Mentre si attende che il governo decida sulla rideterminazione dei tempi di quarantena, ipotesi sulla quale ormai spingono anche i governatori di Regioni come Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia, gli anestesisti tornano a chiedere all’esecutivo di valutare misure più restrittive per i non vaccinati. E a mettere in guardia gli stessi presidenti di Regioni: “Si abbandoni definitivamente l’idea di aumentare i posti in terapia intensiva: manca il personale e con Omicron sarebbe come inseguire la lepre con una tartaruga”, spiega il presidente dell’Associazione anestesisti e rianimatori ospedalieri AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo. Che sulle restrizioni dell’esecutivo avverte: “Bene, ma l’evoluzione del quadro dipenderà dall’effettiva capacità di applicare le nuove norme, e non possiamo dare nulla per scontato”.

“L’aumento dei posti occupati in terapia intensiva sta dando ragione alle nostre previsioni”, dichiara il presidente degli anestesisti, ricordando come una settimana fa avevano previsto un aumento del 70 percento dei posti occupati nelle intensive. “Oggi siamo a 1145 posti letto occupati, un aumento in linea con l’implemento da noi preventivato e riteniamo che il sistema ospedaliero subirà questa pressione almeno fino a metà o fine gennaio”, aggiunge, augurandosi però che il governo e soprattutto le Regioni accantonino definitivamente l’aumento dei posti nelle rianimazioni Covid. Soluzione che nei giorni scorsi aveva costretto gli anestesisti a minacciare lo sciopero. “Perché con le rianimazioni occupate all’80% da non vaccinati, che nel paese sono ancora almeno 5 milioni, l’aumento delle intensive non è la soluzione”, spiega Vergallo, che ricorda come tale aumento necessita di personale che non c’è. “Per non parlare della conseguente paralisi nell’erogazione di cure ospedaliere non Covid, già ridimensionate e che in questi giorni subiscono ulteriori pressioni in regioni dove si è deciso di sospendere parte dell’attività chirurgica, penalizzando ulteriormente chi è in lista d’attesa con tempi ormai lunghissimi”. E non è solo una questione di forze in campo. “Se poi questi numeri li decliniamo nella nuova fase caratterizzata dalla velocità della variante Omicron, è chiaro che perseguire quella strada significherebbe rincorrere una lepre con una tartaruga”, continua, rilanciando lo sciopero della categoria nel caso le amministrazioni tornassero sull’aumento delle intensive, “magari solo per evitare ulteriori misure di contenimento”.

Gli anestesisti non sono sordi alle esigenze del paese e alle complicazioni che ulteriori chiusure comportano a livello sociale ed economico. “Ma dobbiamo tener presente che tutte le misure a fisarmonica di contenimento pandemico sia preventive che curative sono complementari l’una all’altra, perché meno chiudiamo e più dovremo curare e viceversa”, spiega Vergallo. E allora meglio concentrarsi adesso sulle restrizioni a livello sociale, come quelle disposte negli ultimi giorni dal governo, che apre all’ipotesi di modulare diversamente i tempi delle quarantene, soprattutto per gli asintomatici e per chi è già vaccinato con tre dosi. Ipotesi sponsorizzata da alcuni governatori e attualmente al vaglio del Comitato tecnico scientifico che incontrerà l’esecutivo il 29 dicembre. “Ma chiediamo anche di valutare chiusure selettive per chi ancora non è vaccinato, perché è proprio la necessità di ricoveri di non vaccinati che ingolfa gli ospedali”, continua. E ricorda come solo grazie alla vaccinazione i numeri siano diversi rispetto a un anno fa: “Quando su mille contagi avevamo cento ricoveri ospedalieri e almeno 10 in rianimazione, mentre oggi per lo stesso numero di casi siamo a trenta ricoveri ospedalieri e tre o meno di tre in rianimazione”. Per questo suggerisce di pensare bene alla strategia da mettere in campo da qui e per i prossimi mesi, suggerendo di guardare “ai risultati dei lockdown per la popolazione non immunizzata in Austria e Germania, dove hanno ridotto di un terzo sia la circolazione del virus che i ricoveri dei pazienti critici”. E chiude: “Oggi un lockdown per i non vaccinati equivale a imporre l’obbligo vaccinale, avrebbe lo stesso effetto positivo

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