Dodici minuti di applausi, ma anche diversi rumorosi buh dal loggione ad indirizzo della regia per il Macbeth alla Prima della Scala. L’allestimento ultramoderno di Davide Livermore, con la scenografia di Giò Forma e le animazioni video di D-Wok, ha spiazzato i severissimi spettatori dei palchetti più in alto al Piermarini, come spesso succede quando un’opera viene trasferita in un contesto a cui non si è abituati. I rumoreggiamenti erano cominciati già dal primo atto quando si era sentito perfino un grido alla fine di un duetto tra i “coniugi Macbeth”: “Avete rovinato il Macbeth!”. Al termine dell’opera, all’uscita sulla ribalta, qualche fischio è toccato anche alla superstar Anna Netrebko, la soprano russa ormai veterana del teatro milanese. Livermore, alla quarta Prima di fila – inclusa quella reinventata lo scorso anno a beneficio esclusivo della tv per via del semi-lockdown dovuto alla pandemia -, ha dato l’impressione di accorgersi dei buh, ma ha risposto con ripetuti inchini e un ampio sorriso, ringraziando per gli applausi. Il suo allestimento è stato accostato a uno scenario simile a quello di Inception, il film di Christopher Nolan, qualcosa tra Matrix e un videogioco. “Sullo schermo – aveva spiegato il regista a Repubblica – un piano sequenza straordinario ci consentirà di visitare e attraversare un mondo. Ci troveremo in luoghi non canonici per il teatro, viaggiando in auto, attraversando lande desolate, esplorando una città che ha dimensioni nuove e inaspettate; e la scalata al potere, al centro del testo, sarà un’esperienza ‘fisica’, fino all’implosione. Una vertigine a cui gli appassionati di videogame sono abituati”. I melomani un po’ meno, Livermore sapeva che la sfida era questa, “uscire dalla dimensione del ‘reportage televisivo’, della ripresa piatta, frontale, paga in termini di audience”. Il giudizio d’appello, dunque, sarà domattina con i dati di Rai1.

Una difesa non certo d’ufficio della messa in scena voluta da Livermore – uno dei più apprezzati registi in Europa – arriva dal baritono Luca Salsi, che è il protagonista del capolavoro verdiano. “Noi abbiamo dato il massimo per fare uno spettacolo nuovo e moderno che porta al futuro dell’opera. Se poi vogliamo guardare solo delle scene dipinte stiamo a casa ad ascoltare dei dischi che è meglio”. Aggiunge: “Stare sul palco e cantare stando fermi come si faceva 30-40 anni fa non funziona più, oggi ci sono tanti stimoli, serie tv, internet, tv e cinema: c’è bisogno che il pubblico si emozioni con noi e per farlo dobbiamo essere interpreti”. Parmigiano di San Secondo Parmense, Salsi dice che con Verdi – che come noto era di Roncole di Busseto – sente di avere “molto in comune e per qualsiasi cantante cantare Verdi alla Scala è un banco di prova terribile. Il pubblico è molto esigente e bisogna cercare di dare il meglio di sé stessi, io cerco sempre di dare il massimo e se non è così spero di farlo la prossima volta”.

Va detto che tutto il resto del teatro infatti ha dimostrato di apprezzare – anche rumorosamente – tutta la Prima, regia compresa. Oltre alla direzione del maestro Riccardo Chailly, hanno riscosso successo sottolineato dai ripetuti battimani durante e dopo l’opera il coro diretto dal maestro Alberto Malazzi (che ha preso il posto di Bruno Casoni andato in pensione) e le prove dei cantanti. Sono stati richiamati fuori dal sipario i due protagonisti, Salsi (Macbeth) e Netrebko (Lady Macbeth), che in questa opera ha trovato spazio anche per il talento da ballerina su una parte solo musicale, ma ovazioni sono state riservate anche al tenore Francesco Meli – quasi un idolo di casa – che aveva il ruolo di Macduff, il giustiziere di Macbeth, e il russo Ildar Abdrazakov, il basso che ha la parte di Banco, uno di quelli che Macbeth fa fuori pur di diventare re di Scozia. Netrebko, Meli e Abdrazakov erano tutti alla quinta Prima, Salsi alla quarta: gli specialisti della Prima, insomma.

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