. Compresi i parlamentari che dovranno votare. Sapere quanti sono stati colpiti dal virus, quanti sono vaccinati e con quante dosi ci permetterebbe di dare una stima sensata delle chance che le procedure possano essere effettuate nei modi richiesti senza notevoli allungamenti dei tempi.

A inizio pandemia fu pubblicato uno studio su Science che indicava possibili ondate per tutto il 2022 e un possibile ritorno alla normalità nel 2024. È così?
Un lavoro articolato e lungimirante, ma le varianti sono la più grande incognita, e come evolveranno non ha risposta certa, né incerta con un grado di incertezza noto. Infatti le varianti che si sono affermate, quelle di successo, sono meno di dieci e quindi abbiamo una casistica bassa. Qualcosa si intuisce, sembra si vada verso una maggior diffusività, una minor letalità e una minor efficacia di una singola dose di vaccino. In generale però non stiamo agendo nella maniera più razionale come specie umana: dovremmo limitare più possibile l’incidenza e la prevenzione tramite i vaccini non viene fatta in modo giusto perché ci sono Stati del mondo dove in pratica non c’è la vaccinazione e questo facilita lo sviluppo di nuove varianti. Dovremmo invece cercare di ridurre la possibilità di questo sviluppo. Non mi sento, come fanno alcuni, di affermare che Omicron metterà fine alla pandemia. Certamente, penso che a partire dalla prossima primavera avremo un salto di qualità per via degli effetti cumulativi di Omicron, ma il prezzo aggiuntivo da pagare potrebbe non essere basso. Infatti, nonostante la probabile minor letalità, data l’enorme diffusività, i numeri assoluti totali, di morti ad esempio, possono essere grandi.

Cosa pensa dell’obbligo vaccinale introdotto per gli over 50?
Se uno riduce la quantità di persone soggette ad ammalarsi più gravemente (gli anziani), le ospedalizzazioni si riducono in maniera proporzionale, ma se si riduce nella stessa misura anche la quantità di persone che veicolano l’infezione (i giovani) la riduzione è al quadrato. Con alcune simulazioni, ho mostrato che, se si dimezza la quantità di persone che, se infettate, hanno la necessità di un ricovero, di fatto si dimezzano le ospedalizzazioni, se invece parallelamente si dimezza anche il numero di chi veicola le infezioni, le ospedalizzazioni si possono ridurre anche di un fattore 40. Lo studio matematico teorico ci dice che un’epidemia che evolve in modo naturale tipicamente non finisce quando finiscono i suscettibili ma quando scarseggiano i soggetti che possono infettare, è quindi importante agire anche e soprattutto su questi ultimi. Nel Cts e nel Governo purtroppo non ci sono esperti delle scienze quantitative: matematici, fisici, statistici, informatici, ingegneri, chimici, economisti. In generale poi, è bene studiare i fenomeni complessi seguendo un approccio più possibile multidisciplinare.

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