“Adesso io ho capito perché sta cercando di prendere i soldi della Sampdoria”. La frase del commercialista Gianluca Vidal va ben oltre l’inchiesta della Procura di Paola e della Guardia di finanza che lunedì hanno arrestato il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, la figlia Vanessa e gli amministratori delle società del gruppo che avevano sede in Calabria e che sono fallite dal 2017 al 2021. Non prima, però, di essere svuotate a beneficio di altre società riconducibili a “Viperetta” e dei suoi familiari.

Agli atti dell’indagine c’è una conversazione del 18 novembre 2020 che collega i giochetti finanziari di Ferrero con la gestione della società di calcio genovese. Vidal, infatti, parla con Andrea Diamanti, factotum di Ferrero, manager ed ex componente del consiglio di amministrazione della Sampdoria, controllata all’epoca al 99,96% dalla “Sport Spettacolo Holding Srl”. Questa è una società, costituita nel 2002 con capitale sociale di 950mila euro, che ha come socio unico la “Trust Services srl”, il cui amministratore è proprio Massimo Ferrero mentre il capitale sociale, di mille euro, è “interamente detenuto da Gianluca Vidal”.

Il commercialista e il factotum discutono delle somme che “andranno anche a tacitazione dei fallimenti Ellemme, Blue Cinematografica, Blu line e Maestrale”. Sono le quattro società finite al centro dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza con il coordinamento del procuratore di Paola Pierpaolo Bruni. “Sono centoventicinque uno e centoventicinque l’altro”. In realtà i 250mila euro sono solo i soldi che sarebbero serviti a mettere una pezza ai fallimenti di Blue Cinematografica e Blu line. Poi c’erano altre 50mila euro per “Maestrale”. Vidal e Diamanti non sono indagati, ma parlano e le Fiamme gialle annotano: “Il termine di pagamento che Massimo Ferrero si è impegnato a fare… scade il 2 dicembre”. E qui spunta il riferimento alla squadra di calcio.

È Vidal che tira le somme: “Ahahha! ohi adesso ho capito perché sta cercando di prendere i soldi dalla Sampdoria”. La questione dei fallimenti è prioritaria per i Ferrero e per il mondo che gira attorno a loro. Questo lo sa bene il commercialista: “Attenzione – dice – non sarà una passeggiata di salute… Solo farli ammettere questi concordati sarà un incubo”. Se da una parte la società doriana smentisce qualsiasi coinvolgimento diretto nell’inchiesta, dall’altra le intercettazioni quantomeno lasciano dubbi sulla presenza di isole felici nella galassia del ‘Viperetta’: “Il problema che è una tasca comune che si chiama Massimo Ferrero”. Lo sa bene anche la figlia Vanessa, finita agli arresti domiciliari. Dalle carte emergono dei continui scontri con il padre Massimo. Lei stessa ne parla a giugno con il commercialista Vidal a cui dice: “Ma papà pe’ quello che concerne invece il discorso Sampdoria lui nun ce pensa proprio potrebbe continuare a tenerla andando avanti”.

L’esperto contabile cerca di rimetterle i piedi a terra: “Non no ascoltami – dice – no ascolta, questi qua sono i sogni, Massimo va avanti a sogni dopodiché c’ha culo, e tuo padre c’ha un culo micidiale devo dire che è una persona veramente fortunata e quindi magari realizzerà anche questo, allora il tema è che il Tribunale ha voluto la dichiarazione che noi la Sampdoria la mettiamo in vendita”. L’alternativa, per Vidal, è che “lui (Massimo Ferrero, ndr) trovasse qualcuno che dà 33 milioni e li mette sul banco”. In questo modo “salverebbe la Sampdoria quindi potrebbe al limite trovare qualcuno a cui vendere una quota importante, il 50 per cento una cosa del genere, forse potrebbe essere una soluzione per tenere capra e cavoli”. Ma se da una parte Vanessa Ferrero prende le distanze dalla Sampdoria (“Anche se è mia, gliel’ho lasciata come questione a mio padre”), dall’altra la società calcistica è sempre al centro dei suoi discorsi: “Pure la squadra… – dice – i soldi della Sampdoria per me può andà a fanculo lui”.

Lo scorso giugno Vanessa Ferrero parla con Adriana Salviato, una dipendente della Cineplex Gestioni srl, società – estranea alle indagini – amministrata dalla sorella Michela Ferrero. Con lei Vanessa ha uno sfogo in merito al rapporto con il padre: “Io non ho fatto un cazzo di quello che stoi a pagà! Ha fatto tutto mi padre … m’ha prestato du spicci perché è una casa che un altro padre te l’avrebbe comprata già cento anni fa senza problemi… (…) Se lui sta dove sta… se è arrivato in Sampdoria… se è arrivato a essere qualcuno è grazie a sta pezza di merda che ha firmato tutto”.

Che i Ferrero possano aver cercato di coinvolgere la Sampdoria nei loro “magheggi finanziari” emerge anche nell’intercettazione del 9 novembre 2020 quando la Vanessa discute con l’avvocato Francesco Cocola e con un tale Simone. Al centro della conversazione c’è un’operazione che “ha come scopo quello di mettere in sicurezza l’unico asset di valore del gruppo al fine di rendere più agevole la vendita e salvaguardarlo dall’eventuale aggressione da parte dei creditori”. L’asset era appunto la Sampdoria di proprietà della “Sport Spettacolo Holding Srl” che sarebbe confluita in un Trust. L’interlocutore di Vanessa Ferrero non usa mezzi termini sulla bontà del progetto societario: “Scusa, – dice alla figlia del ‘Viperetta’ – ma in sicurezza rispetto ai deb…, ai creditori, è bancarotta! Non è che c’ha un altro nome, eh! Se zompa la holding andate tutti in galera veramente, eh!”.

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