L’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero è agli arresti domiciliari e potrà trascorrere le feste nella sua casa romana. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro, che hanno accolto la richiesta avanzata da Luca Ponti e Pina Tenga, i legali di Ferrero, ponendo fine alla custodia cautelare nel carcere di San Vittore di Milano dove era rinchiuso con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Ferrero è uscito dall’istituto penitenziario giovedì pomeriggio, dopo il disbrigo delle pratiche di rito, e si è subito messo in viaggio verso la sua residenza romana. Non potrà comunque avere contatti con l’esterno ad eccezione dei suoi avvocati e dei conviventi. Nel corso dell’udienza, celebrata a Catanzaro, i pm della Procura di Paola Maria Francesca Cerchiara e Rossana Esposito, si erano opposti alla revoca del carcere ma i giudici hanno deciso diversamente.

L’ex presidente della Samp era a San Vittore dal 6 dicembre scorso perché coinvolto nell’inchiesta su 4 sue società dichiarate fallite. Un’indagine nella quale sono coinvolti, tra gli altri, anche la figlia Vanessa, il nipote Giorgio e la ex moglie Laura Sini. Al centro delle indagini condotte dalla Guardia di finanza di Cosenza, il fallimento di 4 società nel settore alberghiero, turistico e cinematografico, tutte con sede in un comune del cosentino, dichiarate fallite tra il 2017 e il 2020. Una costellazione di scatole cinesi, secondo l’accusa, in cui l’unico “dominus” era “Viperetta“. Un sistema in cui Ferrero sarebbe stato l’assoluto punto di riferimento, secondo la tesi dell’accusa.

Tanto che il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare, aveva parlato di “un ruolo apicale che emerge in maniera evidente dalle varie emergenze investigative fin qui esaminate” e che “non viene rivendicato dallo stesso Ferrero, ma gli viene riconosciuto dai vari interlocutori e correi”.

Un’inchiesta che ha portato alla luce anche i rapporti tutt’altro che idilliaci tra Ferrero e la figlia Vanessa che, intercettata dagli investigatori, si lascia andare a considerazioni sul genitore del tipo “mio padre non ci sta con la testa, sta fuori”.

A spingere il giudice ad accogliere la richiesta di arresto avanzata dalla Procura era stato il pericolo “concreto e gravissimo di commissione di delitti analoghi a quelli per cui si procede”. “Appare elevato – aveva aggiunto il gip – il pericolo che, ove liberi di circolare sul territorio, gli indagati possano operare illecitamente in maniera sia diretta che mediata, anche attraverso contatti e comunicazioni reciproche e/o con terzi”. Adesso il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha valutato diversamente le esigenze cautelari, attenuandole. Ferrero potrà così concordare la strategia difensiva con i suoi legali dal suo appartamento romano.

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