L’azione più pericolosa che l’Ue possa intraprendere è quella di inserire all’interno della tassonomia verde, la base per la pianificazione degli investimenti nel prossimo decennio, anche il gas e il nucleare, come ha proposto la Commissione Europea sotto la guida francese. Una scelta che sottrarrebbe risorse agli investimenti in energia solare, eolica e a tutti gli investimenti di energia rinnovabile.

La tecnologia nucleare resta responsabile di disastri ambientali e umani inenarrabili come Chernobyl e il disastro all’impianto di Fukushima in Giappone.

Eliminare il rischio è impossibile.

Risulta dunque paradossale che, nonostante gli accorati appelli e le diverse risposte referendarie in Europa che hanno respinto il nucleare, tale sistema di approvvigionamento energetico sia ancora presente sui tavoli che oggi dovrebbero occuparsi del futuro del Pianeta, non di tecnologie obsolete (lontane per tempi di realizzazione e costi dal divenire una soluzione alla transizione), pericolose e inquinanti.

Considerata, in particolare, l’esistenza di un grave problema di smaltimento del materiale radioattivo che la Lega non vuole sui propri territori ma, allo stesso tempo, vuole incentivare al livello europeo.

L’Italia deve intervenire con una presa di posizione forte rispetto alle decisioni della Commissione, in compagnia di Austria, Spagna e Germania.

Il M5S sta facendo la propria parte, in Europa quanto in Italia. 
Con la mozione al Senato a prima firma Girotto, coordinatore individuato da Giuseppe Conte per il comitato politico di transizione ecologica del M5S, che impegna il governo “ad intraprendere urgentemente ogni opportuna iniziativa presso le istituzioni europee al fine di escludere le attività relative all’energia nucleare e al gas naturale da quelle che si possano definire sostenibili, ai sensi della regolamentazione sulla “tassonomia verde europea”. 

E con la mozione alla Camera di Crippa, la quale impegna il governo “a manifestare, in sede europea, il proprio deciso dissenso nei confronti dell’inserimento del gas naturale tra le attività economiche che possono essere considerate sostenibili e in quanto tali finanziate nell’ambito della Tassonomia verde e ad esprimere l’esclusione dell’energia nucleare dal novero delle attività riconducibili nell’ambito della Tassonomia verde”. 

I cittadini Italiani hanno respinto per ben due volte, con gli esiti referendari del 1987 e del 2011, l’uso dell’energia nucleare e ci si aspetta, di conseguenza, che il governo italiano risponda alle scelte dei suoi cittadini.

Si tratta di scelte di logica dato che l’energia nucleare impone enormi costi di capitale, nessuna soluzione reale per la gestione delle scorie nucleari e per lo smantellamento a fine vita delle centrali.

Una tecnologia che non regge senza finanziamenti pubblici e che risulta esentata dall’obbligo di coprire i costi reali per assicurare le proprie centrali, dato che nessun bilancio sarebbe in grado di coprirli.

Per non parlare della vulnerabilità agli attacchi terroristici anche sugli impianti secondari e semplici Cyber attacchi. Una realtà che il governo israeliano e statunitense hanno dimostrato essere possibile quando hanno infiltrato il loro Stuxnet Worm nel codice operativo del sistema nucleare iraniano.

Secondo il rapporto dell’International atomic energy agency (Iaea) del dicembre 2019, appena il 10% dell’energia elettrica mondiale è stata prodotta da impianti nucleari e da tempo risulta una graduale riduzione del contributo al paniere energetico, già in declino prima di Fukushima.

Entro il 2025 dovrebbero essere attivi 260 reattori, solo per tenere il passo con il programma di chiusura considerato che l’eta media delle centrali è di 26 anni, ma tutto ciò non sta avvenendo perché il tasso di chiusura delle centrali nucleari è più alto di quelle di nuove aperture.

Quindi, dati alla mano, il nucleare è già morto dal punto di vista economico, sociale e ambientale, ma qualcuno spera in un accanimento terapeutico sfruttando miliardi di euro dei contribuenti europei.

L’Italia deve reagire alla minaccia posta in sede europea per promuovere anche le imprese italiane che producono pannelli solari fotovoltaici made in Italy al 100%, che si caratterizzano per elevata efficienza energetica nelle celle solari, garanzia dell’impianto per 20 anni e che possono contrastare i colossi cinesi del fotovoltaico.

E tutto ciò potrebbe divenire realtà se si potenziassero le politiche pubbliche europee, al contrario di quanto di quanto la destra e Salvini stanno auspicando, a danno delle imprese italiane.

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